Convitto, futuro incerto:
«Non sappiamo se bastano 7 milioni»
San Giovanni avanti all’unanimità

MACERATA, CONSIGLIO COMUNALE - Il punto sul recupero dell'edificio che ospita l'omonimo istituto, in occasione di due interrogazioni presentate da Carla Messi (M5s) e Paolo Renna (FdI). Le leggi sull'antisismica complicano i progetti futuri. Mentre la delibera sulla collegiata, in attesa dei lavori, chiarisce alcune questioni tecniche tra Comune e Curia. Domani la discussione sul Pums
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Il Convitto di Macerata

 

di Federica Nardi

I fondi non bastarono dopo il terremoto del ’97 e, a sentire l’amministrazione, potrebbe ricapitare anche ora nel post sisma del 2016. Il Convitto nazionale di Macerata è finanziato nella terza tranche per le scuole ma oggi, durante le interrogazioni sul tema nel Consiglio comunale online, è risultato chiaro che il suo recupero sarà una patata bollente per la prossima amministrazione perché i finanziamenti previsti di 7 milioni di euro potrebbero non essere sufficienti. A ripercorrere la vicenda tecnica, su stimolo dell’interrogazione di Carla Messi del Movimento 5 stelle e quella gestionale poi con il quesito di Paolo Renna (FdI), è stata l’assessora Paola Casoni. Il Consiglio ha poi votato all’unanimità una delibera che regola alcune questioni per le aree di confine tra la biblioteca Mozzi Borgetti e la collegiata di San Giovanni, il cui recupero post sisma è finanziato dai fondi europei. 

Paola Casoni

Qual è il problema per il Convitto? Innanzitutto le nuove norme sull’antisismica relative agli interventi su palazzi storici (quale è il Convitto) che ospitano anche scuole. «Per questo tipo di edifici- spiega Casoni – serve raggiungere il 60% per quanto riguarda il rischio sismico. Mentre prima non era così, bastava un miglioramento sismico rispetto al punto di partenza con una valutazione da parte dei tecnici. Essendo il Convitto un bene storico non può essere sventrato e rifatto, perché è vincolato. L’amministrazione potrà aumentare le risorse per arrivare al completamento della ristrutturazione. Che ha come unica destinazione possibile quella scolastica. L’unico ostacolo – sottolinea Casoni – potrebbe essere quello di non raggiungere il famoso 60% del rischio sismico. Per cui si riuscirà sicuramente a creare una scuola ma con risorse molto più ingenti di quei 7 milioni messi a disposizione per la ricostruzione. A oggi non sappiamo se sono sufficienti». E il motivo è che «è una progettazione molto importante. O destiniamo tutto l’ufficio tecnico al Convitto tralasciando tutto il resto o affidiamo lavori all’esterno. Vuol dire che il bando deve essere almeno di 700mila euro. E si tratta di un bando europeo con un meccanismo controllato dall’Anac. Non si può quindi improvvisare. Questo spiega i tempi lunghi».

L’interrogazione in video conferenza

 

Spiegazioni anche sugli interventi fatti dopo il sisma del ’97, che aveva danneggiato l’edificio. «Quell’intervento non fu finanziato solo da fondi sisma, che erano poco più di 3 milioni di euro. Il Comune con un mutuo aggiunge oltre 1 milione di euro, per un totale di 5,9 milioni. E sono stati interamente utilizzati ma con una storia travagliata. La ditta che aveva vinto è stata poi citata per grave inadempienza contrattuale». Si arriva quindi al 2007 «con un nuovo quadro tecnico economico pari a 2,7 milioni e con una nuova gara d’appalto. I lavori sono stati fatti da maggio 2008 a luglio 2011. L’intervento però non è stato pienamente realizzato. Nella perizia di collaudo finale si riscontrano sia opere aggiuntive non contabilizzate e il mancato raggiungimento del restauro dell’intero edificio. I lavori infatti hanno richiesto molti più fondi di quelli preventivati perché sulle fondazioni i danni erano molto più gravi del previsto. Per cui su due ale dell’edificio (quelle che si sono poi danneggiate nel 2016), non si è potuto intervenire. E sono rimaste infatti chiuse». Dopo che Messi ha ricordato che «anche parti su cui erano stati fatti lavori si sono danneggiate nel 2016», Casoni ha risposto alle domande di Renna sul lato gestionale. «Non c’è una convenzione in atto per la gestione del Convitto. La recente sentenza del Consiglio di Stato del 2017 ha esplicitato che la competenza è della Provincia. L’edificio quindi è del Comune, mentre l’”istituzione” Convitto è in capo alla Provincia. Negli ultimi 10 anni – prosegue Casoni – le utenze sono state pagate dallo stesso Convitto. Dopo il sisma il Comune ha cercato soluzioni insieme alla Provincia e la scuola è stata ospitata nei locali del Pannaggi, di proprietà comunale ma in uso alla Povincia e quindi di competenza provinciale. Noi non potevamo pagare le utenze, sarebbe stato danno erariale».

Paolo Renna

Casoni cita anche il problema della classe tagliata dal ministero a inizio marzo perché in sovrannumero rispetto agli spazi: «I dirigenti devono prendere un numero di alunni che possono essere ospitati nell’edificio. È un problema che si è creato per due anni di fila e dove si è potuto si è intervenuti». E conclude rassicurando sul destino dell’edificio: «Si può fare una convenzione che dica che dopo la ristrutturazione nel Convitto ci va una scuola». Renna, che è anche consigliere provinciale, ha invitato il Comune « al dialogo con la Provincia. Sappiamo benissimo che spesso i presidi per avere più alunni fanno questi errori. Però è anche vero che un bambino deve avere il diritto di studiare nella scuola che reputa migliore. La provincia le aule in più le darà e sta già facendo dei lavori. Per quanto riguarda la gestione, parlatevi tra enti». Il Consiglio domani invece sarà dedicato praticamente solo al Piano urbano di mobilità sostenibile (Pums), oggetto di acceso dibattito già in questi giorni (e negli scorsi mesi). Arriva in assise con ben 28 emendamenti. 

In azzurro gli spazi dati in usufrutto alla Curia, in arancione quelli in servitù di passaggio

 

La delibera sulla collegiata di San Giovanni ha invece messo tutto il Consiglio comunale d’accordo, tanto che il voto è stato unanime (29 presenti, altrettanti favorevoli). Il sindaco Romano Carancini, sfruttando la tecnologia della piattaforma che ospita il consiglio online, ha mostrato la piantina delle aree interessate e il cui uso sarà concesso alla Curia per 50 anni (il che non esclude comunque che anche il Comune possa farne uso). Un passaggio importante in attesa dei contratti per i lavori a San Giovanni e che tra l’altro comprende il fatto, nello scambio tra Comune e Curia, che il campo sportivo di via Pace diventi di disponibilità comunale.

Il sindaco Romano Carancini mostra la piantina. In verde gli spazi condivisi tra gli edifici

 

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