“Tormenta de Santa Rosa”, 80 anni dopo:
«Il mare non restituì i corpi
ma non ne ha cancellato il ricordo»
TRAGEDIA - Il 29 agosto 1946 sette pescatori portorecanatesi morirono nelle acque davanti a Mar del Plata, in Argentina, colpiti da una violenta tempesta mentre erano in mare a caccia di squali. Solo un corpo venne recuperato. Il sindaco Andrea Michelini: «Un profondo legame umano ci unisce da allora a quella comunità»

I pescatori portorecanatesi morti nella tragedia
Il ricordo della “Tormenta de Santa Rosa” di Mar del Plata, in Argentina, del 29 agosto 1946, 80 anni fa domani, è ancora vivo nei ricordi delle città di Porto Recanati e Mar del Plata.
La “Tormenta de Santa Rosa” sta ad indicare una tempesta che quasi ogni anno colpisce la parte sud-orientale del Sud America alla fine di agosto, ed essendo il 30 agosto la data che corrisponde alla festa di Santa Rosa da Lima, patrona d’ America, ne prende il nome. Il 29 agosto 1946, 31 pescatori intrapresero un viaggio fatale, per non fare mai più ritorno in porto per l’improvvisa tempesta che li inghiottì senza pietà. L’equipaggio del Pumarà, una delle imbarcazioni coinvolte nella disgrazia, era formato da sette pescatori portorecanatesi, Antonio Bugiolacchi (36 anni), Luigi Caporaletti (45), Luigi Nocelli di Biagio (36), Luigi Nocelli di Giovanni (42), i fratelli Emilio (40) e Giovanni Scalabroni (55) e Luigi Valentini (39). Solo il corpo di quest’ultimo fu restituito dal mare sfigurato ma riconosciuto per via di una medaglietta incastonata tra le carni del petto.

La Pumarà
La sera del 28 agosto 1946, dopo diverse settimane di inattività per uno sciopero, finalmente i pescherecci tornano in mare con i “palangari” alla ricerca dei banchi di squali che in quel periodo, per la guerra in atto in Europa, era la pesca più redditizia per via dell’olio di fegato che se ne ricava. Alle prime ore del 29 agosto, si scatenò la tempesta. Il vento da nord si calmò improvvisamente e girò impetuoso da sud, originando venti di 150 chilometri orari e onde alte fino a otto metri e mentre in mare si consumava la tragedia, il porto di Mar del Plata di riempiva dell’angoscia dei familiari dei pescatori in mare e del terrore di tutta la comunità marplatense che ne veniva, suo malgrado, coinvolta. Il 30 agosto, attenuato il Fortunale, partono i soccorsi al la María Dolores e alla Luisa Silveyra ma delle altre imbarcazioni Pumarà, Fortunaestrella, Tranquilo, Buzo Diver, El Halcón, Happy Days, Nueva Margarita, la Santa Monica, il San Pedro, la Nueva Margarita, Nómade, Palma Madre, Buenaventura e Quo Vadis, non si hanno notizie. Il 31 agosto, due giorni dopo la “Tormenta de Santa Rosa”, arrivano in porto le imbarcazioni Tranquilo, Fortunaestrella, San Pedro, Santa Monica, Nueva Margarita, e Buzo Diver. Il primo settembre mancano ancora le barche Nómade (poi ritrovata), El Halcón, Palma Madre, Buenaventura, Pumarà, Quo Vadis, Happy Day e María Dolores. Il 2 settembre arriva la notizia che il Buenaventura è approdato a Montevideo ma anche la notizia che El Halcón è affondato.

Il 5 settembre viene ricordata come la data a cui viene data la parola “fine” alla più grande tragedia vissuta dai pescatori di Mar del Plata e che segna in modo indelebile l’inizio del ricordo per le sue 31 vittime: le sette del Pumarà, i sei imbarcati sul Palma Madre e sull’Happy Day, gli otto del El Halcón, i cinque del Quo Vadis, uno della María Dolores. Solo cinque i corpi restituiti alle famiglie. Pumarà, Palma Madre, El Halcón, Happy Days e Quo Vadis non sono mai ritornate.

«Da sindaco, da cittadino di Porto Recanati e a nome dell’amministrazione mi unisco con profonda commozione al dolore delle famiglie e delle comunità di Porto Recanati e Mar del Plata, nel ricordo dei 31 pescatori che ottant’anni fa persero la vita – dice il primo cittadino Andrea Michelini – a loro e a tutte le vittime della tragedia va il nostro più sentito e commosso cordoglio. Il mare non restituì quei nostri uomini alle loro famiglie, ma non ha mai potuto cancellarne il ricordo. A 80 anni di distanza, Porto Recanati ne custodisce ancora la memoria con orgoglio e commozione, nel segno di quel profondo legame umano e storico che unisce la nostra città a Mar del Plata. Il loro sacrificio appartiene per sempre alla storia e al cuore di entrambe le comunità».

La targa che ricorda le vittime a Mar del Plata