Dispersi per tre giorni
tra i ghiaioni delle Dolomiti:
ritrovati vivi i due escursionisti
OSIMO - Davide Cesaroni e Chiara Pesaresi, bloccati e senza segnale cellulare nella zona di Col Cadorin, sono stati tratti in salvo da una massiccia operazione di soccorso dopo ore di ansia. La sindaca Michela Glorio: «Tutta la città tira un sospiro di sollievo»

Soccorso Alpino e vigili del fuoco durante un intervento
Si è conclusa nel migliore dei modi, dopo ore di profonda apprensione, l’odissea di due escursionisti di Osimo rimasti bloccati per quasi tre giorni nel cuore impervio delle Dolomiti d’Oltrepiave (LEGGI QUI). Davide Cesaroni, 41 anni, e Chiara Pesaresi, 38 anni, sono stati individuati e tratti in salvo dai tecnici del Soccorso alpino nella zona impervia di Col Cadorin, a ridosso del confine naturale tra il Friuli Venezia Giulia e il Veneto.
La coppia, fortemente provata dalla prolungata permanenza in quota e dalle rigide temperature notturne ma fortunatamente illesa, è stata immediatamente caricata a bordo di un elicottero. I medici e il personale sanitario stanno effettuando gli opportuni accertamenti clinici a Cimolais, dove i due coniugi hanno potuto finalmente riabbracciare i familiari che erano partiti d’urgenza dalle Marche per seguire da vicino le delicate operazioni di ricerca.
I problemi per i due escursionisti erano iniziati nella giornata di giovedì scorso. Reduci da una camminata compiuta il giorno precedente verso il Rifugio Maniago a Erto, i coniugi avevano pianificato un percorso decisamente impegnativo e tecnico nel cuore delle Dolomiti Friulane. Il programma prevedeva la partenza all’alba dal Rifugio Pordenone per raggiungere il Rifugio Padova, superando la Val d’Arade attraverso i sentieri Cai 352 e 353.
Si tratta di un tracciato di circa 7 ore caratterizzato da forti dislivelli, canaloni scoscesi, estesi ghiaioni e diversi passaggi esposti che richiedono passo fermo, preparazione atletica ed esperienza in ambienti di alta montagna. Durante la traversata, tuttavia, la coppia ha incontrato importanti difficoltà. Smarrita la traccia del sentiero principale, i due hanno perso l’orientamento all’interno di un’area particolarmente accidentata. Spossati dalla fatica e impossibilitati a proseguire in sicurezza, hanno preso la decisione di fermarsi e attendere i soccorsi. A rendere drammatica la situazione è stato il totale isolamento tecnologico. La zona di Col Cadorin è nota per una quasi completa assenza di copertura di rete telefonica. Oltre alla mancanza di segnale, i cellulari dei due escursionisti si sono spenti definitivamente poche ore dopo l’inizio del blocco a causa del completo esaurimento delle batterie, privandoli di qualsiasi strumento per l’invio di coordinate Gps o chiamate d’emergenza.
L’allarme è scattato ufficialmente solo nella giornata successiva, attivato dai familiari allarmati dal prolungato e insolito silenzio radio. L’ultimo contatto diretto risaliva infatti a mercoledì sera intorno alle 22.30. La macchina delle ricerche si è messa in moto tempestivamente non appena la madre di Cesaroni ha formalizzato la denuncia di scomparsa.
Un elemento cruciale per circoscrivere l’area delle ricerche è stato il ritrovamento della vettura della coppia, rimasta parcheggiata nei pressi del Rifugio Pordenone a Cimolais. Il mancato arrivo dei due sia al Rifugio Padova, dove avevano prenotato il pernottamento per la notte di giovedì, sia presso un’osteria locale per la cena, ha confermato lo scenario di un incidente o di uno smarrimento lungo il percorso ad alta quota.
Il coordinamento delle operazioni, stabilito presso il campo base allestito all’aviosuperficie di Pian Pinedo a Claut, ha visto il dispiegamento di forze imponente. Quattro elicotteri, tra Drago dei vigili del fuoco e quello della Protezione Civile del Friuli Venezia Giulia, hanno sorvolato a lungo la Valcellina e la Val d’Arade. Nel tardo pomeriggio, per perlustrare le aree non visibili dall’alto, numerose squadre di terra composte da centinaia di operatori del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (Cnsas), dei Vigili del Fuoco di Pordenone e Belluno e dei militari della Guardia di Finanza sono state elitrasportate in quota. Il setacciamento palmo a palmo dei canaloni secondari ha infine permesso di individuare i due coniugi a Col Cadorin, ponendo fine a tre giorni di profonda angoscia per parenti e amici.
Non appena appresa la notizia, la sindaca di Osimo, Michela Glorio, ha fatto un post su Facebook. «Stamattina – ha scritto la prima cittadina – tutta Osimo tira un sospiro di sollievo! La coppia di osimani, marito e moglie che da ieri sera venivano dati come dispersi da 5 giorni sulle Dolomiti, è stata ritrovata sana e salva. Un grazie infinito alla complessa macchina dei soccorsi che si è mossa in queste ore al confine tra Friuli e Veneto. Davide, Chiara, Osimo vi aspetta a braccia aperte!».
Coppia di Osimo dispersa sulle Dolomiti: scatta l’allarme, ricerche senza sosta tra Friuli e Veneto
Sono contento per loro ma resta il fatto che se non hai le competenze per fare certe cose non le fai.P.S.dice un vecchio detto ( la prudenza non è mai troppa ) sai che vai in un posto dove la copertura telefonica è scarsa se non assente devi mettere in preventivo il fatto che puoi perdere l’orientamento e poi che si fa’? Spero di essere stato chiaro nell’esporre le varie problematiche a cui si può andare incontro.
Dalla camera da letto della sua casa a Milano, o forse da una cengia invisibile sospesa sulla Civetta, Dino Buzzati accende una sigaretta, guarda la fitta nebbia che si alza dal fondo della Val di Zoldo e parla con quella sua voce calma, piana, eppure venata di una sottile inquietudine:
«Voi pensavate di fare una camminata, non è vero? Una gita come tante, nell’estate delle Dolomiti, con il sole che batte sulle pareti del Col Cadorin. Avevate una mappa, dei piani, l’illusione tutta umana di poter calcolare il tempo.
Poi, quasi senza che ve ne accorgeste, la montagna ha tirato il sipario.
Basta un passo falso, un sentiero che sfuma nel nulla dei ghiaioni, e la natura si riprende il suo volto originario: quello della severità assoluta. In un attimo vi siete trovati nell’esilio. Non quello dei deserti lontani, ma l’esilio più spaventoso, che si consuma a pochi chilometri dai rifugi affollati, dalle funivie, dalle automobili che corrono a fondo valle.
Vi si è spento il telefono, o forse non c’era campo. E in quel preciso istante siete usciti dal millennio dei rumori e della fretta per entrare nel tempo della pietra. Che è un tempo immobile, eterno, indifferente.
Immagino le vostre tre notti lassù. Il freddo che penetra nelle ossa, il rumore dei sassi che rotolano nel buio senza un motivo apparente — che poi il motivo c’è sempre, è la montagna che si assesta, che respira. In quelle ore di solitudine forzata, sono sicuro che avete guardato le pareti di roccia sopra di voi non più come una cartolina turistica, ma come giganteschi idoli di pietra. Vi avranno ricordato la nostra immensa fragilità. Avrete capito che alla montagna non importa nulla delle nostre speranze, delle nostre paure, o del fatto che qualcuno giù a valle stesse piangendo per voi. La montagna è. E basta.
Eppure, in quella severità spietata, avete trovato la forza di aspettare. Come i soldati della mia Fortezza Bastiani, avete scrutato l’orizzonte ora dopo ora, mentre il tempo si dilatava fino a diventare insopportabile. Ogni rombo di elicottero in lontananza dev’essere sembrato un miraggio, ogni ombra nella nebbia una falsa speranza.
Ora siete in salvo, e la gente giù al paese parla di “miracolo” o di “disavventura”. Vi diranno che siete stati sfortunati, o forse imprudenti. Ma voi sapete che non è così semplice. Voi avete ricevuto un privilegio raro e terribile: avete guardato dentro il grande silenzio. Siete stati ammessi per tre giorni alla corte della Regina di Pietra, dove l’uomo torna a essere piccolo come una formica.
Non dimenticate quelle notti sui ghiaioni. Vi serviranno a valle, quando la vita di tutti i giorni vi sembrerà troppo rumorosa, troppo finta. Ricordatevi di quando non avevate nulla, se non la roccia sotto la schiena e le stelle sopra la testa, e siete rimasti vivi.»