Carima-Apm, la Corte Costituzionale:
«I servizi pubblici essenziali
non possono essere privatizzati»
MACERATA - Italia Nostra ha chiesto il parere di Paolo Maddalena, vice presidente emerito della Corte Costituzionale, che conferma la fondatezza dei timori sulla trattativa conl'amministrazione Carancini

Le quote Apm a cui mira la Fondazione Carima – ammesso che sia possibile acquisirle senza una gara pubblica – hanno suscitato grandi perplessità nell’associazione Italia nostra. Tanto che la sezione maceratese ha interpellato Paolo Maddalena, vice presidente emerito della Corte Costituzionale. Italia nostra ricorda che Apm è una «società completamente pubblica (98% del comune di Macerata, 2% altri comuni del circondario) che gestisce vari servizi pubblici: oltre alle farmacie comunali ed al trasporto pubblico urbano di Macerata, il servizio idrico comunale di Macerata, Pollenza, Treia, Appignano, Apiro, Corridonia, Montecosaro, Morrovalle e Castelfidardo. Un recente consiglio comunale, in cui la giunta ha risposto all’interpellanza del consigliere di opposizione Andrea Marchiori, ha reso un po’ meno nebulosi i contorni di quella che era, fino a qualche giorno fa, una trattativa sotto traccia ma non ha assolutamente affrontato quello che è, secondo noi, il nodo centrale della questione – prosegue l’associazione -. Si è parlato di opportunità di arricchimento per Apm, si sono evidenziati i problemi tecnici legati alla cessione della quota, concordando sulla necessità di bandire una gara pubblica ma non abbiamo letto di interventi sulla seguente questione: la Fondazione Carima è a tutti gli effetti un soggetto privato e cedere una quota di Apm alla fondazione significa di fatto privatizzare l’acqua. Si tradirebbero in tal modo gli esiti del referendum del 2011 nel quale 26 milioni di cittadini italiani sancirono che sull’acqua non si sarebbe potuto più fare profitto». Italia nostra si dice sorpresa «dal sostanziale silenzio su questa implicazione tutt’altro che secondaria, nonostante la diffusione certificata sul nostro territorio di una cultura condivisa del “bene comune”» per cui ha interpellato Maddalena, di cui riporta «un breve estratto della sua risposta: “la privatizzazione della distribuzione dell’acqua è contro la “proprietà pubblica” dell’acqua stessa, che spetta al Popolo a titolo di sovranità. I servizi pubblici essenziali, ai sensi dell’art. 43 della Costituzione devono essere in mano pubblica o di Comunità di lavoratori o di utenti. La spa non ha come fine la migliore utilizzazione dell’acqua da parte dei cittadini, ma ha il fine di perseguire il massimo profitto nell’interesse dei propri soci e amministratori. Le privatizzazioni sono micidiali anche perché eliminano una “pubblica funzione”, trasformandola in una attività economica nell’interesse di singoli soggetti”. Maddalena, in queste poche righe, non solo conferma la fondatezza dei nostri timori ma individua quella che è l’origine del problema cioè, il fatto che a gestire dei servizi pubblici essenziali siano state messe delle società per azioni, società di diritto privato: anche se a capitale completamente pubblico, una spa utilizza una razionalità esclusivamente privatistica, mettendo al centro della propria azione il profitto e non il raggiungimento del benessere collettivo.
Alla luce di tutto questo appare evidente che la questione è completamente politica e non tecnica, come invece era stato detto in quel Consiglio comunale. Non possiamo nasconderci dietro ad un dito – conclude l’associazione -, in quale direzione vogliamo andare? Vogliamo continuare a tradire, anche a livello locale, il volere dei cittadini espresso così chiaramente in quel referendum che ha fatto storia? Per noi la risposta è scontata, ma conta poco. Al sindaco Carancini e alla maggioranza che lo sostiene quella importante, perché anche (e soprattutto) lontani dai riflettori si incide sulla vita di una comunità ben più ampia di quella che si amministra».
Fondazione Carima in Apm, conferme e perplessità in Consiglio
Come già comunicato precedentemente è assolutamente inaccettabile la cessione di quote dell’APM alla Fondazione Carina, sia da un punto di vista legale che politico-sociale. Invito quindi il sindaco Carancini a rassicurare i cittadini in merito.
Sulla base della considerazione che l’intervento pubblico in economia non ha ottenuto risultati brillanti è stata imboccata senza alcuna remora la strada delle privatizzazioni che hanno come presupposto il profitto a spese del consumatore.Al contrario,per mettere giusti freni al mercato che,come diceva anche Einaudi,non tiene conto di valori morali,era e sarebbe necessario rivalutare l’intervento pubblico in campo economico,riprendendo concretamente la logica della programmazione il cui accantonamento segna il mezzo fallimento della strategia delle forze politiche democratiche.