Punti nascita,
mamme invadono il Consiglio
col sostegno di monsignor Vecerrica

SANITÀ - Nuova protesta contro la decisione di chiudere le strutture di San Severino e Osimo. Ancora speranze per Fabriano. Chiude di notte anche il punto di primo intervento dell'ospedale di Tolentino. A vuoto l'appello del vescovo: "Non ascoltano le nostre ragioni di gente dell'entroterra, abbandonata e massacrata"
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I tre comitati contro la chiusura dei punti nascita oggi in Consiglio regionale (foto di Luca Mengoni)

di Monia Orazi

Rimane inascoltata l’ultima disperata protesta dei comitati per la salvaguardia dei punti nascita di San Severino ed Osimo andata in scena oggi in Consiglio regionale. L’assise si è pronunciata per la chiusura delle due strutture entro il 31 dicembre, mentre per Fabriano resterebbe ancora aperto un piccolo spiraglio. Chiude di notte anche il punto di primo intervento dell’ospedale di Tolentino, bocciata la mozione del consigliere regionale del M5S Sandro Bisonni. Di fronte ai tre comitati – un centinaio di persone con carrozzine, passeggini e striscioni – i sindaci di San Severino, Fabriano, Osimo e Sassoferrato. Una parte dei manifestanti è stata ricevuta dal presidente Luca Ceriscioli, prima del Consiglio regionale ma il governatore ha ribadito il suo no alla proroga per la chiusura. Delusi i componenti del comitato per la difesa dell’ospedale di San Severino. «Ceriscioli ha mostrato una chiusura totale – ha detto l’avvocato Marco Massei – oltre alle due motivazioni che già conoscevamo, quella per cui un punto nascita con meno di mille parti non è sicuro, e quella sul risparmio espressa dal capogruppo Gianluca Busilacchi, ha aggiunto oggi che è una scelta politica, quella di privilegiare una sede piuttosto che un’altra. Questo è iniquo ed ingiusto, l’80% della fascia verso la montagna resta priva di punti nascita, noi dell’entroterra siamo cittadini di serie B, rispetto a quelli di serie A della costa».

A difendere il punto nascita di Fabriano è sceso in campo anche il vescovo Giancarlo Vecerrica che ha scritto ai manifestanti per esprimere il suo supporto: «Amici carissimi che manifestate, siete coraggiosi. Sono certo che il vostro impegno vincerà – ha scritto il vescovo in un messaggio consegnato al sindaco di Fabriano Giancarlo Sagramola – non ascoltano le nostre ragioni di gente dell’entroterra, abbandonata e massacrata, ma non possono non incontrarci. A Natale farò pregare tutta la Diocesi». Agguerrito Sagramola che ha minacciato un referendum per passare in Umbria mentre il sindaco di Osimo Simone Pugnaloni ha annunciato il ricorso al Tar.

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Una delle manifestanti mostra i volantini di protesta contro la chiusura dei punti nascita (foto di Luca Mengoni)

Massei esprime perplessità rispetto alla capacità dell’ospedale di Macerata di gestire ulteriori parti rispetto a quelli attuali: «Ha senso chiudere San Severino e lasciare aperto il reparto di Macerata, che non sarebbe a norma, è irresponsabile mandare le partorienti in un punto nascita meno sicuro del primo. Siamo sicuri che Macerata possa ricevere i seicento parti di San Severino? E’ stato valutato? Dovrebbe sopportare il 60 per cento in più del carico attuale di pazienti, una scelta politica irresponsabile e pericolosa sotto il profilo sociale e sanitario».

 

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L’incontro prima del Consiglio regionale con il governatore Ceriscioli (foto di Giancarlo Sagramola, sindaco di Fabriano)

Battagliero anche il segretario del comitato Mario Chirielli: «Il presidente Ceriscioli ha detto di voler migliorare la sanità, ribadendo che un punto nascita sotto i mille parti non ha ragione di esistere, non può fare questa discriminazione tra cittadini di serie A e di serie B, col tempo sapremo se la Regione è davvero virtuosa, non vorrei che più tardi saltassero fuori sorprese. Si potrebbe chiedere una proroga per San Severino, almeno sino a quando Macerata non sarà a norma, un peccato che anche oggi non c’erano con noi tutti i sindaci della montagna, sarebbe stato diverso». Presenti per l’amministrazione comunale di San Severino il sindaco Cesare Martini in fascia tricolore, il vicesindaco Vincenzo Felicioli, l’assessore Giampaolo Muzio. Martini ha annunciato che si rivolgerà alla magistratura: «Il presidente Luca Ceriscioli non si può trincerare dietro scelte tecniche ed esigenze di sicurezza. Le donne di San Severino sono al sicuro se partoriscono nel nostro ospedale e non se vanno in una struttura non a norma, come il nosocomio di Macerata. I nostri appelli sono caduti nel vuoto, manca l’interlocutore vero, cioè la politica. Non è un caso se dobbiamo rivolgerci alla magistratura e ad altre autorità» .

Bocciata la mozione con cui il consigliere M5S Bisonni ha chiesto di tenere la one day surgery e l’ambulanza infermieristica al punto di primo intervento di Tolentino, evitando la conversione in casa della salute prima di un accordo con i medici di medicina generale. Una mozione in cui il pentastellato invitava il Consiglio a prevedere l’avvio del servizio di diabetologia e nutrizione. «Sono molto preoccupato – ha detto Bisonni – non si considera la condizione delle infrastrutture, delle strade in particolare e la difficoltà che ha chi vive nell’entroterra nel raggiungere le strutture sanitarie in tempi rapidi e accettabili soprattutto in condizioni climatiche avverse».Respinta anche la richiesta delle opposizioni di sospendere il depotenziamento degli ospedali dell’entroterra. Il presidente Ceriscioli ha ribattuto che «Non si tratta di tagli lineari ma di scelte. Mantenere la situazione tale e quale vorrebbe dire tagliare linearmente».

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L’intervento del presidente Luca Ceriscioli durante il Consiglio (foto di Luca Mengoni)

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