«Uno dei pochissimi miti
che l’era moderna abbia interpretato»
Batisti racconta il Don Giovanni libertino
MACERATA - Agli Aperitivi culturali oggi il musicologo ha spiegato lo spirito dell'opera mozartiana. Un protagonista che rifiuta il perdono e attende l’inferno

Da sinistra Cinzia Maroni e Alberto Batisti
di Giulia Mencarelli
Alla vigilia della prima de “Il Trovatore” (domani allo Sferisterio, stasera in arena la seconda del don Giovanni), torna la seconda settimana di aperitivi culturali curati dall’associazione Sferisterio Cultura. La padrona di casa, Cinzia Maroni, porta sul palco dell’ex asilo Ricci, un volto caro alla manifestazione, quello di Alberto Batisti che, con fare puntuale, espone una dettagliata analisi del libertinaggio. Questo l’oggetto dell’incontro, dal titolo “Le colpe del libertino”. Un appuntamento che parte con le letture di Gabriela Lampa, arrivando alla presidente di Sferisterio Cultura, Marilena Sparapani che, con affetto, dà il benvenuto «ad un grande amico che ci onora della sua presenza ormai da anni, Alberto Batisti». L’ospite arriva dritto al punto, spiegando come Don Giovanni sia in assoluto uno dei pochissimi miti che l’era moderna abbia mai interpretato. «Ritrovarci qui, a parlare di Don Giovanni, dimostra come questo mito sia ancora, straordinariamente, fecondo di interpretazioni» ha spiegato Batisti.
Definito come ‘opera buffa’, con Gerardi nel primo incontro degli aperitivi, assume invece, con Batisti, la veste di emissario di Dio che, senza troppi complimenti, se lo porta dritto dritto all’inferno. In che modo? Con l’abilità che solo un’ospite a tutto tondo come Batisti sarebbe stato in grado di fare, trascinando la platea nell’ascolto delle diverse aree mozartiane. E sempre con i presenti ha cercato di leggere i segnali racchiusi nell’opera, quali il finale del I e del II atto. Il primo riporta il ‘libertinaggio’, desiderio del mito mozartiano di sottrarre Zerlina (prossima al matrimonio), dal suo sposo Masetto. Quindi, una filosofia intesa come provocazione permanente rispetto alla società che porta, sempre, all’eccesso. «Cavaliere molto licenzioso – così Batisti offre un’idea del personaggio mozartiano- . Annuncerà libertà a tutti, mostrandosi come una mina vagante in una società destinata al collasso». Interessante, nel caso di specie, il suo immediato collegamento all’imperatore Giuseppe II che, lungi da una qualsiasi mossa magnanima, rese le danze dell’Opera accessibili a tutti. Si avvicina alla colpa definitiva, con il II atto che vedrà un unico elemento calzante: il perdono. Descritto come uno dei gesti più rari che possano essere concessi all’essere umano, viene, con semplicità e naturalezza, rifiutato dal Don Giovanni. Il commendatore si presenterà, infatti, non per annientarlo ma per concedergli il perdono che senza indugio si vedrà rifiutato. Alti e bassi di tragicità ed amarezza si son mostrati fedeli interpreti di Batisti che ha saputo coinvolgere l’intera platea, con anche la presenza dell’assessore ai Lavori Pubblici e candidato sindaco del centro sinistra, Narciso Ricotta. Inevitabile, quindi, un trionfo di applausi per l’ospite. I ringraziamenti poi, per lo sponsor della giornata, Il Forno di Matteo che ha svelato anche una piccola novità: la nascita di un’impresa agricola, La Credenza di Clara, con farina autoprodotta. Il tutto bagnato dalla Ribolla dei Colli Maceratesi, con la gentile concessione di Enzo Gironella.
Le prenotazioni per i prossimi appuntamenti si possono effettuare a questo link.

Il programma degli Aperitivi culturali 2020















Credo che la Ribolla non sia un vino dei Colli Maceratesi, forse ci confondiamo col Ribona? Attenzione che poi Enzo si arrabbia!!!