Civitanova, città con più contagi
e con il più alto incremento in regione
COVID - I casi sono saliti a 166, una settimana fa erano 72. In ospedale si è registrata la positività di un medico, che era vaccinato (con due dosi), non ha sintomi

L’ospedale di Civitanova
di Laura Boccanera
Civitanova è la città col maggior numero di contagi da Covid delle Marche. In una settimana un balzo di quasi 100 positivi in più. Arrivano oggi a 166 le persone infettate dal Covid-19. Una settimana fa erano 72. Ad oggi Civitanova supera addirittura Ancona che in una settimana ha avuto un incremento di soli 4 pazienti Covid passando da 154 a 158. In pratica lo 0,39% della popolazione a fronte dello 0,16 di quella anconetana. Una tendenza emersa già una settimana fa quando per rialzo Civitanova era al primo posto, ma per numeri assoluti era seconda ad Ancona. In soli 7 giorni invece il primato è sia in termini di incremento che in numeri assoluti per contagi. A preoccupare è proprio l’incremento: più che raddoppiato in una settimana per i contagi e triplicate le persone in quarantena che arrivano a 339 a fronte di 127 della scorsa settimana. Al rialzo in città ha contribuito anche il matrimonio di Altidona dove si è sviluppato un focolaio a causa di una persona che pur entrata con tampone negativo, tra il tampone e il matrimonio era stata a contatto con un positivo. Al numero dei contagi avrebbe contribuito anche quelli che si sarebbero sviluppati a seguito di cene infrasettimanali alle quali partecipano centinaia di persone in uno chalet del lungomare sud. Alcune persone non vaccinate sono risultate positive dopo aver partecipato a queste serate.
Tra i contagi anche un medico dell’ospedale di Civitanova che pur avendo ricevuto entrambe le dosi del vaccino è stato contagiato. Il medico non aveva alcun sintomo al momento del tampone (i test vengono fatti ciclicamente sul personale). Si trova ora in isolamento a casa da qualche giorno ed è asintomatico. Il vaccino, pur garantendo un’alta efficacia a prevenire l’infezione, non dà una protezione del 100%. Comunque evita il rischio di forme gravi di Covid. La notizia della positività del medico è arrivata nella stessa giornata in cui all’ospedale regionale di Torrette sono scattate le ferie obbligatorie per i primi 6 dipendenti Asur no vax. Al momento non è possibile conoscere nella regione Marche (a differenza dei dati nazionali e in altre regioni) la casistica dei casi con i distinguo fra persone vaccinate e non vaccinate, per contagi semplici e ricoveri. Pur avendo fatto richiesta per conoscere i dati con le specifiche nessuna risposta ci è stata al momento fornita in merito.
Civitanova maglia nera delle Marche: in una settimana 54 positivi in più







































«Va infine ricordato che tanto la disciplina sull’obbligo vaccinale degli esercenti le professioni sanitarie quanto quella sul Green Pass si pongono idealmente in contrasto con i contenuti della raccomandazione dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa dell’aprile scorso, che esclude l’obbligatorietà della vaccinazione: è vero che la raccomandazione non dispiega efficacia giuridica vincolante, ma sarebbe interessante conoscere l’eventuale pronuncia della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla compatibilità tra la disciplina nazionale in parola e le norme della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, su cui si fonda la raccomandazione parlamentare.»
(fonte https://www.francocardini.it/minima-cardiniana-339-3/#more-3030)
Che c’azzecca l’illustre medioevalista prof. Cardini con le disquisizioni sulle legislazioni nazionali ed europee del secolo corrente?
Abbasso i professori di azzeccologia, anche se non illustri.
«In una lunga intervista al Corriere della Sera la dott.ssa Viola esprime la sua opinione su un sacco di cose.
La dottoressa ci fa sapere che L’obbligo di Green Pass per frequentare le università sarebbe una “questione di civiltà”.
Ci spiega le sue idee sulla strategia di pressione condotta sugli scettici attraverso il Green Pass.
Pone problemi giuridici intorno all’obbligo del Green Pass a scuola e per i lavoratori.
Discetta della curva epidemiologica futura.
Lancia moniti agli italiani.
E incidentalmente, nell’unico passaggio in cui le riportano un’obiezione (fondata) di Cacciari risponde stizzita:
«Cacciari deve parlare di filosofia, non può entrare nel merito della sicurezza e della qualità dei vaccini».
Ora, siccome le argomentazioni ex auctoritate vanno per la maggiore in questo periodo (la rivincita del principio di autorità nelle fila del suo vecchio nemico: la scienza), credo che una breve considerazione sia opportuna.
Con toccante ingenuità la dottoressa si esibisce in una severa critica delle pagliuzze negli occhi altrui, senza vedere la trave nel proprio occhio.
Lei, come tutti gli immunostar che si esibiscono da un anno a reti unificate, non vede – non ne è proprio consapevole – che il 95% di ciò che dice pubblicamente esula del tutto dalle sue competenze professionali.
La dottoressa si esprime su questioni epidemiologiche senza essere un’epidemiologa, su questioni giuridiche senza essere una giurista, su questioni etiche senza essere una filosofa morale, su questioni politiche senza essere una politica (o una studiosa della politica), ecc. ecc.
Lo fa nel mondo più naturale, proprio come lo fa ciascuno di noi, e come ciascuno di noi è chiamato a farlo in una democrazia: hai un cervello, usalo al meglio delle tue capacità critiche, altrimenti sei un pupazzo.
In ciò non ci sarebbe niente di male, tutt’altro, se non fosse che poi la signora dimentica ciò che sta facendo e bacchetta Cacciari, dicendogli di “occuparsi di filosofia”, mentre lei che si è specializzata sul funzionamento dei sistemi immunitari può sentenziare intorno a cosa sia una “questione di civiltà” e cosa no.
Ora, questo ritornello sui “competenti” è non solo fastidioso, ma obiettivamente pericoloso nella sua stupidità – e nell’uso strumentale che se ne può fare (che se ne sta facendo). Dunque è opportuno mettere qualche puntino sulle i.
Nessuno, e sottolineo nessuno, degli uomini di scienza – veri o presunti tali – che si sono affacciati in questi mesi a parlare di strategie vaccinali, doveri civici, politiche pubbliche, valutazioni costi-benefici, scelte morali, obblighi di legge e giudizi epistemologici avevano la benché minima competenza professionale per farlo.
Proprio zero.
Potevano farlo, naturalmente, come cittadini di una democrazia, ma come specialisti, come “competenti”, avrebbero dovuto solo tacere e tornare in silenzio al proprio lavoro.
Il fatto che nel contesto di disorientamento contemporaneo non ci si rivolga più al parroco ma allo scienziato per avere una parola di conforto e guida è solo un indice del nostro smarrimento, ma non ha nessuna giustificazione che non sia fondata nella superficialità o nel pregiudizio dei professionisti dell’informazione.
Detto questo mi sia concessa anche una parola sulle “competenze professionali” della filosofia – di cui manifestamente la nostra dottoressa è digiuna.
Posto che gli studi filosofici non sono rimasti indenni dalla generale decadenza dell’epoca, e posto che oggi per “filosofia” si intendono cose assai diverse, talvolta molto lontane dal suo senso classico, una cosa è certa: se esiste una forma di “competenza professionale” che ha – di principio – la formazione per poter operare sintesi di argomenti scientifici, giuridici, sociologici, psicologici, epistemologici, ebbene questa formazione è precisamente solo quella filosofica.
Solo la formazione filosofica (naturalmente se è di qualità) esercita a discernere e sintetizzare conoscenze provenienti da una pluralità di campi, a valutarne le influenze reciproche e i modi di interazione, a scorgere i nessi di breve e di lungo periodo.
Dunque Cacciari era esattamente al suo posto nell’esprimersi, anzi era uno dei pochi ad essere al suo posto, mentre non lo era affatto la dott.ssa Viola.
Naturalmente, vale per i filosofi ciò che vale per gli immunologi e per ogni altro. Anche per loro vale la seconda Legge Fondamentale della Stupidità Umana di Carlo Cipolla:
“La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della persona stessa.”
Corollario di questa legge è che troveremo una percentuale più o meno identica di stupidi in qualunque area di competenza: filosofi, medici, assessori, giuristi, macellai e tramvieri.
Dunque il fatto che uno abbia fatto studi filosofici non garantisce affatto che sia capace di fare le sintesi di cui abbiamo bisogno come politici e come cittadini.
Ma a maggior ragione non lo garantisce uno studio medico o economico.»
(fonte https://www.ariannaeditrice.it/articoli/l-immunologa-e-la-filosofia)