Strage a Milano,
il pm chiede l’ergastolo

DRAMMA - Il pm oggi ha tenuto la sua requisitoria nel corso del processo in corso nel capoluogo lombardo. Ha sottolineato che l'imputato si sarebbe coperto con un materasso per evitare di rimanere ucciso. Nell'esplosione della palazzina morì una coppia della nostra provincia
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L’esplosione a Milano

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Chiara Magnamassa e Riccardo Maglianesi

 

Strage di Milano, il pm chiede l’ergastolo per Giuseppe Pellicanò, accusato di aver provocato l’esplosione che ha ucciso tre persone: la moglie Micaela, e due ragazzi della nostra provincia: Riccardo Maglianesi e Chiara Magnamassa. Il processo con rito abbreviato è in corso al tribunale di Milano. Oggi il pm Elio Ramondi ha tenuto la sua requisitoria nel corso della quale ha anche evidenziato come Pellicanò si sarebbe coperto con un materasso per evitare di essere ucciso anche lui nell’esplosione nella palazzina di via Brioschi 65. Al termine il pm ha chiesto l’ergastolo. Alla richiesta si sono associate anche le parti civili. Il processo è stato poi rinviato per la discussione delle altre parti civili e della difesa. I fatti risalgono al 12 giugno dello scorso anno quando alle 8,45 del mattino una tremenda esplosione ha sventrato l’appartamento dove abitavano Giuseppe Pellicanò, la moglie Micaela Masella, e le loro due bambine.

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L’avvocato Valeria Attili, che assiste alcune delle parti civili

Devastata anche la casa di fianco, dove vivevano Chiara Magnamassa, 28 anni di Monte San Giusto, e Riccardo Maglianesi, 28, di Morrovalle. Due fidanzati che si erano trasferiti a Milano per inseguire i loro sogni. Micaela Masella, Chiara e Riccardo erano morti nell’esplosione. Le indagini avevano poi accertato che a generarla era stato il 52enne Pellicanò, che aveva l’obiettivo di uccidere la moglie che lo stava lasciando per andare a vivere con un altro. L’esplosione aveva causato anche il ferimento di tredici persone, tra cui le figlie di Pellicanò. All’uomo, oltre che al reato di strage, vengono contestate diverse aggravanti: come quella di aver agito per motivi abietti e futili, di aver agito di notte, di aver commesso il fatto con l’abuso di relazioni domestiche. La seconda imputazione è di devastazione aggravata. Perché l’esplosione aveva causato danni ingenti a notevoli quantità di immobili: a cominciare da tutti gli appartamenti della palazzina e poi ad altri stabili, investiti dall’onda d’urto. Nel corso delle indagini Pellicanò era stato sottoposto a perizia con incidente probatorio ed è emerso che la capacità di intendere e volere era gravemente scemata per via di una forte depressione. Al processo sono undici le parti civili che sono assistite, tra gli altri, dagli avvocati Valeria Attili, Danilo Bompadre, Paola De Pascalis, Alessandra Calcaterra.



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