Il fotografo che i francesi ci invidiano
porta Civitanova in Bretagna
Emanuele Scorcelletti, padre jesino e mamma friulana, ha scelto degli scorci del borgo per partecipare al festival di La Gacilly
di Laura Boccanera
C’è il cuore delle Marche, e anche un pò di Civitanova, nel nord della Francia. E’ a 4 ore da Parigi che va in scena quanto di meglio offra la fotografia italiana contemporanea, a La Gacilly, piccolo borgo della Bretagna che dal 5 giugno al 30 settembre diventa luogo di attrazione per oltre 400mila visitatori che amano la fotografia. Curato da Cyril Drouhet, responsabile della sezione fotografia di Le Figaro, il festival rappresenta una sfida e un’opportunità e dopo aver indagato la fotografia americana quest’anno, complice l’Expo, si è scelto di selezionare 9 fotografi che rappresentassero l’Italia. Fra loro c’è Emanuele Scorcelletti, jesino, una mamma friulana, di formazione francese. Per nulla conosciuto “in patria”, noto come “fotografo dello star system” a Parigi, Scorcelletti mantiene quell’anima candida da marchigiano e quell’allure tutta francese. Oggi era a Civitanova, assieme all’assessore Paola Giorgi, per presentare il suo lavoro, scoperto casualmente anche da un estimatore come Daniele Centioni che ha fortemente voluto la presentazione in città per mostrare questo talento che rappresenta l’Italia all’estero.
E fra i vari scatti che saranno esposti a La Gacilly anche alcuni scorci di Civitanova Alta, il Caffè Cerolini e la sua vita da bar con i suoi avventori. “E’ il più francese fra gli italiani e il più italiano dei francesi” – così lo descrive Drouhet in collegamento da Parigi al Cosmopolitan- “conosco Emanuele da più di 20 anni, e sono rimasto molto toccato dal suo lavoro personale, così diverso da quello per cui è conosciuto come fotografo di grandi attori (nel 2002 vince il World press photo immortalando una strepitosa Sharon Stone sul red carpet di Cannes ndr).
La fotografia italiana è poesia, contiene un’energia soprannaturale”. Refrattario al digitale: “oggi tutti siamo fotografi, basta un cellulare, con la mia Laica invece scatto e non so mai cosa uscirà fuori prima di sviluppare la pellicola. Oggi questo appare strano, ma è anche ciò che rende affascinante la fotografia” – afferma l’artista. E in effetti i suoi scatti contengono quanto di meglio c’è nell’espressività della tradizione italiana, un pò Scianna, un po’ Giacomelli, Scorcelletti sembra aver ereditato nel dna quella tradizione di malinconia e nostalgia dei grandi fotografi di paesaggio italiani e al tempo stesso è in grado di interpretare la tradizione francese dell’attimo, della vita che scorre e che viene bloccata dalla fotografia, da Cartier Bresson in avanti. Il bianco e nero regala il congelamento e l’eternità di uno sguardo che è dentro le Marche, ma che è capace anche di cogliere quel dettaglio che a molti di noi appare ormai scontato e superfluo, ma che visto attraverso la retina di Scorcelletti torna a stupire e commuovere.

