BM, chiesto il rinvio a giudizio
per Bianconi, Casale e Degennaro

La procura di Ancona ha chiuso l'inchiesta stralcio sul buco miliardario di Banca Marche. L'udienza davanti al gup è stata fissata per il 1 marzo
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Massimo Bianconi

Massimo Bianconi

La procura di Ancona ha chiesto il rinvio a giudizio, nell’inchiesta stralcio sul ‘buco’ miliardario di Banca Marche, dell’ex dg Massimo Bianconi, dell’imprenditore Vittorio Casale e di Davide Degennaro, presidente di Interporto Puglia, indagati per corruzione tra privati. L’udienza davanti al gup è stata fissata per il 1 marzo. Con l’avviso di chiusura indagini la Finanza aveva contestualmente sequestrato beni per 15 milioni di euro riconducibili ai tre indagati: venti conti correnti, quote di società, due abitazioni a Bologna, una a Parma e due a Roma, tra cui una palazzina in via Archimede, ai Parioli, intestata a una società riconducibile a familiari di Bianconi.

L'immobile di Via Archimede 96/98 a Roma

L’immobile di Via Archimede 96/98 a Roma

I fatti contestati vedono al centro proprio l’immobile di via Archimede 96 nella Capitale, ceduto da Casale a una società riferibile a un familiare dell’ex dg. Questa società avrebbe usufruito di un contratto di affitto da una seconda società di Casale, con il canone mensile maggiore di una decina di migliaia di euro rispetto alla  rata del mutuo acceso per acquistarlo. Sebbene Casale si sia dichiarato innocente, la supposta corruzione sarebbe servita all’immobiliarista per ottennere da Bm la canalizzazione di anticipi Iva per qualche milione di euro. Lo stesso immobile è al centro del secondo presunto caso di corruzione tra privati ipotizzato dagli inquirenti, quando l’edificio di via Archimede divenne oggetto di preliminari di vendita con una società riferibile a Degennaro. I preliminari, mai perfezionati in reale cessione, avrebbero permesso a Bianconi, attraverso la società a lui collegata, di incamerare gli anticipi e alla società di Degennaro di ottenere finanziamenti facili. Nel complesso, una perdita per l’istituto di circa 15 milione di euro.

L’indagine ‘madre’, di cui si attende la chiusura, avviata nel 2013, coinvolge 37 indagati – uno deceduto – tra ex amministratori di BM e di Medioleasing, componenti del vecchio Cda e imprenditori, accusati a vario titolo di reati che vanno dall’appropriazione indebita alla corruzione tra privati, falso in bilancio e in prospetto, false comunicazioni sociali e ostacolo alla vigilanza. In 12 devono rispondere di associazione per delinquere.

(Servizio aggiornato alle 16,45)



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