Mario Baldassarri,
padre della Quadrilatero:
“Hanno brindato gli avversari pentiti”

L'INTERVISTA - L'ex vice ministro dell'economia, invitato in extremis, è corso da Cagliari a Colfiorito per non perdere il battesimo della sua creatura: "Dopo la caduta dell'impero romano mai nessuna altra opera aveva portato tanti investimenti pubblici nelle Marche (2,1 miliardi). Galline nel pollaio hanno provato ad ostacolare una grande opera che ora tutti elogiano. Mi dispiace che hanno fatto fare una figura da peracottaro a Matteo Renzi senza che ne avesse colpa. Contesto Armani quando dice che per un anno i lavori erano bloccati, l'inaugurazione poteva essere fatta già lo scorso anno"
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Il senatore Mario Baldassarri durante l’inaugurazione della mare-monti

 

di Maurizio Verdenelli

Il solitario viaggiatore della notte si è un po’ commosso (“una lacrimuccia d’orgoglio e di soddisfazione” ammette) mentre da Foligno raggiungeva Macerata, mercoledì. Gli uomini dell’Anas avevano fatto passare soltanto lui in attesa della cerimonia del giorno dopo: un privilegio che ben spettava al ‘padre della strada’, della nuova Valdichienti, al senatore Mario Baldassarri, ex viceministro dell’economia. «Sono un tipo abituato alla velocità, ma stavolta mi sono dovuto superare. Mi hanno invitato alle 14 di martedì per una cerimonia prevista per il giovedì e in quel momento mi trovavo in vacanza in Sardegna, vicino Villasimius. Non mi sono tuttavia perduto d’animo: ho preso l’aereo a Cagliari per Roma. Non volevo, non potevo mancare. Ieri, di nuovo a Villasimius, ho risposto ad un’ondata di telefonate: gente che aveva gustato il percorso, il taglio dei tempi e dell’anidride carbonica. Automobilisti che mi ringraziavano. Anch’io, da cattolico, ringrazio ora la provvidenza: “Deo Gratias”. Se poi qualcuno volesse ricordarsi di me, potrebbe anche dire: Mario Gratias. Non niente statue celebrative…portano sfiga».

inaugurazione quadrilatero 2016_Foto LB (15)

Galeria Palude conclude il tratto della Quadrilatero

Sorride un po’ amaro, Mario Baldassarri. Sottolineando: «Ho portato nelle Marche un investimento pari a 2 miliardi e 100 milioni di euro: nessuno, dalla caduta dell’impero romano aveva fatto tanto per questo territorio».

Un po’ è amareggiato, lo confessi.

«Macchè! L’importante è che la superstrada sia stata fatta: servirà per i prossimi 50 anni. Una grossa conquista».

Eppure sul palco, con Matteo Renzi, Gianni Vittorio Armani, Katiuscia Marini e Luca Ceriscioli, lei non è stato chiamato a parlare.

«Mi sono precipitato dalla Sardegna a Colfiorito non per comparire, per un comizio, ma per essere presente ad un avvenimento epocale. Mi dispiace che al premier hanno fatto fare una figuraccia. Mi sono innervosito soltanto, ed ho interloquito con forza in terza fila, quando ho sentito Armani affermare che tutto era bloccato da un anno e che si deve alla nuova Anas se è stato possibile uscire dalla palude, prendendo a prestito il nome della galleria sede dell’inaugurazione. Ma quale blocco?! Già da un anno si poteva inaugurare la mare-monti. Il caso sollevato in tv si è rivelato sostanzialmente marginale (il senatore usa, per la verità, un altro termine da cui ci asteniamo ndr

renzi

Riccardo Nencini, Matteo Renzi Graziano Delrio, Catiuscia Marini e Luca Ceriscioli all’inaugurazione della Quadrilatero

Allora?

«Allora se fossi un carabiniere, all’udire gli oratori di giovedì, direi che erano persone non informate dei fatti. Che c’entrano poi con la Quadrilatero le quattro persone che la Governatrice dell’Umbria ha voluto ringraziare? E Ceriscioli ha forse dimenticato che uno dei suoi predecessori, il dottor Vito D’Ambrosio si era rivolto al Tar e alla Corte Costituzionale per bloccare la Quadrilatero? Che buffo, a brindare alla fine si sono trovati un bel po’ di ex avversari, mirabilmente “pentiti”. Inoltre, pur essendo in terza fila, ho potuto vedere che davanti a me c’era un ex presidente della Provincia che non fu certo, sulle prime, amico del progetto annullando ciò che di concreto in quella direzione aveva fatto il predecessore».

renzi brinda alla quadrilateroNemici politici?

«Galline nel pollaio che hanno provato ad ostacolare una grande opera che ora tutti elogiano. Ripeto: mi dispiace che hanno fatto fare, nascondendo la verità, una figura da peracottaro (testuale ndr) a Matteo Renzi senza che ne avesse colpa. Sono fatti istituzionali, non personali. Cosa gli sarebbe infatti costato al premier citare i promotori del progetto: il presidente Gennaro Pieralisi, il vice Ermanno Pupo, il direttore generale Fabrizio Romozzi e me, viceministro dell’economia e segretario del Cipe (carica determinante per i finanziamenti ndr). All’inaugurazione c’era pure l’ex ministro alle Infrastrutture, Pietro Lunardi che molto si è adoperato per la Quadrilatero. Un grazie? Per carità. Si è preferito nascondere. Tuttavia la gente lo sa. Non si può nascondere la verità ad un territorio che da vent’anni insegue giorno dopo giorno un sogno e poi lo vede avverarsi».

Ancora non del tutto, considerati gli attracchi che mancano all’appello?

«Spero pure che si voglia attuare il mio progetto di fine-superstrada con due silos di parcheggi ed una rotatoria per evitare ‘file’ di chilometri. Sarebbe un vero disastro. La Valdichienti non può concludersi con un semaforo: si utilizzi l’area circostante a favore del bene comune».

Ora, senatore?

«Me ne resto in Sardegna un’altra settimana, insieme con i miei nipotini che adoro. Poi ritorniamo a casa, per un altro periodo di sole e mare. A Civitanova Marche e Porto Sant’Elpidio».

A smaltire l’amarezza?

«Allora non mi sono spiegato: le piccolezze non m’interessano, io sono felice che la strada ci sia. Questa è la cosa davvero importante. Ed era doveroso assistere all’inaugurazione. Non me la sarei persa per nulla al mondo. Ho speso bene i miei anni al servizio dell’Italia e delle Marche nell’aver contribuito a realizzarla. Valdichienti e Quadrilatero sono stati la mia vita, ed io sono orgoglioso di averla spesa per un magnifico progetto compiuto non si dimenticherà nella storia della nostra terra».

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Mario Baldassarri (non ancora senatore) e il giornalista Maurizio Verdenelli in una foto di Pietro Baldoni al cinema Italia nel corso di un convegno di Economia

Eppure mai più grande successo era iniziato con una sconfitta e nessuna più grande amarezza lo ha incoronato. Non l’avrebbe mai potuto prevedere neppure lui, Mario Baldassarri, che nell’aprile del 1978, i giorni del rapimento Moro, aveva partecipato con Romano Prodi ad un’ormai celebre seduta spiritica da cui era emerso il nome di Gradoli. Poi quel pomeriggio di fine maggio 2001, lo ricordo bene, nella stanzetta, di solito adibita a negozietto in piazza della Vittoria all’uscita di via Roma che Alleanza Nazionale aveva affittato per la sede elettorale del suo ‘cavallo di razza’: il professor Mario Baldassarri, docente di Economia de ‘La Sapienza’ di Roma, uno dei più apprezzati tra i ‘Reviglio boys’.

Mario Baldassarri e Venanzo Ronchetti

Mario Baldassarri con Venanzo Ronchetti, storico sindaco di Serravalle

L’inatteso candidato del centrodestra (inatteso perché non aveva mai sottaciuto simpatie e vicinanza con la Dc che a Macerata faceva capo ad Adriano Ciaffi e in Italia a Beniamino Andreatta) poco prima della sua conferenza stampa ‘di lancio’ mi rivelò: «La mia sarà una proposta rivoluzionaria. Il completamento della strada per l’Umbria e il Centritalia con il contributo del territorio». L’idea di una rete stradale a quattro lati venne dopo, a vantaggio dell’intera regione, squassata dal terremoto del ‘97. Nacque il ‘Quartetto’ (Baldassarri, Pieralisi, Pupo e Romozzi) che produsse la ‘Quadrilatero’ e in Parlamento, dove l’economista maceratese così come all’Anas era molto apprezzato, la legge Obiettivo. Ho memoria in quegli anni di riunioni frenetiche con l’architetto Romozzi, subito dopo cooptato, anche a Macerata nelle segrete stanze del ‘Claudiani’ tra un convegno tecnico e l’altro.

Eppure tutto era iniziato con una sconfitta. Convinto a candidarsi (“Mi telefonano tutti assieme Gianfranco Fini, Silvio Berlusconi e il mio carissimo ex allievo dell’università di Bologna, Pierferdinando Casini. Potevo dire no?”) era stato battuto da Valerio Calzolaio. La proposta di una nuova strada non era bastata a ‘far breccia’, e c’era stata poi quella mezza gaffe con polemiche roventi su Turchetto e Dugini e il big match Perugia – Maceratese del ’67 a rendere tutto più difficile anche se il professore, diplomatosi all’Itc Gentili di Macerata, aveva ottenuto il 43,7% dei voti. Ci aveva tuttavia pensato Berlusconi a ‘rovesciare’ l’esito del voto del collegio maceratese. Il docente era apprezzato dal premio Nobel Franco Modigliani e da economisti come Robert Solow e Paul Samuelson ai tempi del Massachussets Institute of Technology.

E da lì era nato un sogno durato un ventennio per l’uomo che aveva diretto l’economia italiana in due governi Berlusconi e che prima ancora, ricordo, da socio della fondazione Carima aveva tuonato (attraverso un’intervista concessa a chi scrive) contro la ‘strada degli sprechi’ della banca marchigiana a cominciare dagli altissimi stipendi dei suoi dirigenti «che intercettano così –disse- parte dei legittimi profitti che l’istituto di credito fa». Baldassarri non dimentica i suoi collaboratori, uno stile che gli deriva dai suoi anni americani a fianco di Modigliani. Ci ha detto: «Romozzi, direttore generale fino a ieri, andava senz’altro ricordato». Ma se non ci hanno pensato all’interno della galleria Palude, ci pensa oggi la sorella del tecnico, Donatella. Ecco la sua lettera:

Fabrizio Romozzi_Foto LB

L’architetto Fabrizio Romozzi alla prima dell’opera

“Due giorni fa Matteo Renzi ha inaugurato la superstrada Civitanova-Foligno.  E’ stato il coronamento di un’idea progettuale che si protraeva da più di venti anni e che la  nostra provincia aspettava con molto interesse. Un’idea, la cui realizzazione non è stata certo facile: è stato definito un modello di project financing e creata una squadra la “Quadrilatero SpA” allo scopo di coinvolgere i soggetti  del territorio e reperire l e risorse pubbliche necessarie per la sua realizzazione. Due giorni  fa , finalmente, la concreta apertura dell’importante opera, una infrastruttura che collega  Marche e Umbria e che toglie la nostra regione da un isolamento ormai diventato troppo  anacronistico. Due giorni fa la celebrazione di questo importante lavoro, ma nulla si è detto di chi questa opera l’ha pensata, voluta e costruita con tenacia e determinazione, costruendo collaborazioni, cercando consensi anche contro i numerosi scettici, anche quando tutto questo sembrava impossibile. Mi riferisco, non solo ad alcuni noti imprenditori locali, ma soprattutto a colui che ha rivestito il ruolo di direttore generale della società, l’architetto Fabrizio Romozzi, mio fratello. Credo che senza il suo profondo e continuo impegno, senza la sua passione non avremmo certo assistito all’inaugurazione di due giorni fa e la superstrada sarebbe rimasta un’incompiuta. Questo non vuole essere un tributo, ma solo una sincera testimonianza per il lavoro quasi impossibile che è stato realizzato e che forse non si è voluto mettere in evidenza dal momento che la società Quadrilatero è stata assorbita dall’Ente pubblico.

 

 

 

 

 



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