Coronavirus, l’appello degli asili nido:
«Si rischia il fallimento»

SONO circa 130 i centri per l'infanzia delle Marche si uniscono e lanciano il grido d'aiuto verso le autorità
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Foto d’archivio

Asili nido chiusi per il rischio contagio da Coronavirus, si rischia il fallimento. Si fanno sentire i titolari dei centri per l’infanzia delle Marche. Dopo i provvedimenti (l’ultimo decreto del governo è stato approvato nella notte, leggi l’articolo) ordinanze che hanno colpito tutte le attività pubbliche in territorio nazionale, gli asili nido della regione, circa 130, si sono uniti in un gruppo e si sono organizzati per lanciare i loro appelli alle amministrazioni locali e nazionali. I centri chiedono garanzie per il futuro, considerando la crisi attuale delle loro attività chiuse per l’emergenza sanitaria, ma che hanno ancora all’attivo tutte le spese di gestione (dipendenti, tasse, ecc.). I titolari chiedono inoltre linee guida ufficiali sulla questione, dato che la comunicazione con gli enti preposti si è rivelata nulla o quasi negli ultimi giorni. Tra i titolari del gruppo anche Melissa Maraschio del centro per l’infanzia Le Tate di Cingoli che spiega come i nidi marchigiani abbiano preparato una lettera da inoltrare alla Regione con la proposta «di sostenere le famiglie, attraverso un rimborso spese. In questo modo i costi affrontati dalle famiglie sarebbero più sostenibili dalle stesse, altrimenti si rischia il fallimento». Così, i genitori potrebbero continuare a pagare le rette e salvare i nido. Questa proposta, sottolinea Maraschio, potrebbe arginare anche il problema delle babysitter assunte e pagate in nero dalle famiglie, a discapito «delle persone – aggiunge – legalmente autorizzate a fare questo lavoro».

(Leo. Gi.)

 



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