Macerata Racconta l’inganno della droga

"Sia fatta la tua volontà" è il titolo del romanzo di Giuseppe Bommarito presentato nell'ambito della rassegna. L'avvocato maceratese lo ha dedicato al figlio Nicola e ai ragazzi morti a causa dell'uso di stupefacenti. L'attacco a politica e istituzioni: "No a proposte di legge per la legalizzazione della cannabis. Il tavolo di coordinamento in Prefettura non viene convocato da 7 mesi"
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Un momento della presentazione di questo pomeriggio: da sinistra Filippo Davoli, Giuseppe Bommarito e Gianni Giuli

Un momento della presentazione di questo pomeriggio: da sinistra Filippo Davoli, Giuseppe Bommarito e Gianni Giuli

 

L'avvocato Giuseppe Bommarito

L’avvocato Giuseppe Bommarito

 

di Alessandra Pierini

(Foto Lucrezia Benfatto)

«Lo dedico a mio figlio Nicola, ma anche a Manolo, a Valeria a Paride e a tutti i morti a causa della droga e della criminalità organizzata che dobbiamo sconfiggere, ognuno per la sua parte». E’ questo il grido di battaglia scandito dalla voce forte e profonda di Giuseppe Bommarito sopra il lungo applauso con cui una folla ha salutato questo pomeriggio a Macerata agli Antichi Forni la presentazione del suo romanzo “Sia fatta la tua volontà”. «Uno strumento di prevenzione» lo ha definito Gianni Giuli direttore del Sert di Macerata. «Un tentativo di risarcimento di un dolore, non per non soffrire più, ma per trasformare la sofferenza in qualcos’altro» ha detto il poeta Filippo Davoli, che aveva già parlato del libro in una bella recensione (leggi l’articolo)   nella sua presentazione dell’iniziativa promossa nell’ambito della rassegna letteraria Macerata Racconta.
Si è parlato di scrittura, di lettura, di intimità ma si è parlato soprattutto di droga come inganno, degli effetti devastanti che produce, della diffusione capillare che purtroppo ha raggiunto. Tanti i momenti di pathos, dal ricordo di Nicola bambino sulle spalle di papà Giuseppe, passando per il ricordo di Gianni Giuli della lotta persa con quello che continua a chiamare amorevolmente “Nick”, fino ad arrivare alla testimonianza di don Donato che ha letto l’sms di un tossicodipendente che minaccia di farsi una overdose e di entrare solo se sopravviverà nella comunità gestita dal sacerdote.

La platea gremita agli Antichi Forni

La platea gremita agli Antichi Forni

Storie diverse, ma con tanti punti in comune che fanno da filo conduttore al romanzo di Bommarito: «Da quando Nicola è morto ho trovato sollievo nella lettura dei classici e nella scrittura. Scrivere di attualità ma anche di droga mi permette di superare i sensi di colpa, alcuni ingigantiti dalla situazione, alcuni reali. Il messaggio che voglio dare è che la tragedia è accanto a noi ma fingiamo di non vedere». L’avvocato ha ricordato che a Civitanova in questi giorni sono stati due i morti per droga e che l’incidenza di morti nelle Marche (senza tenere conto dei decessi dovuti a incidenti sotto effetto di abusi e di infarti o ictus provocati dall’assunzione di stupefacenti) è maggiore a quella della Campania dove c’è Scampia, regno dello spaccio, e del Lazio. Dura la critica nei confronti della politica e delle istituzioni: «Sono inaccettabili proposte di legge in Parlamento per la legalizzazione della cannabis che ha una potenza devastante, anche a 11 o 12 anni. Ci siamo dati un gran da fare per due anni per creare un tavolo di coordinamento che si chiama “Uniti contro la droga”. Ebbene sono sette mesi che non viene convocato».

L'intervento di Gianni Giuli

L’intervento di Gianni Giuli

Intensa la presentazione di Davoli: «E’ un lungo flusso di coscienza che si delinea attraverso tanti personaggi, in ognuno dei quali ho ritrovato Peppe. Tutti si pongono gli stessi interrogativi, che senso ha la vita e perché si muore».
Giuli ha sottolineato la necessità di entrare in un mondo che fa paura ma è vicinissimo: «I nostri ragazzi conoscono perfettamente la droga, c’è un marketing bene impostato dalla criminalità. Non tutti la usano ma tutti la incontrano. Facciamo prevenzione nelle scuole e i ragazzi conoscono le piazze dello spaccio meglio delle forze dell’ordine. Ci vuole una regola, nelle famiglie e nelle istituzioni».

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