Dario Conti: “Caro presidente,
non ci lasci con le pezze di dietro”

PUNTI NASCITA - L'ex sindaco di Camerino si rivolge a Ceriscioli per la salvaguardia delle aree montane
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Dario Conti

Dario Conti

Dario Conti, ex sindaco di Camerino e presidente del Partito Socialista di Macerata interviene sui punti nascita da salvare nelle aree montane: 

«La Regione Marche ha preso la decisione, penso non irrevocabile, di chiudere, entro il 31 dicembre di quest’anno, i punti nascita sotto i 500 partiti. Due di questi punti da sopprimere si trovano in aree montane. Il presidente della regione è una persona intelligente e comprende assai bene le situazioni e le difficoltà di chi vive in zone montane di per sé disagiate e dalle difficoltà socie-economiche. Conosce bene la nostra Carta costituzionale, essendo stato anche sindaco di una città importante come Pesaro, che all’art. 44 ultimo comma recita “la legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane”; pur essendo stato sindaco, importante, di una città di mare conosce sicuramente la legge per la montagna che così principia: “la salvaguardia e la valorizzazione delle zone montane, ai sensi dell’articolo 44 della Costituzione, rivestono carattere di preminente interesse nazionale. Ad esse concorrono, per quanto di rispettiva competenza, lo Stato, le regioni, le province autonome e gli enti locali”. E ancora al comma 4: “Sono interventi speciali per la montagna … il sociale, anche mediante la garanzia di adeguati servizi per la collettività. Conosce altresì e assai bene lo statuto della Regione, di cui è presidente, che  “riconosce la specificità del territorio montano e delle aree interne. Promuove politiche di intervento e di riequilibrio per assicurare un’equa distribuzione dei servizi e delle infrastrutture, occasioni di lavoro e adeguate condizioni di vita”. Inoltre in queste ultime settimane e giorni, avrà ben letto il decreto del ministro della salute Beatrice Lorenzin che ha firmato l’11 novembre con il quale apre alla possibilità di sperimentazione in aree montane di punti nascite inferiori ai 500 parti annui, a condizione che vengano mantenuti gli standard di qualità e di sicurezza previsti dalla normativa. Il decreto ministeriale è la pre-condizione per introdurre anche in Italia modelli sperimentali di erogazione del servizio di ostetricia già esistenti in altre zone montane d’Europa, come Svizzera, Austria o Germania, nei quali -come aveva verificato l’integruppo parlamentare per la montagna che lo standard non è legato al numero dei parti per singolo plesso ospedaliero, ma è affidato alla formazione e all’elevata casistica delle equipe mediche e infermieristiche che svolgono il servizio, consentendo in tal modo il contemperamento tra il diritto di nascere in montagna e il diritto di farlo in condizioni di assoluta qualità e sicurezza.

Luca Ceriscioli

Luca Ceriscioli

E allora mi chiedo perché mail il presidente, nonché assessore alla sanità, non chiede di accedere alla sperimentazione per tutti i punti nascita in questione? Non si rende forse conto che la montagna, le nostre aree interne saranno private di punti nascita di prossimità, con tutte le difficoltà che le giovani partorienti dovranno incontrare per recarsi a Jesi o a Macerata dove sarebbero trasferiti questi punti nascita? Forse non conosce bene le difficoltà di collegamento delle zone montane le distanze delle frazioni dislocate fra le montagne con il capoluogo provinciale? E allora perché togliere dalle nostre aree montane questi punti nascita che sono stati un importante quanto qualificante punto di riferimento per le nostre giovani mamme, che si sono sempre distinti per la professionalità dei suoi operatori? Nella nostra realtà montana già di per sé disagiata non si possono creare ulteriori disagi alla popolazione facendo venir meno importanti servizi sanitari e altrettanto significativi servizi amministrativi, fondamentali per la gente del nostro territorio. Caro presidente non ci può lasciare con le pezze di dietro, per non dire altro. I cittadini della montagna non lo meritano e non lo meriterebbero. Sarebbe del tutto incomprensibile. Se il problema è la sicurezza delle partorienti, sono sicuro che l’ospedale di San Severino e il suo punto nascita possa essere messo in sicurezza. Se così non fosse e sono sicuro che così non sarà, non è che il problema viene risolto trasferendo tutto a Macerata, ma si potrebbe pensare all’ospedale di Camerino che è un dea di primo livello,con una ottima rianimazione, sempre meglio di Macerata e più vicino alla gente di montagna.
Mi sia permesso in ultimo di aprire una parentesi a favore dell’Unità operativa urologica dell’ospedale di San Severino Marche che a detta di qualcuno, ovvero di qualche dirigente regionale, dovrebbe essere ridimensionata invece che potenziata nel servizio e negli strumenti; è un’Unità ben diretta dove opera un valido quanto stimato urologo, sempre disponibile e attento ai suoi malati, che molti ci invidiano. Anche questo è un servizio di prossimità che noi montanari con tutte le nostre difficoltà e disagi non vorremmo perdere. Caro Presidente ci pensi e si ricordi come si era presentato a noi cittadini di queste zone montane durante la sua campagna elettorale. Non ci tradisca.

 



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