Pandemia, segnali positivi nelle Marche
ma sui vaccini siamo ancora troppo indietro

L'ANALISI dei dati di Claudio Maria Maffei - Da una parte si assiste ad un mostruoso aumento di nuovi casi, dovuto però al conteggio anche dei tamponi antigenici, e dall’altra si sta registrando una tendenza alla diminuzione dei ricoveri in terapia intensiva. Quanto alla vaccinazione, come copertura della popolazione con almeno una dose siamo invece due punti percentuali sotto la media italiana (80,10% contro l’82,39%)
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Figura 1: Dati sulla vaccinazione nelle Marche rispetto all’Italia aggiornati al 22 gennaio 2022 (fonte: elaborazioni del dott. Paolo Spada per la pagina Facebook di Pillole di Ottimismo)

di Claudio Maria Maffei*

Le anomalie e le particolarità dell’andamento della pandemia nelle Marche. Proviamo a dare un senso ai numeri. I dati sulla pandemia nelle Marche continuano a presentare anomalie e particolarità che vale la pena di interpretare. Sono consapevole che dietro ai dati ci sono sofferenze vere di persone, famiglie e comunità. Analizzarli non vuol dire dimenticarlo, ma provare a capire quel che succede e soprattutto quel che si può fare.

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Claudio Maria Maffei

Presentiamo innanzitutto un quadro di sintesi utilizzando come sempre le elaborazioni del dott. Paolo Spada per la pagina Facebook di Pillole di Ottimismo. I dati sono quelli delle Regioni di sabato 22 gennaio e fotografano dunque la situazione della pandemia del giorno prima. Ecco la situazione delle Marche in rapporto alle altre 20 tra Regioni e Province:

siamo al quarto posto come nuovi casi (e quindi come soggetti trovati positivi con o senza sintomi) nell’ultima settimana con 2.614 ogni 100.000 abitanti con un incremento del 108% rispetto alla settimana prima, quando nella maggioranza delle Regioni c’è stata una diminuzione di questo parametro;
siamo al sesto posto come occupazione delle terapie intensive (20,7%) con una diminuzione del 18% rispetto alla settimana precedente, una diminuzione tra le più alte.

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L’assessore regionale alla Sanità, Filippo Saltamartini

Quindi da una parte si assiste nelle Marche ad un mostruoso aumento di nuovi casi e dall’altra si sta registrando una tendenza alla diminuzione dei ricoveri in terapia intensiva. Quale dei due dati considerare più importante? Sicuramente il secondo perché l’aumento vertiginoso dei nuovi casi è un artificio statistico legato al fatto che la Regione Marche si è allineata alle altre Regioni conteggiando anche i tamponi antigenici positivi. E’ quindi ragionevole affermare che nelle Marche ci sono alcuni segnali positivi nell’andamento della pandemia. Dove non ci sono segnali positivi è nell’andamento della vaccinazione in cui non riusciamo a incidere sullo zoccolo duro di chi rifiuta la vaccinazione (vedi Figura 1). Come copertura della popolazione con almeno una dose siamo due punti percentuali sotto la media italiana (80,10% contro l’82,39%). L’Assessore Saltamartini ricorda d’altro canto spesso il primato marchigiano nell’uso dei monoclonali dove all’ultima rilevazione della Agenzia Italiana del Farmaco relativa alla settimana dal 13 al 19 gennaio risultiamo la seconda Regione come prescrizioni per trattamenti domiciliari in rapporto alla popolazione. Proviamo a confrontare questi due primati di cui uno negativo (le vaccinazioni) e uno positivo (il ricorso ai monoclonali).

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Figura 2: Eccesso di mortalità nelle Marche dal gennaio 2020 al novembre 2021 per Covid e per le altre cause rispetto alla media dei decessi nello stesso periodo dell’anno dei 5 anni precedenti. Si noti come aumentino i decessi per le altre cause dopo i picchi di decessi direttamente legati al Covid (fonte: elaborazioni del dott. Paolo Spada per la pagina Facebook di Pillole di Ottimismo)

La insufficiente copertura vaccinale della popolazione rispetto alla media nazionale vuol dire che da noi nelle Marche da mesi girano decine di migliaia di persone (ieri erano 32.880) che potevano essere vaccinate se avessimo avuto la capacità media delle altre Regioni di convincerle a farlo. Diverse centinaia di queste persone ogni settimana si infettano (in questo periodo succede ogni settimana almeno nel 2-3% della popolazione), possono contagiare gli altri e purtroppo si ammalano a volte in forma grave molto più spesso dei vaccinati. Ricordiamoci gli ultimi dati dell’Istituto Superiore di Sanità che ci dicono che i ricoveri in terapia intensiva per i non vaccinati risultano circa trentanove volte più frequenti rispetto ai vaccinati con dose aggiuntiva/booster. Purtroppo i non vaccinati che si ammalano oltre a correre un rischio personale molto più alto contribuiscono fortemente a incrementare la occupazione delle terapie intensive, il che vuol dire ridurre le altre attività ospedaliere e in particolare l’attività chirurgica costringendo ad attese più lunghe anche a volte i pazienti oncologici. I monoclonali invece non solo non prevengono la infezione, e quindi non diminuiscono la circolazione del virus come invece fa il vaccino, ma interessano un numero limitatissimo di persone. Nella settimana in cui siamo stati al secondo posto in Italia sono state fatte nelle Marche 217 richieste per pazienti non ospedalizzati su 32.511 nuovi casi, pari allo 0,67%. In totale nelle Marche sono state fatte dal 2 aprile 2021 al 19 gennaio 2022 solo 1.732 prescrizioni. Quindi l’uso esteso dei monoclonali è una buona misura, ma incomparabilmente inferiore come impatto sulla pandemia rispetto alla vaccinazione. Dall’8 gennaio è entrato in vigore l’obbligo vaccinale per chi ha più di 50 anni e questa misura assieme a tutte le altre e alla prevista e sperata diminuzione della curva epidemica ci fa sperare in un futuro presto migliore pur in presenza di una situazione ancora grave degli ospedali e dei servizi territoriali. I primi impegnati dai ricoveri e i secondi dalla gestione della miriade di nuovi casi, con l’effetto di ridurre l’attenzione nei confronti di tutte le altre malattie. Il grafico della Figura 2 fa vedere come purtroppo con la pandemia sia aumentata nelle Marche come nel resto d’Italia anche la mortalità per tutte le altre cause, effetto della concentrazione delle risorse sul Covid. Ecco perché chi non si vaccina danneggia non solo se stesso, il che dovrebbe bastare peraltro a scegliere di vaccinarsi, ma anche chi soffre di altre patologie. Questo, purtroppo, è un dato di fatto.

*Medico e dirigente sanitario in pensione

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