Parcheggia sul marciapiede,
finisce a botte
MACERATA - E' successo alle 19,30 davanti al cinema Excelsior. Un automobilista ha aggredito un passante che aveva scattato delle foto per testimoniare l'irregolarità del posteggio
Botte per un parcheggio: interviene la polizia. E’ successo nella zona di corso Cavour a Macerata, davanti al cinema Excelsior. Intorno alle 19,30 di questa sera un automobilista ha parcheggiato la sua vettura sul marciapiede di fronte al cinema. Un passante, notata la cosa, si è messo a scattare delle foto del posteggio irregolare, forse con l’intenzione di segnalare la cosa alle forze dell’ordine. Ma l’automobilista, pare si tratti di uno straniero, si è accorto che il passante stava fotografando la sua auto e così è tornato indietro e lo ha raggiunto. Poi lo ha aggredito, colpendolo. Sul posto è stata chiamata la polizia per riportare la situazione alla calma.

Gesto forse violento ma comprensibile…gente che non ha niente da fare
Basterebbe rispettare le regole … La violenza per la giusta osservazione di un cittadino non ha senso e’ pura violenza…
Questi cellulari…fanno proprio tutto, te rimedia pure la “sveglia” se la cerchi
E’ vergognoso. Più questi fatti restano impuniti e più certa gentaglia acquisisce arroganza e sfrontatezza.
“Certa gentaglia” è gentaglia “nuova italiana”. Il riportare, da parte della Polizia intervenuta, la situazione alla calma, in cosa si è concretizzato, nel vibrare allo straniero una manganellata sulla testa e lasciarlo a terra, scemito più di quello che costui era già di suo? Sai le risate dello ” straniero” quando la Polizia è arrivata, sapendo benissimo che non sarebbe finita, appunto, a manganellate in testa?
…non vorrei che alla fine la multa se la sia beccata il
Fotografo
Sicuramente verrà multato il passante che ha fotografato senza autorizzazione e risarcimento all ‘automobilista perché magari si è fatto male quando lo picchiava… siamo in Italia. …
Ma i vigili hanno elevato la contravvenzione ai sensi dell’art. 158, punto 1, comma h del Codice della Strada?
Tutta la solidarietà al fotografo, ma un consiglio…basta far finta di fotografare solo la via….la macchina poi “casualmente” viene ripresa!
Al di là del caso specifico dove va certamente condannata solo la violenza del guidatore bisogna rilevare che il parcheggio sui marciapiedi o magari su altre aree che limitano la mobilità pedonale e’ una cattiva abitudine molto frequente nella nostra città e che non fa distinzione fra etnie o età. Tutti noi automobilisti (lo siamo quasi tutti) dovremmo riflettere su questo e pensare che il rispetto di questa regola fa parte di una idea di città vivibile e sicura che certamente vorremmo vedere realizzata . Poi spetta alla amministrazione fare la sua parte per contrastare il fenomeno e favorire altre soluzioni di mobilità
Ovviamente la cosa si commenta da sola, ma questa è solo la punta dell’iceberg di una pessima abitudine che abbiamo. E’ rituale che ripetiamo almeno due volte al giorno quando accompagnamo i figli a scuola e li andiamo a riprendere. Se tutto è permesso in quei 5/10 min, lo straniero si sente autorizzato a questo e ad altro.
Purtroppo il compito dello Stato non è più quello di regolare i rapporti tra i cittadini e di intervenire dove ce ne fosse bisogno, ma è semplicemente quello di un esattore.
per fortuna ho riletto meglio l’articolo,avevo capito che lo straniero era quello che aveva fotografato e l’italiano quello aggredito….c’era qualcosa che non quadrava in effetti.
@ Mario Iesari
Qui nel nostro caso, il “caso specifico” come lo definisce lei, il punto nodale non mi pare proprio che sia la questione del parcheggio in doppia fila, abitudine scorretta che per necessità, per fretta, o per semplice sciatteria, tutti possiamo avere, chi più spesso chi meno. Qui la questione, di tutta evidenza per chi l’evidenza vuole coglierla e non voglia invece fare come il professore Pangloss precettore di Candido (che più bastonate pigliava e più disgrazie gli capitavano, e più comunque sosteneva che nulla di sbagliato potesse accadergli perché convinto di vivere nel migliore dei mondi possibile), è che l’abitudine di inseguire e prendere a botte uno che ti sta fotografando l’automobile è un’abitudine poco da Maceratesi e molto da disadattati stranieri, arrivati ad installarsi qui comodamente e impunemente, perché hanno ben capito che qui l’aria che tira è che quando menano uno che li sta fotografando mentre parcheggiano sul marciapiede, non vengono immediatamente prelevati da una pattuglia di poliziotti, portati in un vicolo o in una stradina di periferia e massacrati di botte, salvo poi essere tradotti al commissariato, denunciati per aggresisone, percosse e pure resistenza all’arresto (con i poliziotti che scrivono nel verbale: “Ha opposto così forte resistenza che abbiamo dovuto ridurlo alla ragione bastonandolo ripetutamente”, e con la Procura della Repubblica che avalla senz’altro e senza fiatare la versione degli agenti), sbattuti in galera e lì affidati alla cura di secondini che, tre-quattro volte al giorno, entrano in cella e gli servono il resto del dovuto. Hanno capito tutti assai bene che qui non gli può accadere nulla di tutto questo; e anche questo nuovo italiano autore della prodezza di cui all’articolo, sa bene che forse al più, potrebbe scaturirne al massimo un’inutile denuncia se la persona aggredita vorrà perdere tempo e soldi in avvocati, e qualche commento su Cronache Maceratesi improntato appunto al tenore “Dobbiamo tutti essere più bravi a non parcheggiare scorrettamente, e anche l’amministrazione dovrà fare la sua parte per la mobilità. Insomma: “Il Signore sia con Voi. E con il tuo Spirito. Amen”
L’ Italia faceva parte e forse ancora ne fa dei Paesi in cui si applica la tortura, secondo Amnesty International. Naturalmente i luoghi più deputati ad essa sono i luoghi di pre- detenzione. Certo non si parla di raffinati strumenti di tortura come quelli usati in altri paesi tipo strappo delle unghie, corrente elettrica ai genitali o inserimento di oggetti in alcune parti del corpo che oltre che a procurare dolore, mirano a distruggere la dignità umana. C’è una letteratura sterminata sull’argomento. In Italia, per tortura si intendono sganassoni, pugni e manganellate e vengono usati senza parsimonia almeno con gli italiani più deboli, come drogati e ladri di galline. Con altri tipi di fuorilegge, non ho mai avuto conoscenze tali da entrare in confidenza per sapere come avvengono gli interrogatori. Però qui il discorso è diverso, ci si deve difendere dalla strafottenza e di italiani e di stranieri e per quando arrivano le forze dell’ordine, l’aggressione è stata così veloce che si è consumata in poche battute e a rimetterci sono spesso gli aggrediti che non hanno capito che in certe situazioni non sai mai chi incontri e come può andare a finire. Allora se non si vuole essere aggrediti per una foto o magari per uno sguardo distratto che il potenziale aggressore potrebbe prendere come uno sgarbo e altre facezie del genere, credo sia utile farsi un bel bastone da passeggio, in materiale sufficientemente robusto per mettere a tacere un eventuale cretino sotto forma di energumeno arrogante e minaccioso. Bisogna però cercare di difendersi, prima che l’avversario riesca a colpire e questo per il famoso detto ” che chi parte per primo parte tre volte “. Non è proprio così ma si capisce bene.
@ Sauro Micucci
Lei sta forse riferendosi alla “dottrina Roosevelt” (Parla pacatamente e tieni in mano un grosso bastone) oppure si riferisce 🙂
Cerasi , mi riferisco.
Non conoscevo la dottrina Roosvelt, molto saggia.
@ Sauro Micucci
Scusi, mi è saltata l’ultim riga
… oppure si riferisce a quella opzione (non ricordo più se sentita in qualche film o letta su un libro): colpisci per primo, colpisci basso … e se si rialza, colpisci forte un’alta volta”
Cerasi, trovo doverosamente ingiusto avere ragione e prenderle. Però avere ragione significa che per giungere a questa conclusione, la ragione prima bisogna usarla. Ma a volte non c’è il tempo per riflettere, la situazione diventa subito incandescente ed è opportuno agire velocemente, istintivamente per cercare di non scottarsi.