Green Pass, voce agli imprenditori:
«L’obbligatorietà divide il settore
Da chiarire gli aspetti sui controlli»

CONFARTIGIANATO ha inviato un questionario a 500 associati di Macerata, Fermo e Ascoli sulla Certificazione verde anti Covid: il 52% è contrario, favorevole il 48%. Il presidente Mengoni: «Li sta gettando in un limbo di incertezza circa la loro responsabilità sul controllo. Tale incombenza non può infatti ricadere esclusivamente sulle spalle delle aziende»
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Giorgio Menichelli

 

«Una sempre maggiore adesione della popolazione alla campagna vaccinale è l’unica arma a disposizione nella lotta contro il Covid. Convincere gli indecisi, con argomenti scientifici e inconfutabili, è la sfida che il Governo deve intraprendere. Perché il Green Pass, seppur valido strumento, è stato posto con molta confusione nella sua obbligatorietà. E questa incertezza divide gli imprenditori, rischiando di mettere in contrapposizione le loro giuste istanze». Confartigianato Imprese Macerata-Ascoli Piceno-Fermo ha nei giorni scorsi acceso una profonda discussione interna e la sua Giunta esecutiva ha formulato una serie di riflessioni. Confrontandosi anche con gli associati con un questionario. Confartigianato Interprovinciale ha infatti avviato un’ampia raccolta dati sul territorio, facendo compilare ai suoi associati un questionario anonimo circa il Green Pass e i suoi possibili obblighi. Un’occasione per dare voce agli imprenditori e per fotografare un quadro preciso e veritiero circa l’impatto della Certificazione Verde sul sistema produttivo. Il campione è fatto da quasi 500 questionari compilati e riconsegnati all’associazione nelle ultime 48 ore, e rappresenta appieno tutti i settori produttivi: dall’edilizia al commercio, dall’agricoltura alla moda/calzaturiero. Il 60% degli imprenditori proviene dal Maceratese, il 21% dal Fermano, il 19% dall’Ascolano.

Il 53% dei partecipanti al sondaggio si dice favorevole all’obbligo di Green Pass già varato dal Governo (con impiego in eventi, bar, ristoranti) e il 55% è d’accordo all’introduzione della Certificazione per i dipendenti nei luoghi di lavoro. Quest’ultimo dato va comunque contestualizzato perché le maggiori perplessità arrivano proprio da chi ha più personale in organico. In effetti, alla domanda “riusciresti a gestire le operazioni di controllo del Green Pass nella tua impresa”, il 54% è contrario a questa incombenza. In presenza di obbligo di Green Pass, gli intervistati sarebbero disposti a “frenare” i dipendenti sprovvisti di documenti impedendo loro l’accesso in struttura (45%) o sospendendo lo stipendio del dipendente non in regola (20%). Un 10% del campione non vuole comunque applicare alcun tipo di sanzione o limitazione al personale. Reputata marginale dagli intervistati la possibilità di far cambiare mansione al dipendente senza Green Pass: del resto, questa ipotesi è impraticabile per le ridotte dimensioni delle imprese interessate al questionario (per lo più MPI). Gran parte degli imprenditori è invece convinta (59%) che l’introduzione della Certificazione Verde obbligatoria complicherà il reperimento di nuova manodopera in caso di bisogno.

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Enzo Mengoni

Rendere quindi obbligatorio il Green Pass? Il campione si spacca (52% contrario, 48% favorevole). «Questo nostro questionario evidenzia che il Green Pass è un provvedimento che sta dividendo di netto il settore produttivo – spiega il segretario generale Confartigianato Mc-Ap-Fm Giorgio Menichelli – e questa incertezza riteniamo sia condizionata ad una serie di rebus che attanagliano gli imprenditori. Vanno sicuramente chiariti gli ambiti della loro responsabilità. Il primo punto interrogativo riguarda proprio la privacy del singolo perché il datore di lavoro non può pretendere di sapere quali dipendenti siano vaccinati. Mettiamo caso che questo limite verrà superato legislativamente: l’obbligatorietà di Green Pass nelle aziende aprirà una serie di ripercussioni nel rapporto dipendente-imprenditore, con quest’ultimo che sarà costretto a prendere provvedimenti nei confronti di chi si rifiuta di presentare la Certificazione Verde. Come? Cambiandolo di mansione? Sospendendo lo stipendio? Addirittura licenziandolo? Tutte ipotesi che porteranno all’apertura di contenziosi. Il tessuto economico italiano è sorretto dalle micro e piccole imprese. Le ditte dei nostri associati hanno una dimensione media di poche unità (4 o 5 al massimo), sono spesso a conduzione familiare e il titolare lavora al fianco dei propri dipendenti. Il rapporto di lavoro è molto diverso rispetto ad una grande industria. L’avvio di ipotetici contenziosi aggraverebbe sicuramente il clima interno e le dinamiche spiacevoli influenzerebbero in negativo la produttività. In questo momento dobbiamo assolutamente parlare di ripresa, altro che di ulteriori rallentamenti. E sotto tale aspetto si nasconde un timore comprensibile: gli imprenditori non vogliono trovarsi nella condizione di non riuscire a reperire nel mercato, in tempi certi, manodopera specializzata e provvista di Green Pass. Lo spauracchio è dover bloccare quella produzione che è ripartita con tanta fatica».

Cosa fare?  «La nostra posizione – prosegue il presidente interprovinciale Enzo Mengoni – è già molto chiara in merito alla vaccinazione, che riteniamo essere il solo metodo utile a scongiurare nuove restrizioni e l’ennesima chiusura delle attività economiche. Proteggerci, e proteggere gli altri, è una responsabilità collettiva, in primis per salvaguardare il bene primario, cioè la salute. Quindi, oltre all’aspetto sociale, siamo convinti che una campagna vaccinale capillare possa davvero evitare ulteriori tracolli economici. Ora l’introduzione del Green Pass obbligatorio sta gettando gli imprenditori in un limbo di incertezza circa la loro responsabilità sul controllo della Certificazione. Tale incombenza non può infatti ricadere esclusivamente sulle spalle delle aziende. Nei periodi più bui di questa pandemia e nei maggiori picchi di contagi le nostre imprese hanno lavorato in sicurezza, seguendo tutti i protocolli previsti dalle normative. I risultati si sono visti, le aziende sono state efficienti e non hanno alimentato la diffusione. Quindi non possiamo ora mettere gli imprenditori nella condizione di fare gli sceriffi, obbligandoli ai controlli dei Green Pass. Impegniamoci tutti a fare la nostra parte per far crescere la campagna vaccinale». Anche perché Confartigianato sottolinea un ulteriore paradosso, che discriminerebbe ancora una volta il settore privato. La domanda è: come si comporterà il Governo con la pubblica amministrazione? «A rigor di logica – le conclusioni di Confartigianato – il Green Pass dovrebbe essere vincolato ovviamente anche ai dipendenti delle Pa, molti dei quali svolgono attività al pubblico come, ad esempio, tutti gli operatori dei front office o tutti gli sportelli degli Enti per l’erogazione di servizi fondamentali».



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