Flash mob al Pannaggi:
«Aiutateci a salvare il Convitto»
(Foto/Video)

MACERATA - Un centinaio tra genitori e ragazzi si sono trovati nel parcheggio vicino all'istituto per chiedere più spazi. «A causa del Covid, con le nuove norme di distanziamento, quelli precedenti non bastano più». Lettera del procuratore: «L'uso del piano terra dell'istituto è improcrastinabile, perché in tribunale si devono eseguire lavori di straordinaria manutenzione»
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La protesta in tribunale

 

«Aiutateci a salvare il Convitto», «Non ostacolate il nostro futuro», «Uniti per il Convitto», «Date le aule ai ragazzi». Sono alcuni degli striscioni e dei cartelli del colorato e “giovanissimo” flash mob di genitori e alunni dell’istituto che, causa danni del sisma, ha traslocato al Pannaggi di Macerata. Intonando il coro “Salviamo il Convitto”, oggi hanno manifestato nel parcheggio del tribunale, vicino al Pannaggi, per chiedere le aule necessarie a garantire il normale orario scolastico del Convitto, che tiene i ragazzi dalla mattina alla sera. «Il problema sono le norme di distanziamento per il Coronavirus. Se prima le 4 aule su cui si erano trovati un accordo erano sufficienti, ora non lo sono più – dice l’avvocato Giancarlo Giulianelli, che ha uno dei figli che frequenta il Convitto -. Con le nuove norme gli spazi prima sufficienti ora sono inadeguati. È certo che i ragazzi andranno a scuola ma non verrà garantito l’orario pomeridiano.

Convitto_FlashMob_FF-9-650x434Questo è un venir meno della caratteristica pecuniaria del Convitto e quindi tutti i genitori che avevano scelto il Convitto e che lì vogliono restare chiedono che vengano garantiti gli standard elevati della scuola. Ma sta venendo meno, se si toglie l’assistenza scolastica pomeridiana vai a saturare il Convitto. Chiediamo di avere a disposizione tutta la parte data al tribunale, chiedendo uno sforzo al tribunale, del presidente della Provincia, e destinare il tribunale in altri luoghi della città».

Un centinaio circa tra genitori e ragazzi si sono ritrovati oggi per protestare. Tra loro anche il consigliere comunale della Lega Andrea Marchiori, dato ormai per sconfitto nel testa a testa per la candidatura a sindaco di Macerata con l’imprenditore Sandro Parcaroli, e il consigliere di Fratelli d’Italia Paolo Renna. Tra i volti conosciuti anche quello di Francesca D’Alessandro e del giornalista Carlo Cambi. Una protesta che nasce dal fatto che i locali del Pannaggi, scuola di proprietà della Provincia, sono destinati in parte al tribunale dove nei prossimi mesi inizieranno i lavori per la messa in sicurezza per eliminare l’amianto dalla struttura. Il procuratore Giovanni Giorgio ha risposto ai genitori che hanno scritto una lettera con una missiva, spiegando il motivo sul perché quegli spazi siano necessari al mondo della giustizia.

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Da sinistra: Paolo Renna, Andrea Marchiori, Carlo Cambi. In foto anche Francesca D’Alessandro

«Massima comprensione per le pressanti esigenze didattiche prospettate anche a seguito dell’emergenza causata dalla pandemia da covid-19 – ha scritto il procuratore Giorgio nella lettera -. Mi rincresce, però, dover evidenziare che l’utilizzazione di parte del piano terra dell’istituto “Pannaggi” è improcrastinabile, dovendosi eseguire lavori di straordinaria manutenzione, finalizzati alla neutralizzazione dei pericoli connessi all’accertata presenza di fibre di amianto nella pavimentazione dei locali del Tribunale, a tutela della salute di quanti lo frequentano e come rilevato espressamente dalle competenti Autorità sanitarie. In assenza di tali lavori – per cui non a caso è stato deliberato un significativo finanziamento ministeriale – si potrebbe prospettare la chiusura dell’Ufficio e, peraltro, in caso di inerzia, mie possibili responsabilità personali, quale Autorità giudiziaria locale responsabile della sicurezza dello stabile, utilizzato come Tribunale, a tutela di quanti vi lavorano e lo frequentano quotidianamente. In ultimo, mi permetto di evidenziare che ex lege la sede dell’istituto Pannaggi ha già ora una destinazione non solo scolastica, ma anche giudiziaria, laddove sono stati installati gli uffici in cui lavora il personale degli addetti all’Ufficio Unep. E’ ovvio che si chiede l’utilizzazione degli spazi, ritenuti assolutamente necessari ai fini dello svolgimento dei programmati lavori di risanamento, che avranno una durata non inferiore ad un anno e mezzo dal momento del loro effettivo inizio». 

(Gian. Gin.)

(Foto di Fabio Falcioni)

 

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