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Sposi 50 anni dopo essersi conosciuti:
«È un sogno che si avvera»
«Testimonianza che l’amore esiste»

CIVITANOVA - Mario Gigli, 92 anni, e Maria Canu, 71, si sono detti sì questo pomeriggio in Comune. Durante la cerimonia si sono sempre tenuti per mano. La sposa: «Non ci speravo più, c'erano sempre ostacoli». A celebrare le nozze l'assessore Gabellieri. (Foto e video)
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La coppia di sposi durante la cerimonia in Comune

 

di Laura Boccanera (Foto di Federico De Marco)

Le mani si cercano ancora, a distanza di 50 anni dal primo incontro. Si guardano, complici come amanti. Maria si è fatta bella, ha indossato un abito ceruleo a balze che ne esalta lo sguardo, ha gli occhi vivaci, incorniciati da orecchini pendenti coi brillanti. Ha aspettato tanto per poter finalmente pronunciare quel “sì lo voglio” che ora non le sembra quasi vero. Perchè Maria Canu di anni ne ha 71 e il suo sposo, Mario Gigli, regale e fiero in pantalone camicia e gilet grigi di anni ne ha 92. Hanno vissuto insieme una vita senza mai suggellare quell’unione in maniera formale, ma oggi finalmente hanno detto sì. Anzi, “sì che lo voglio”, rafforzando ancora di più la volontà di affermare che quel loro amore ora è tale anche sulla carta. Una storia d’amore partita in salita ma che oggi ha trovato un nuovo punto di inizio. Si sono sposati: ad unirli civilmente in matrimonio nella sala giunta del Comune addobbata con tulipani e primule l’assessore Maika Gabellieri, commossa nel discorso di apertura prima della lettura del rito. Maria Canu e Mario Gigli si sono incontrati e si sono amati subito. «Sono io che ho colpito lui – dice orgogliosa Maria ricordando quegli anni – ha chiesto subito: “di chi sono quelle gambe”?» Una passione nata a Milano, in un hotel dove Maria lavorava come cameriera 50 anni fa. Mario era sposato, ma quell’incontro ha sconvolto la sua vita, si separa. La coppia va a vivere insieme a Milano prima e a Civitanova approdano nel 2012. Per Mario si tratta di un ritorno, lui è nato a Cingoli, per Maria invece la sua Sardegna è lontana, ma ha vicino l’uomo che ama. Vivono in via Sicilia e qui i vicini di casa iniziano a conoscere la loro storia e anche loro oggi hanno fatto parte degli invitati, testimoni del loro amore. Maria arriva per prima sotto Palazzo Sforza: indossa una pelliccia chiara, l’abito celeste. Ai piedi un bel tacco, vezzo femminile che testimonia una giovinezza fatta di spigliatezza ed eleganza. Mario la raggiunge poco dopo, è più affaticato, ma la voce quando pronuncia il “sì” è chiara e nitida.  Lo sposo è emozionato, la sposa commossa e vibrante. Durante la cerimonia si prendono per mano, lei bacia la fede che finalmente riesce ad infilargli al dito: «è un sogno che si avvera – dice Maria – non ci credevo più davvero. C’erano sempre ostacoli e ostacoli, alla fine ce l’abbiamo fatta». E forse è stato proprio quell’essere vicini, complici, ma non potersi appartenere che ha alimentato per anni la fiamma di quel sentimento tenendolo acceso, vivo, tenace. Di ostacoli in effetti ce ne sono stati molti. Mario infatti, pur essendosi separato tantissimi anni fa, non aveva mai contratto il divorzio ufficialmente e solo recentemente è riuscito a sciogliere il vincolo dalla precedente moglie, tuttora in vita. E poi le pratiche per il matrimonio, che spesso fiaccano anche coppie più giovani, non erano semplici. A seguire il tutto è stata l’avvocato Fabiola Cesanelli che durante l’iter ha dovuto fare i conti anche con un’omonimia che ha complicato ulteriormente la procedura. Alla fine la data c’è. Il 6 febbraio 2020, scritta anche all’interno della fede che Maria infila al dito di Mario e che Mario accompagna all’anulare di Maria. «Questo è il giorno più bello per una coppia – ha detto la Gabellieri ai due coniugi – cinquant’anni di vita insieme, fra gioie e sofferenze, perchè la vita non è mai facile, ma voi avete saputo camminare insieme, guardandovi ogni giorno, una scelta quotidiana che è il vero senso dell’amore. Sono onorata di contrarre io il vostro matrimonio, siete la testimonianza che l’amore vero esiste».

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