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Un Convitto d’interessi

L'INTERVENTO - Se l’attività dell’istituto dovesse mai cessare il Comune di Macerata avrebbe 10mila metri quadrati di immobili di pregio da mettere sul mercato come già ha fatto con le ex Mestica. L’annuncio dello spostamento fatto trapelare sotto iscrizioni per far dimagrire il “Leopardi”. I soldi del terremoto fermi da tre anni con Errani che indicò l'istituto tra gli interventi prioritari. Le inadempienze dell’amministrazione su lavori del ’97. Assordante silenzio di Narciso Ricotta: l’unico dei candidati sindaco che non ha parlato
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Carlo Cambi

di Carlo Cambi

Lunedì presidieranno il Consiglio Comunale in centinaia: sono i genitori degli alunni del Convitto “Leopardi”. E’ per ora una moral suasion che però potrebbe tradursi da qui a breve in atti formali e in non consuete manifestazioni di creativo dissenso.

Vogliono far comprendere a chi amministra la città che in ballo ci sono i destini di oltre mille famiglie: circa 900 gli alunni iscritti, oltre cento i lavoratori del Convitto. Temono, non senza fondamento, che i loro ragazzi siano costretti a traslocare ai Salesiani, struttura parzialmente inagibile, abbandonata finalmente dai bambini e dai ragazzi della Mestica approdati nel nuovo “capannone” delle ex Casermette.

Il Convitto (Foto Falcioni)

Perché lo fanno se il sindaco Romano Carancini ha testimoniato in ogni istanza che di quel trasferimento non si è mai parlato e non è all’ordine del giorno? Perché non si fidano e ne hanno ampia ragione. Sul destino del Convitto le promesse sono come le bugie: hanno le gambe corte. Il primo cittadino sul “caso” continua a dolersi delle fake news (notizie false). Ho cercato di capire se è davvero così: chi le ha prodotte e perché. La notizia della deportazione dei ragazzi del Leopardi viene dagli uffici comunali ed è stata fatta circolare nel momento in cui si fanno le pre-iscrizioni ai diversi istituti.

Romano Carancini

Si dà il caso che mentre le scuole della Mestica hanno perso iscritti, anche a causa dei continui rinvii di apertura della nuova sede e delle anche allora mirabolanti promesse del sindaco, il Convitto si è molto sviluppato; è stato autorizzato a salire a cinque sezioni: 15 classi delle medie, 10 per le elementari. Capita che appena circolate le notizie sulla deportazione alcuni genitori, intenzionati a iscrivere i propri figli in prima elementare e in prima media, abbiano ritirato l’opzione dal Leopardi. Dunque l’obbiettivo che qualcuno si è prefisso è stato se non raggiunto, abilmente mirato.

Il Convitto è cresciuto nelle iscrizioni per tre fondamentali ragioni: è una scuola ottimamente diretta che ha un’offerta formativa di primissimo livello, consente ai genitori che lavorano di usufruire di un orario lungo per i propri figli, dà dal cinese all’educazione musicale, dai corsi in inglese ai laboratori di scienze applicate attraverso i più moderni ausili tecnologici – quelli che mancano ancora alle scuole trasferite in gran fretta alle ex Casermette – ai ragazzi un ventaglio di opzioni formative unico. Come valore aggiunto ha nella doppia funzione di accoglienza e d’istruzione una capacità e una propensione educativa del tutto peculiari: fa diventare consuetudine di vita la comunità, il rispetto, la solidarietà. In più il Leopardi è la più importante istituzione educativa laica nella storia della città, in Italia i convitti sono 46 più 12 educandati e sono considerati scuole d’eccellenza e di interesse nazionale e perciò dovrebbe essere per Macerata un orgoglio averne uno e di così lunga tradizione, il Convitto è un volano attraverso l’ospitalità per tutti gli istituti superiori maceratesi e financo per l’Università. E’ dunque – nella catena del valore culturale ed economico legato alla formazione – uno snodo fondamentale.

Ciò detto ha agli occhi del sindaco Carancini un difetto esiziale; è una scuola totalmente autonoma che dovrebbe dipendere per le sue necessità dalla Provincia – assai latitante va detto – che il Comune considera “sua” solo per un aspetto: l’edificio storico. Sono diecimila metri quadrati che messi sul mercato frutterebbero un sacco di quattrini. Ma il Comune non può vendere l’ex convento domenicano fin quando esiste il Convitto. Cominciare a metterlo a dieta può avere una sua finalità. Ed ecco che appare evidente il “Convitto d’interessi”! Ora stiamo ai fatti e a quelle che il sindaco chiama fake news.

Il Pannaggi

Dopo il sisma del 2016 le scuole di Macerata sono state lesionate e hanno dovuto trasferirsi. Il sindaco si fa vanto di aver trovato una sistemazione per tutte, compreso il Convitto che è di competenza della Provincia. Il Sindaco lamenta che la Provincia non si è mai fatta carico del Convitto, ed ha ragione. Per contro il Comune ha concesso l’uso della cucina dell’Asilo Ricci per la mensa del Convitto e questo è un punto di merito per il sindaco. Ciò detto la sistemazione trovata è spostare Convitto e Dante Alighieri nell’ex Pannaggi, le Mestica ai Salesiani con un’operazione che in questo caso ha due finalità: tacitare i religiosi che minacciano di andarsene e trovare una casa temporanea ai ragazzi. Il Pannaggi è nella stessa situazione del Convitto: edificio di proprietà comunale scuola di competenza provinciale. Promette ai genitori della Dante e della Mestica che entro un anno avranno la scuola nuova. Passa un altro anno e le scuole non partono e intanto cresce il Convitto. Così il condominio Convitto e Dante è stretto. Ma il Sindaco tacita tutti con le promesse: alla Dante dice che le scuole nuove sono praticamente pronte, al Convitto che appena la Dante si trasferisce tutto il Pannaggi sarà a sua disposizione. E’ una promessa fatta senza consultare Antonio Pettinari presidente della Provincia che pur non essendosi troppo caricato delle sorti del Convitto ha in testa di spostare nell’ex Panaggi (istituto di sua competenza) un’atra scuola della Provincia l’Ipsia Corridoni da trenta anni in affitto.

Le nuove Dante Alighieri e Mestica alle ex Casermette

LE PROMESSE E LE NON VERITA’ DI CARANCINI – Il sindaco la promessa di concedere tutto il Pannaggi – che è di sua proprietà – al Convitto la rinnova per tre volte in altrettante occasioni pubbliche. A inizio dicembre Carancini dice che il polo delle Casermette è pronto, il 21 fa l’inaugurazione. Da quel momento il Leopardi comincia a interpellare il Comune per sapere quando si farà il trasloco della Dante e quando loro potranno occupare i nuovi spazi. Nel frattempo Antonio Pettinari fa capire che potrebbe appoggiare il Centrodestra e così il sindaco comincia a sparare sul presidente della Provincia partendo proprio dalle scuole. In questo balletto nessuna risposta al Convinto. A fronte del silenzio del Comune il 2 gennaio dal Convitto parte un mail al Comune per comunicare che la scuola occuperà gli spazi lasciati liberi dalla Dante.

Il 3 gennaio il Comune –muto fino ad allora – risponde con una Pec intimando al Convitto di non procedere all’occupazione di quelle aule perché hanno un’altra destinazione. Richiesta immediata d’incontro per un chiarimento col sindaco che viene fissato prima il 7 poi spostato al 9 gennaio quando i dirigenti del Convitto vengono lasciati in anticamera dalle 10 del mattino alle 13 e 30. E’ in quell’incontro che il sindaco spiega il suo progetto: spostare il Convitto ai Salesiani liberati dalle Mestica nel frattempo trasferite nel nuovo polo delle ex Casermette. Trasferimento temporaneo spiega Carancini perché poi si faranno i lavori di ripristino della sede storica del Convitto. Alla domanda perché il Convito debba trasferirsi e non possa occupare tutto il Pannaggi come promesso e ribadito più volte dal sindaco la risposta è: perché quegli spazi devono essere occupati dal Tribunale che deve fare i lavori di bonifica dall’amianto. Non solo: Carancini invita i dirigenti del Convitto a visionare i Salesiani. A questo invito viene opposto che le aule disponibili ai Salesiani sono 23 e il Convitto ha bisogno di almeno 25 aule più tutti gli spazi dei laboratori, delle attività comuni, del refettorio, della palestra. Viene fatto notare al sindaco che i Salesiani hanno un’agibilità parziale e che non si capisce perché i ragazzi che studiano in una scuola sicura debbano trasferirsi in un edificio solo parzialmente sicuro da cui sono stati giustamente spostati gli alunni delle Mestica. E’ quel punto che il sindaco propone la seconda soluzione: trasferite ai Salesiani solo le elementari così possiamo dare al Tribunale parte del Pannaggi.

Una domanda al sindaco: chi ha messo in giro le fake news? Carancini ha detto anche che il Comune si è fatto carico di sistemare i convittori – cioè i ragazzi che usufruiscono dell’ospitalità del Convitto per frequentare le superiori di Macerata e ce ne sono che vengono dalla Puglia, dall’Abruzzo, dall’Emilia, da tutte le zone terremotate – trovando nuovi spazi. Non è così. Il Convitto ha affittato a sue spese il palazzo ex Inail di via Piani e lì ospita i suoi convittori che pagano una retta. Sarà appena il caso di notare che anzi il Comune proprio su quegli appartamenti aveva una posizione ondivaga pressato com’era dalla Acsim – la Onlus del nigeriano Daniel Amanze – che rivendicava il diritto a occupare quei locali per aver vinto il bando dell’Inail e sistemare lì i migranti dei progetti Sprar del Comune. Alla domanda perché il sindaco volesse concedere l’ex Panaggi al Tribunale (che peraltro lì già occupa alcune stanze) la risposta è stata perché non possono perdere i finanziamenti per la bonifica.

Narciso Ricotta alla presentazione della sua candidatura alle primarie. In prima fila Romano Carancini

E quando Carancini giura che il Convitto non si muoverà dal Pannaggi fin quando lui sarà sindaco sa di affermare un’ovvietà priva di qualsiasi efficacia perché il bando per i lavori al Tribunale travalicherà la scadenza del suo mandato, ma l’impegno lui con il presidente del Tribunale lo ha già assunto. Ha dichiarato il presidente del Tribunale dottor Gianfranco Coccioli: “Il Comune non ci ha prospettato nessuna altra soluzione se non quella di occupare il Panaggi”. La riprova potrebbe ricavarsi dal fatto che tutti i candidati alle primarie del Centrosinistra si sono espressi su Cronache Maceratesi per tutelare il Convitto: Miliozzi, Pantanetti, Monteverde. Tutti tranne uno: Narciso Ricotta. Come si sa è il vero candidato sindaco in pectore, è l’uomo in continuità con Carancini. Forse non parla perché sa che l’impegno col Tribunale è stato assunto e che il Convitto si trasferirà? C’è un altro impegno che il sindaco Carancini ha assunto e che è sotteso a questa vicenda; la convenzione decennale che il Comune ha stipulato con i Salesiani il 5 ottobre del 2018. C’ è scritto che l’Istituto Salesiano “concede in comodato d’uso gratuito fino al 31 dicembre 2028 la porzione dell’immobile che ospita classi scolastiche.  Il Comune di Macerata si fa carico e sostiene tutti i costi riferiti alla sua porzione, incluse le spese tecniche e gli oneri concessori dove e se dovuti, inerenti alle opere e ai lavori necessari a rendere i locali fruibili ad uso scolastico”. Insomma il Comune paga, ma ora trasferite le Mestica non sa che farsene di quei locali. Potrebbe darli al Tribunale?

La visita di Vasco Errani a Macerata nel 2017. Con lui Stefania Monteverde e Romano Carancini

FINANZIAMENTI E TEMPI – Nella vicenda Convitto c’è anche una storia di finanziamenti. Il 22 maggio 2017 Vasco Errani allora commissario straordinario alla ricostruzione viene a Macerata sollecitato dal Sindaco proprio per parlare di scuole. Riporta il sito del Comune: “Errani ha iniziato la sua visita dal Convitto nazionale e ha immediatamente colto l’importanza strategica dell’edificio rispetto al centro storico e il suo valore storico”. Il Quatar annuncia la donazione per la ricostruzione delle scuole solo il 9 agosto del 2017. Ma Carancini aveva già deciso la sorte delle ex Casermette. Resta il dato che Errani fin dalla primavera del 2017 promette 7 milioni di euro per ristrutturare il Convitto. Finanziamento che arriva all’inizio del 2018. Son passati due anni con i soldi fermi e per il ConviTto nonostante “l’importanza strategica” dell’edificio non si è fatto nulla mentre si sono sistemati i Salesiani (che non sono di proprietà comunale) e si è lavorato a spron battuto per inaugurare le scuole alle ex Casermette. Il motivo c’è e fa sempre parte delle “facili” promesse del Sindaco che ai genitori delle Dante e delle Mestica aveva detto il 21 aprile del 2017: “Scuole finite entro la primavera del 2018”, poi l’11 novembre 2018 “Scuole inaugurate a giugno del 2019”. Le scuole sono state consegnate, incomplete ma gli uffici comunali hanno pensato solo a quelle. E soprattutto sono dimagrite le iscrizioni così per giustificare il polo dell’ex Saram oggi bisogna sgonfiare il Convitto. Che per quanto riguarda i fondi suscita un altro interrogativo. L’ex convento dei domenicani – uno degli edifici di maggior pregio monumentale di Macerata – fu offeso dal terremoto anche nel 1997. E arrivarono al Comune 5 milioni di euro. Ebbene in 16 anni – i finanziamenti furono erogati nel 2003 – il Comune non è stato capace di completare i lavori e di circa un milione e mezzo di euro di finanziamento si son perse le tracce. Il piano terra del Convitto è però sistemato, ma ora dal 2016 l’edificio è totalmente abbandonato.

Il tribunale di Macerata

“IMMOBILIARE” CARANCINI E LA CITTADELLA DELLA GIUSTIZIA – Per dirla con Vasco Rossi bisogna però trovare un senso in una faccenda che un senso non ce l’ha. Si tratta infatti di spostare una scuola che ha bisogno di spazi peraltro disponibili in un edificio sicuro in aule ancor più strette in un edificio insicuro (sull’agibilità dei Salesiani mancano le risposte) da cui è stata fatta traslocare in fretta un’altra scuola. E tutto questo per evitare di perdere i finanziamenti futuri per il Tribunale a fronte di 7 milioni di euro già erogati per ripristinare la sede storica della scuola che si vuole trasferire. Allora il senso va trovato. E forse c’è. E’ la passione del Comune per le gestioni immobiliari. Si vuole forse ripetere con il Convitto l’esperimento portato a termine con le Mestica. Ne faccio solo un accenno. Il 28 gennaio 2014 l’allora assessore ai lavori pubblici Luciano Pantanetti, oggi presidente del Consiglio Comunale e candidato alle primarie del Centrosinistra, rispondeva così a un’ interrogazione di Formentini sulla destinazione delle Casermette: “L’Amministrazione ha fatto presente alla proprietà, quindi alla Fintecna, la volontà di poter prevedere in quella zona una serie di strutture pubbliche, prima fra tutte il Tribunale e tutte le attività collegate con il Palazzo di Giustizia, dalla Procura al Tribunale, al Giudice di Pace, e allo stesso tempo prevedere anche l’allocazione in quella zona di altri soggetti pubblici, che possono essere considerati la Finanza, i Carabinieri o chi altri”. Passano due anni e per magia alle ex Casermette Carancini ci vuole fare le scuole, il supermercato, la Questura e chissà che altro. Le piscine? Meglio non parlarne. Per una nemesi storica là dove il Comune voleva fare il Tribunale ci sono le scuole e le scuole vengono sfrattate per far posto al Tribunale!

Il Pannaggi

Cosa fa cambiare idea al sindaco? Un affare immobiliare o supposto tale. Perché improvvisamente Cassa Depositi e Prestiti che acquisisce la proprietà della Saram si rende disponibile a una permuta con l’edificio delle Mestica che è formalmente di proprietà dell’Ircer (ma Il Comune è il socio di maggioranza dell’Istituto) che affitta la scuola al Comune. La permuta costa al Comune 2,6 milioni ma Carancini ha finalmente il suo polo d’espansione. A rigor di logica visto che è l’Ircer che ha fatto la permuta alle ex Casermette dovrebbe sorgere anche una casa di riposo per le finalità dell’ente, ma non se ne parla più. Alla Cassa Depositi e Prestiti non pare vero di cedere un’area, le ex Casermette, sottoposta a vincolo in cambio di un edificio storico col quale si può fare di tutto. Per saperlo basta andare sul sito di CdP Immobiliare in cui si annuncia che è in vendita un immobile “sito nel centro storico di Macerata, in via del Convitto, che risale all’epoca di fondazione della città (circa XI-XIII sec)”. Sono più di 4mila metri quadrati destinabili a tutto: dal ricettivo al residenziale al commerciale. Ebbene pensate che affare sarebbe per il Comune se si potesse vendere il Convitto: diecimila metri quadrati di “edificio storico”. C’è solo un ostacolo: il Convitto che è affittuario perpetuo fin quando non cessa l’attività. La legge finanziaria del 2011 spiega che il Convitto può considerarsi esaurito nelle sue funzioni solo se non ha più iscritti o se non sta in equilibrio di bilancio. Hai visto mai che di trasloco in trasloco… Ma ne parliamo prossimamente. Ps: Per onestà intellettuale avverto chi legge che mia figlia è un’alunna del Convitto.

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