Mattei, l’omaggio della sua Matelica
a 55 anni dalla scomparsa

CERIMONIA - Commemorazione per ricordare il fondatore dell'Eni, il sindaco Delpriori: "Il suo grande merito è stato quello di aver fornito ai tanti giovani che assumeva, al di là dello stipendio, un valore ideale assoluto coinvolgendoli in prima persona in un’impresa epocale come quella del futuro del proprio Paese”

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dall’inviato Maurizio Verdenelli

(foto di Luciano Carletti)

Enrico Mattei, commemorazione per pochi intimi e con un pizzico di polemica in tema di energie rinnovabili e vincoli paesaggistici tra “l’eroe delle perforazioni”, Gianni Trecciola e il sindaco di Matelica, Alessandro Delpriori. “L’Eni sta facendo qualcosa nella ricerca di nuove fonti per le energie rinnovabili ma non è quello che avrebbe fatto Mattei. Il quale non si sarebbe fatto confondere dai nostalgici fuori tempo che ritardano con le false paure le iniziative che dovranno salvare il pianeta”. Di più ancora: “Ci sono responsabili che si atteggiano a salvatori della natura i quali non hanno intuito che l’unica strada da percorrere è quella dell’energia irraggiata dal sole che deve essere catturata prima che ritorni riflessa ed inutilizzata nello spazio. Chi è più intelligente e cosciente utilizza i deserti o le gigantesche torri eoliche lungo le coste come in America lungo la costa atlantica. Chi non segue l’esempio di Mattei, non si prepara per il domani e continua ad utilizzare energia prodotta da combustibili inquinanti e lascia le pietraie improduttive dei nostri monti inutilizzate. I vincoli paesaggistici sono discutibili, la vera bellezza è legata alla bontà e all’utilità, meno all’estetica. Il ricordo di Mattei è dovuto e la nostalgia di lui è ampiamente giustificata”. Conclusione: “Quanto detto non ha il fine di accendere una polemica ma, quello di seminare una necessaria ed opportuna inquietudine”. Una ‘polemica’ in nome della bellezza che talvolta non fa rima con progresso, colta dal sindaco e subito spenta anche e sopratutto per motivi di opportunità, all’ingresso della cappella della famiglia Mattei. Al suo interno la bara di legno chiaro con gli scarsi resti (in due piccoli contenitori) del fondatore dell’Eni ‘recuperati’ in due riprese nel bosco di Bascapè la sera di 55 anni fa quando nel cielo piovigginoso di fine ottobre il bireattore Morane-Saulnier esplose nel momento in cui pilota Irnerio Bertuzzi apprestandosi all’atterraggio su Linate, diede l’impulso fatale all’estrazione del carrello cui era collegata una bomba di 100 grammi di tritolo celata dietro il cruscotto. Con Mattei e Bertuzzi morì il giornalista William McHale.

DSC_0876-650x434Sui vincoli paesaggistici, Delpriori, non è dunque incline a compromessi, ma niente polemiche nel nome di Mattei, definito ‘santo laico’. Né poteva essere diversamente per il giovane critico d’arte invitato a Firenze a fine marzo dal ministro della Cultura, Franceschini, al G7 della Cultura. In quell’occasione, il primo cittadino aveva relazionato sullo stato dell’arte nei comuni colpiti dal terremoto, tra i quali la stessa Matelica. Delle scosse di un anno fa, anche all’interno del cimitero, nel loggiato e nella chiesa puntellati, si sono visti chiarissimi i danni. Una cerimonia breve, con la ‘Vecchia Guardia Matteista’ degli ex dipendenti dell’Eni al loro posto come sempre. Mancava, ricoverato ad Ancona dopo un delicato intervento operatorio, il presidente della sezione locale Pionieri e Veterani dell’Eni, Oscar Ferracuti sostituito personalmente dal figlio Marco. L’orazione funebre è toccata invece significativamente a Gianni Trecciola, intrepido protagonista su pozzi e piattaforme di tutto il mondo all’ombra della bandiera gialla del cane a sei zampe. E’ toccato a lui, che si definisce ‘ex giovane’ ricordando l’epopea di una vita irripetibile di lavoro e d’avventura, far memoria del “presidente più amato al quale riconosciamo il merito di aver dato, non solo alla nostra generazione, un lavoro e un benessere che non avremmo mai avuto senza di lui”. Sui giovani, calzante il successivo intervento Delpriori (dopo di lui, la presidente della Fondazione, Giuseppina Foglia): “Il grande merito di Mattei è stato quello di aver fornito ai tanti giovani che assumeva, al di là dello stipendio, un valore ideale assoluto coinvolgendoli in prima persona in un’impresa epocale come quella del futuro del proprio Paese”.

DSC_0888-650x434Trecciola non si è nascosto l’imbarazzo di una cerimonia con pochi intervenuti (al funerale di Matelica intervennero diecimila persone più di mezzo secolo fa ndr): “L’ingratitudine è una caratteristica umana, avremmo dovuto essere presenti in tanti in questa commemorazione ma per qualcuno tutto appare dovuto. Speriamo che almeno un pensiero e una preghiera l’abbiano rivolta al loro benefattore. E’ superfluo ricordare i meriti di Mattei perché sono noti a tutti, come sono noti anche i suoi metodi al limite del lecito per superare gli ostacoli e raggiungere rapidamente gli obiettivi proposti”. L’eroe delle perforazioni è stato duro come ai tempi della Grande Corsa all’oro (nero): “Tra i meriti di Mattei c’è un insegnamento che non abbiamo saputo cogliere e non abbiamo saputo tramandare: quello di precorrere i tempi, quello di intuire le necessità che man mano il progresso richiede, quello delle sfide che debbono essere affrontate per essere all’altezza dei tempi, e tra i primi. In poche parole, non siamo stati capaci di imitarlo. Nessuno come lui ha intuito ciò che bisognava fare nel dopoguerra per risollevare le sorti del Paese: la produzione di fonti di energia e al costo più basso possibile”. Stoccata finale: “Oggi importiamo quasi tutto, quello slancio avviato nel suo tempo si è esaurito in questo cinquantennio e da primi siamo finiti ultimi in Europa”. Temi, c’è da dire, cari pure al banchiere Raffaele Mattioli, grazie al quale Mattei riuscì mettendo in campo risorse finanziarie proprie, a riattivare l’Agip pronta ad essere liquidata: “Se Lui riaprisse gli occhi oggi, non riconoscerebbe più la sua creatura” (intervista ad Eugenio Scalfari, ‘Razza Padrona’, 1974 ndr).

DSC_0910-650x434Sono passati 55 anni, ed una dozzina d’anni dall’accertamento della verità emersa proprio dall’estumulazione dei resti del fondatore dell’Eni, presenti nella cappella messa a disposizione ieri per la cerimonia commemorativa -alla famiglia è andato il ‘grazie’ di Delpriori. Tuttavia per la tv di Stato la morte del presidente dell’Eni ancora si deve “ad un incidente mai chiarito”  – dal giornale radio Marche nel pomeriggio di ieri. Notizia destinata a far trasalire ancora una volta -a dimostrazione come le zone d’ombra nell’opinione pubblica siano ancora vaste- il giudice Vincenzo Calia il quale ha sentenziato come “l’ incidente mai chiarito” sia da leggersi invece come un attentato terribile per le conseguenze in particolare sul ‘miracolo economico italiano’ di cui secondo la stampa Usa, il ‘New Caesar’ era stato fino ad allora il vero protagonista. Inoltre il bravissimo magistrato ha pubblicato di recente in un libro di successo ‘il racconto’ di quell’inchiesta giudiziaria di quattrocento pagine, densa d’inconfutabili prove circa la macchinazione pur restando senza nome i mandanti. Sono passati cinque decenni e mezzo, tuttavia la vicenda che ha mutato la storia economica della Nazione, continua a far discutere. E’ di queste ore il lancio di un’intervista a Walter Siti: “Conoscevo bene Pasolini: la sua morte è legata a quella di Mattei”. Lo scrittore Premio Strega nel 2013 si è detto convinto come le reiterate domande che Pasolini ponesse sul Caso Mattei avessero destato l’inquietudine ‘di chi sapeva’. Accadeva a Catania dove Pasolini era impegnato nelle riprese di ‘Porcile’ e dove aveva acquistato una casa: da quell’aeroporto nel pomeriggio del 27 ottobre 1962 ‘l’Uomo del guardava al futuro’ s’imbarcò per il suo ultimo viaggio.

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