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Alessandro, quell’esordio in regia
nel segno del padre Mimì

MACERATA - Addio a Valori, il ricordo di Maurizio Verdenelli: l'ultimo incontro a San Giuliano, il rapporto col papà Domenico, figura di spicco del dopoguerra, le sue pellicole
martedì 10 Settembre 2019 - Ore 16:20 - caricamento letture
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Alessandro Valori

 

di Maurizio Verdenelli

Del padre non ricordava con precisione il giorno della morte improvvisa nella primavera del 2006. Con ogni probabilità per lui, Alessandro, si trattava di rimozione freudiana. Quella sera, cenando con lui al ‘Pozzo’, mi guardò infatti con un sorriso strano, come trafitto da quella mia certezza che lo riguardava nel profondo. Che il suo primo film da regista “Come saltano i pesci”  fosse nel segno del padre Domenico, ‘Mimì’. L’avvocato Valori era stato personaggio di spicco della Macerata del dopoguerra, sindaco di Petriolo, paese della sua giovinezza, deputato del Pci, titolare di uno studio legale con l’80% delle cause a palazzo di giustizia – quella che mi era sembrata una sua valutazione un tantino esagerata mi fu confermata da un giudice istruttore. Cultura forense illimitata. «Sin da quando Mimì era studente di Legge – mi raccontò il dottor Severini, Romcaffé – insegnava a noi suoi compagni di corso. Mi sdebitavo con le specialità materne pescaresi di cui lui era ghiottissimo».

Alessandro Valori e Valentina Capecci

Una presenza, quella del padre, pur fisso a Macerata, sempre fissa nel cuore e nella mente di Alessandro, ’emigrato’ a Roma per amor del cinema che in città aveva già con larghissimo successo, sedotto Dante Ferretti. Così il film, che Simone Riccioni una mattina all’alba gli aveva proposto via Skype, svegliandolo nel cuore di un sogno, aveva interi pezzi presi dalla biografia paterna. Come il peschereccio yacht “Amalassunta”, denominazione tratta da uno dei simbolismi più celebri del gran pittore di Monte Vidon Corrado, Osvaldo Licini. E pure fermana era la location del film, come di Fermo era la prof Anna Maria madre di Alessandro. «Il mio amore è nato sulla piazza di Fermo con lei», mi disse una volta in tema di confidenze, l’avvocato. Momenti rarissimi condivisi con chi come me, un po’ contrastava da cronista il protagonismo carismatico di Valori senior su ampi settori cittadini. Un altro momento, l’ultimo, fu quando mi disse a sorpresa: «Sei il mio antidoto».

Era una cena al “Tarantino” dell’amico Pino Ferretti, fissata per lanciare alle comunali il figlio Federico. “Freddy” non perdeva mai un appuntamento maceratese di Alessandro. E con Alfonso aveva proseguito la professione del padre. «Per me era stata una folgorazione, da bambino, intravedere tra la folla il grande e acclamato avvocato Valori al processo Petracci. Compresi che avrei seguito quella strada». Allora il palazzo di Giustizia maceratese era in corso Garibaldi, la sala delle udienze all’ultimo piano, ora sede universitaria. Dove Alessandro ha voluto fissare una delle location principali dell’altro suo film con Simone Riccioni, Biagio Izzo, Nancy Brilli, Antonio Catania, sceneggiatura di Valentina Capecci: “Tiro Libero”. Un’aula ancora piena della presenza e dello spirito di un avvocato i cui clienti trasbordavano dalla sala d’aspetto, seduti lungo le scale del palazzo in galleria del Commercio dov’era lo studio. Intanto tra Alessandro e l’anti-Mimì  (il sottoscritto) era nata un’amicizia vera. Si deve a questa se il regista, ormai conteso da tutti, trovasse il tempo a fine novembre del 2016, di partecipare – con grandissimo concorso di studenti – alla facoltà di Scienze, su Mattei e Pasolini. Tema: La terra vista dalla Luna, il Corsaro nell’immaginario collettivo e cinematografico. Fu in quell’occasione che Alessandro parlò per la prima volta in pubblico del padre. «Gli devo molto perché comprese al di sopra di tutto i motivi dell’abbandono da parte mia degli studi di Giurisprudenza, e che dunque uno dei suoi tre figli non avrebbe fatto l’avvocato come lui. Prese anzi a cuore il mio desiderio di lavorare nel cinema. Divenni così assistente della celebre Lina Wertmuller (cui l’aveva indirizzato l’on Antonello Trombadori, amicissimo dell’on Valori, ndr) e per molti anni sono stato l’aiuto più pagato di Cinecittà».

Domenico (Mimì) Valori

Tra i molti registi, anche e sopratutto i fratelli Taviani. Di questo papà Domenico andava orgoglioso, come testimoniato, al tempo, dalle cronache locali del ‘Carlino’. Poi nel 2015, seguendo l’ispirazione dell’amico Riccioni (confessata a Paola Olmi in un’intervista pubblica a Macerata nell’aula magna dell’università, sold out) il salto, temuto ma da tanto tempo voluto, della titolarità della macchina da presa. “Motore!”. E fu un successo nel nome e nel segno del padre morto nel cui ricordo Matteo/Simone/Alessandro si pone alla ricerca nella finzione/verità di un film ‘marchigiano’ irripetibile. In questi ultimi tempi ci eravamo persi di vista. Poi come in un dejavu cinematografico, la sera del 30 agosto scorso tra le panche della tensostruttura della festa di San Giuliano in piazza, ecco Alessandro Valori far la fila allo stand gastronomico. Il tempo per una stretta di mano e per dire: «Sono qui per un progetto». Era l’addio, ma non lo sapevamo: improvviso, stroncato da infarto, come il padre cui assomigliava più di tutti. Il suo ‘ritorno’ a Macerata. Non, questa volta, nella chiesetta dei Cappuccini Vecchi a due passi della villa di famiglia, il buon retiro dei momenti felici della famiglia Valori. Dice al telefono ‘Freddy’: «Stiamo cercando una chiesa abbastanza grande, essendo inagibile il duomo, per contenere i tanti amici e colleghi di lavoro di Alessandro. Il rito sara’ celebrato da frate Andrea, nostro caro familiare». Quando? «Stiamo decidendo, in prima linea c’e’ Alfonso: siamo tutti distrutti, senza parole».

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