Martini difende il punto nascite:
“Macerata non è a norma,
farò controllare”

SAN SEVERINO - Il sindaco annuncia controlli sugli standard di sicurezza per l'ospedale del capoluogo. Lì si riverseranno le future nascite dopo la chiusura del servizio nel nosocomio settempedano. Si valuta anche un ricorso al Tar e un esposto in procura con l'appoggio del comitato
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Il reparto di Ostetricia all'ospedale di San Severino

Il reparto di Ostetricia all’ospedale di San Severino

 

Cesare Martini, sindaco di San Severino

Cesare Martini, sindaco di San Severino

di Monia Orazi

Chiude il punto nascita di San Severino, il sindaco chiede di valutare gli standard di sicurezza dell’ospedale di Macerata che dovrà accogliere le pazienti settempedane. «La struttura non è a norma – dice Cesare Martini – non è pronta ad accogliere le donne». Intanto la battaglia per mantenere aperto il servizio prenderà le vie legali. Sul doppio fronte l’amministrazione comunale e il comitato per la difesa dell’ospedale. C’è la volontà di contrastare con tutte le armi messe a disposizione dalla legge la scelta di chiudere fatta dal presidente della Regione Luca Ceriscioli. Un coro unanime. Annunciati ricorso al Tar, esposto in procura e richiesta appunto di valutare gli standard di sicurezza del punto nascita di Macerata. Tutte ipotesi allo studio. «Non mettetemi in croce come sindaco, questa è una battaglia da fare tutti insieme – sbotta Martini – una volta assunto il provvedimento ricorreremo al Tar, sono disposto a pagarlo anche di tasca mia, non dimentichiamo che sono un nonno, un genitore, un figlio. L’ho detto a Ceriscioli, Volpini, Sciapichetti, che Macerata non è a norma e la struttura non è pronta ad accogliere le donne. Chiederò che qualcuno verifichi la sicurezza del reparto di Macerata perché va tutelata la salute dei cittadini, è dovere del sindaco. Ceriscioli dovrebbe preoccuparsi più di me per la sicurezza. Il percorso è iniziato ora, deve essere graduale anche per le reti cliniche, non prendiamoci in giro. Ho visto personalmente il reparto di Macerata, non è idoneo. Aspetto che sia preso il provvedimento della giunta. In questi giorni sto facendo di tutto perché è doveroso e perché il punto nascita ha tutte le caratteristiche per restare aperto. Continuerò a fare pressione, spero sempre in un ravvedimento, fino alla fine nella divina provvidenza, Gesù bambino potrebbe portare un regalo inaspettato. Se poi il provvedimento fosse assunto ricorreremo al Tar, perché le normative sono a nostro favore». Martini incontrerà di nuovo Ceriscioli ed ha già incontrato il cardinale Menichelli, originario di San Severino. A chiedere il ricorso al Tar anche il capogruppo di minoranza Gilberto Chiodi: «Insieme alla consigliera Gabriela Lampa martedì eravamo in consiglio regionale – afferma il consigliere – e lo spettacolo è stato pietoso, con un epilogo ancora peggiore. Se la politica ha fallito sul mantenimento del punto nascite a San Severino, ora non ci resta che impugnare lo scellerato provvedimento di chiusura davanti al Tar. Speriamo che il sindaco firmi il ricorso amministrativo». Battagliero anche il comitato per la difesa dell’ospedale, che si è riunito di nuovo ieri sera per valutare le azioni da intraprendere, alla presenza dei consiglieri regionali Elena Leonardi e Luigi Zura Puntaroni.

Elena Leonardi

Elena Leonardi

«Ho rivissuto la stessa situazione che si è verificata a Recanati qualche anno fa, quando è stato chiuso il reparto di eccellenza in cui sono nati i miei tre nipoti – ha detto la consigliera – occorre fare una richiesta forte per rivedere la situazione, non si può riorganizzare la sanità basandosi solo sui numeri. Maccioni mi ha detto che quella sulla maternità è una battaglia persa, ma per me è una battaglia di buonsenso». Non si arrende il settempedano Luigi Zura Puntaroni: «Se fossi stato io il sindaco l’ospedale lo avrei puntellato già cinque anni fa, attirando professionisti e medici competenti, in modo da avere più nascite, lo rendevo inattaccabile. In Regione avrebbero dovuto esserci mille persone. Qui c’è una condanna a morte si prolunga l’agonia per due o tre anni, è possibile fare ricorso, una diffida alla procura, dobbiamo pensare a come riconvertire le strutture escluse, un punto di qualità è capace di dare vita ad un intero ospedale».

«In Regione c’è stata una determinazione che non ci aspettavamo, è stato avvilente – spiega l’avvocato Marco Massei del comitato – noi fino all’ultimo non vogliamo mollare, porteremo avanti un’azione mediatica insieme ad Osimo e Fabriano, chiederemo ai referenti politici nazionali dei vari gruppi un’azione politica che scavalchi la Regione, per appellarci direttamente al ministro Lorenzin, che ha ribaltato il vangelo dell’accordo stato regioni. Una volta emanato il provvedimento valuteremo il ricorso al Tar, che tramite una sospensiva potrebbe bloccare la chiusura, inoltre presenteremo un esposto alla procura per interruzione e turbativa di pubblico servizio, perché si mette a rischio l’incolumità di mamme e bambini». Diversi componenti del comitato hanno contattato popolari trasmissioni tv per farle interessare del caso. «Le mozioni sono state respinte perché quella assunta è una decisione politica, c’è in atto un piano preciso per accentrare tutto a Macerata e chiudere il punto nascita di San Severino, l’unica città che sarà penalizzata», ha spiegato Mario Chirielli. Ad assistere all’incontro anche Andrea, un giovane papà di 33 anni, che nei prossimi mesi avrà insieme alla moglie il secondo figlio: «Non sappiamo neanche dove farlo nascere, abbiamo chiesto ma nessuno ci ha saputo dire nulla, io e mia moglie siamo disorientati perché sinora ci ha sempre seguito Linci. Dovremo andare a Macerata ma siamo preoccupati, forse ci rivolgeremo a Jesi o Ancona. In più abbiamo una bambina di un anno, dovremmo lasciarla ai nonni che sono a Cingoli, ma con tanta strada da fare quando sarà il momento, diventerà un problema, ci rimettiamo solo noi da queste scelte».

La riunione del comitato a tutela del punto nascite

La riunione del comitato a tutela del punto nascite



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