Congresso Pd, Perticarari:
«Basta con i finti nomi nuovi,
condivido la linea Esposito»

MACERATA - Il consigliere comunale dem, in vista delle primarie, chiede di discutere di programmi e idee di rilancio senza assistere a posizionamenti per mantenere ruoli di potere
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Andrea Perticarari

 

di Luca Patrassi

Al Pd di questi ultimi tempi non importa se sei al governo o all’opposizione, non importa se sei maggioranza o hai un peso elettorale più vicino al tasso di glicemia. L’importante è che, anche quando hai un commissario che della tua regione conosceva poco o nulla prima della nomina visto che arriva dalla Puglia, quando c’è il congresso dici che bisogna cambiare. Bisogna cambiarsi di posto o cambiare programmi, idee? Se lo chiede il consigliere comunale dem Andrea Perticarari che propone questa analisi, alla luce evidentemente delle prime due candidature emerse per la segreteria regionale: quella di Chantal Bomprezzi e quella di Michela Bellomaria, sostenute da due gruppi che si sono auto proposti come “giovani”.

«Leggo sui media – dice appunto Perticarari – con relativo interesse delle vicende legate al prossimo congresso del Partito Democratico. Relativo interesse perché sembra, dal di fuori – non avendo ruoli di Partito, ma un incarico “istituzionale” – che si stiano compiendo gli ormai consueti errori che hanno portato nelle Marche il Partito ad una condizione simile a quella del gatto di Schrödinger. Errori che è inutile elencare nuovamente, tutti li sanno, ma pochi cercano di correggerli, evitarli o risolverli. Ancora una volta sembra che nessuno tenga conto della realtà marchigiana al di fuori del Partito, anzi nessuno sembra ancora prendere atto del comune sentire dei marchigiani – parlo più specificatamente della provincia di Macerata visto che conosco poco le altre realtà – nei confronti di alcuni nomi, di alcune scelte: errore comprensibile se viene fatto da un Commissario regionale originario di un’altra regione, ma tant’è ».

Intanto Perticarari sembra voler ironizzare sui portatori sani del nuovo Pd.  «Leggo inoltre – aggiunge l’esponente comunale dei Dem – la ormai classica corsa a chi è più nuovo del nuovo. Tralasciando come ritenga ridicolo definirsi nuovi quando per 10 anni o più si ha avuto ruoli nel Partito o nelle Amministrazioni, è altrettanto curioso il fatto che si assista, per l’ennesima volta, alla gara tutta interna al Pd marchigiano di chi si definisce per primo “il nuovo”.  Tale autoproclamazione permetterebbe poi – paradossalmente – di avere il diritto di dire a coloro che non aderiscono supinamente a tali “nuovi” progetti, di creare divisioni, fazioni, schieramenti all’interno del Pd, nel più classico dei “cane che si morde la coda”. Ora, magari sbaglio, ma sono quasi certo che non solo alla gente, ma anche al 99% degli iscritti tali diatribe interessino meno di sapere il meteo per i prossimi giorni di Tokyo».

Un personaggio, tra quelli avventuratisi nella scena congressuale, Perticarari lo salva: «Ho ad esempio apprezzato molto quanto espresso da Fulvio Esposito, non a caso figura quasi vergine politicamente e quella sì veramente nuova. Un intervento nel quale si chiede vengano delineate le priorità che il Pd nelle Marche deve conseguire, senza contraddizioni, sfumature e divisioni. Un intervento di buon senso, avulso dalle dinamiche partitiche. Un intervento che viene non solo da un ex candidato al Parlamento italiano (quindi fatto da un soggetto su cui fino a pochi mesi il Partito aveva posto la più totale fiducia), ma da una persona seria, preparata e competente. Competenza e serietà che spesso vengono sacrificate per rincorrere il nuovo fine a sé stesso: l’amministrazione di Macerata e Provincia ne sta diventando la prova più lampante».

Siamo all’augurio finale: « Bene, sarebbe il caso che gli “opposti schieramenti”, che come sempre si stanno creando all’indomani del Congresso, si sedessero intorno ad un tavolo in privato, non sui media, ed incominciassero a parlare di come rilanciare il mondo del lavoro in regione – primo e vero obiettivo del Partito – di come affrontare le problematiche della Marche relative alla sanità pubblica, alla mancanza di infrastrutture, all’ambiente, all’esodo di giovani ormai costante verso il Nord Italia. Parlare insomma più di idee concrete, forti e, quelle sì, nuove e sprecare meno tempo a creare sottogruppi stile riserva indiana che al di fuori vengono visti più come una corsa a ruoli ed incarichi che altro.  Se infatti le diverse correnti non hanno altrettanto diverse idee di governo del territorio, è palese come tali suddivisioni siano un mero esercizio di stile ed una semplice, quanto autolesionistica per il partito, ricerca di ruoli “di potere”.  Se nonostante le sconfitte elettorali avvenute si commetteranno i consueti errori di divedersi sulle persone e non sulle idee, il Pd regionale sarà purtroppo destinato a divenire un partito puramente autoreferenziale».

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