Solidarietà bipartisan a Cecile Kyenge
Lettera aperta di Roberto Fiore

Mentre tutta la politica nazionale condanna il becero manifesto dei forzanovisti affisso davanti alla sede maceratese del Pd, il segretario nazionale di Forza Nuova giustifica il gesto: "Questo non è razzismo". Proseguono le indagini. Il sindaco Carancini telefona al ministro
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Il ministro Cecile Kyenge

Il ministro Cecile Kyenge

“Atto ignobile ed inaccettabile quello rivendicato da Forza Nuova”. Il sindaco di Macerata Romano Carancini che già ieri, come tanti altri esponenti politici, aveva condannato lo striscione contro la Kyenge torna sulla questione dopo aver sentito il ministro al telefono: “Le ho manifestato personalmente la mia massima solidarietà e la totale  censura al gesto di Forza Nuova. Le ho rappresentato che è un gesto fatto da un gruppetto di estremistri che si contano sulle dita di una mano e che questa è invece una città che ha dimostrato con i fatti di avere nell’accoglienza e nell’integrazione un gene del proprio dna. In questa provincia vive un 10% della popolazione di immigrati, c’è un clima in alcuni casi non facile ma l’integrazione è un percorso ben avviato. Lei mi ha ringraziato anche per i tanti messaggi di solidarietà arrivati da Macerata e l’ho invitata per la festa del 2 giugno e per la prima del Macerata Opera Festival che sarà dedicata al tema “Muri e divisioni”.

 E a Kyenge va il sostegno bipartisan della politica – da Maurizio Lupi a Nichi Vendola, da Beatrice Lorenzin a Luigi Zanda al Movimento 5 Stelle di Macerata, che ha invitato  i “quattro ragazzi frustrati di Fn a leggere e viaggiare per imparare il rispetto del prossimo”. Per il medico italo-congolese l’attacco di oggi è solo l’ultimo di una serie di minacce e insulti via web piovuti dal giorno della nomina. Tanto da indurre la ministra Josefa Idem a mobilitare l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazione del Dipartimento per le Pari Opportunità.

 

Quel “torna in Congo” riecheggia le parole di Mario Borghezio, dell’ex senatore della Lega Nord Erminio Boso e uno striscione affisso fuori da un liceo a Padova, e se il Prc vuol mettere Forza Nuova fuori legge, le Marche si stringono attorno al ministro, con il governatore Gian Mario Spacca, gli amministratori locali, i parlamentari: «frasi spregevoli, ignobili, inaccettabili» dicono all’unisono.

INDAGA LA PROCURA – A Macerata i forzanovisti non sono certo nuovi ad iniziative del genere ma questa volta, dopo il becero striscione contro la Kyenge, è stato aperto un fascicolo in Procura (LEGGI L’ARTICOLO). Le indagini sono iniziate ieri sera con una perquisizione nella sede di Forza Nuova, in via Don Minzoni. Gli agenti della Digos hanno poi sentito il coordinatore provinciale, Tommaso Golini, il quale però ha dichiarato di non sapere nulla dello striscione. Il fascicolo aperto in procura per ora è a carico di ignoti, per il reato di propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, reato per il quale si rischia la condanna a tre anni di carcere.

EMULI A PISTOIA – “Sparare al ministro Kyenge e non ai Cc” e “Ministro Kyenge fuori dai c… FN”. Due scritte contro il ministro dell’integrazione Cecile Kyenge sono apparse a Pistoia nel primo mattino. Una è firmata Forza Nuova ma i militanti dell’associazione di estrema destra, rintracciati dalla Digos, hanno smentito un loro coinvolgimento. Le scritte sono state subito cancellate su disposizione del Comune di Pistoia che ha avvisato le autorità competenti.

“ATTACCHI IMBECILLI” – “Il gesto è opera di quattro imbecilli” avevano dichiarato ieri alcuni esponenti del Pd maceratese (LEGGI L’ARTICOLO). Ora anche il senatore del Pdl, Carlo Giovanardi, parla di “attacchi imbecilli” unendosi alla solidarietà “verso la concittadina ministro Cecile Kyenge  per gli attacchi imbecilli di cui è stata bersaglio con la rivendicazione del dovere di discutere anche ruvidamente con lei, da cittadino italiano a cittadino italiano, le proposte che avanza, ambedue con il sacrosanto diritto di avere diverso non soltanto il colore della pelle ma anche le idee su come affrontare i problemi della immigrazione e della integrazione”.

Sono sulla stessa lunghezza d’onda le dichiarazioni di un altro esponente del Pdl, il ministro Maurizio Lupi: “Esprimo la mia solidarietà al collega ministro Cecile Kyenge per gli attacchi razzisti di cui è vittima.‘Hic manebimus optime’, qui staremo benissimo. Risponda così il ministro Cecile Kyengea a chi, ignaro della nostra storia e della nostra cultura, la invita a “tornare in Congo“. Tutta la mia solidarietà alla collega ministro contro gli attacchi di stampo razzista di cui è vittima. La legittima diversità di opinione su alcuni temi è il sale della democrazia, l’insulto rozzo e violento ne è la più radicale negazione”.

Lara Ricciatti, deputata di Sel, ha definito “Deplorevole e vile lo striscione esposto da Forza Nuova contro il ministro Kyenge. I militanti di FN sostengono che non si può svendere la cittadinanza italiana ad elementi alieni alla nostra cultura. Così dicendo dimostrano, però, di essere loro i veri alieni rispetto alla nostra cultura! Cultura fatta storicamente di immigrazione, emigrazione ed inclusione. Basterebbe leggere anche un solo libro di storia per rendersene conto. Quanto allo ius soli, è evidente che ci sarà un ampio dibattito su una norma di portata culturale così rilevante. Ma non si può, di certo, aprire una discussione con chi alla ragione antepone gli insulti razzisti. Auguriamo al ministro Kyenge di lavorare con serenità e determinazione per il bene del nostro Paese”.

Ma Forza Nuova continua ad attaccare. Tommaso Golini, coordinatore provinciale di FN, che ieri ha negato ogni coinvolgimento sullo striscione, scrive: “Durante la perquisizione gli agenti della Digos di Macerata hanno potuto constatare con i loro occhi che nella sede di Forza Nuova in via Don Minzoni non si trova nessun materiale che incita all’odio razziale, bensì semplici manifesti elettorali e cartelli contro l’immigrazione già esposti in occasione di manifestazioni regolarmente autorizzate. Ci domandiamo se la stessa efficienza e lo stesso zelo usato dalle forze dell’ordine venga utilizzato anche nelle zone calde dello spaccio e della criminalità e nelle manifestazioni dei paci(finti) della sinistra democratica. Non ci lasceremo intimidire da nessuno, e già a partire da sabato 18 maggio in corso Cavour continueremo la raccolta firme contro lo Ius Soli”.

Roberto Fiore con il coordinatore provinciale di Fn Tommaso Golini durante l'inaufurazione della sede di Macerata

Roberto Fiore con il coordinatore provinciale di Fn Tommaso Golini durante l’inaufurazione della sede di Macerata

Il segretario nazionale di Forza Nuova Roberto Fiore ha inviato una lettera aperta al ministro Kyenge:

In questi giorni Forza Nuova è stata additata come una forza politica razzista per aver “osato” mettere in discussione l’ Italianità di Cecile Kyenge e le di lei proposte, volte a mettere fine alla presunta arretratezza Italiana in materia di cittadinanza.
Per delineare con precisione i confini del dibattito, mi permetto di argomentare le nostre tesi e di dimostrarne la correttezza.
Innanzitutto premetto che il pensiero di Forza Nuova non si discosta politicamente di molto da quello della maggioranza silenziosa degli italiani, moltissimi dei quali non accetterebbero:

a) una eventuale abrogazione del reato di immigrazione clandestina, che porterebbe l’ Italia in una situazione di anarchia sociale e disordine pubblico che non ha bisogno di essere descritto; per giunta, paradossalmente, non ci sarebbe un solo Stato in Europa che manterrebbe le frontiere aperte con l’ Italia dopo l’ introduzione di un provvedimento del genere. In base a ciò infatti, tutti coloro che entrano in Italia avrebbero di fatto un permesso di residenza e gli Africani pronti ad entrare in Europa, che secondo le stime del Parlamento Europeo sarebbero 50 milioni, avrebbero un luogo sicuro dove recarsi. Grazie al Cielo gli italiani, ma anche i più potenti burocrati di Bruxelles, non accetteranno mai il concretizzarsi di una situazione di questo tipo.

b) il diritto per ogni nato su territorio italiano di divenire cittadino. Questo più insidioso concetto cozza con sia con la nostra tradizione giuridica che con il nostro comune buon senso. Circa 700.000 bambini infatti potrebbero divenire immediatamente italiani, consentendo ai propri genitori di ottenere la residenza illimitata e, più tardi, la cittadinanza: stiamo parlando di 50.000 neonati ogni anno, a cui vanno sommati i circa 700.000 che beneficeranno della retroattività della legge, senza contare quelli che ne conseguiranno, circa un milione e mezzo. Questo provvedimento, assieme alla soppressione del reato di immigrazione clandestina, avrebbe una conseguenza disastrosa: l’ Italia diverrebbe il Paese della cittadinanza facile, i flussi demografici sfavorirebbero drasticamente i “vecchi Italiani” e l’ Italia diverrebbe un nuovo soggetto che nulla avrebbe a che vedere con la nostra tradizione ed il nostro passato.
Inoltre Forza Nuova si è permessa di dubitare dell’ Italianità della signora Kyenge, questo per due motivi: innanzitutto perchè il suo incipit sul territorio italiano fu come immigrata clandestina. Solamente questo fatto, per esempio, nei “civilissimi” USA metterebbe la parola fine ad ogni richiesta di cittadinanza. Dubitiamo dell’ italianità della signora anche perchè, da una sua interrvista con Lucia Annunziata, non sono emerse critiche ma anzi lodi nei confronti del regime poligamico dal quale ella stessa proviene. Ora, nessuno vuole mettere una figlia contro suo padre ne una donna contro le sue radici culturali, ma non sarebbe d’uopo per un Ministro italiano una dura critica di tale sistema incivile e sicuramente estraneo alla nostra tradizione?
Uno sguardo più aprofondito alle stato delle cose nel suo Congo, poi, apre uno scenario ancora più drammatico ed inquietante, che ci dovrebbe far riflettere. Trascrivo qui un brano tratto da “Peace Reporter” sul problema della violenza sessuale in questo Stato:
“I dati raccolti mostrano quanto le precedenti stime sui casi di violenza sessuale nella Repubblica Democratica del Congo siano ben lontane dal fotografare la reale situazione presente nel Paese”, queste le parole di Amber Peterman, principale autore dello studio pubblicato ieri dall’America Journal of Public Health, in cui si parla di un’emergenza 26 volte maggiore rispetto a quanto stimato finora e, comunque non ancora del tutto chiara a causa di numerosi casi di violenza sessuale non denunciati dalle vittime per paura o per vergogna. Secondo i risultati pubblicati nel rapporto, sarebbero circa 1.100 i casi di stupro registrati ogni giorno in Congo, mentre più di 400 mila le donne, di età compresa tra i 15 e i 49 anni, violentate durante la guerra che ha falciato l’Africa Centrale tra il 2006 e il 2007, un dato che stacca nettamente gli studi Onu realizzati sullo stesso periodo, da cui emergevano solamente 15.000 casi di violenza sessuale. Siamo dinnanzi a “un cancro che si diffonde nel mezzo dell’impunità e del silenzio”, ha affermato Michael van Rooyen, direttore della Harvard Humanitarian Initiative, intervenuto per commentare lo studio dell’American Journal. “Una delle più gravi crisi umanitarie del mondo contemporaneo”, ha aggiunto, i cui dati a disposizione potrebbero essere tuttavia sottostimati.”
La signora Kyenge, in virtù di un principio naturale d’amore verso la terra che l’ ha generata, non dovrebbe esser protesa all’ eliminazione di questo cancro nel suo Paese piuttosto che aiutare l’ “incivile Italia” a riconoscere le bellezze dello ius soli? Non sente un legame con quelle donne umiliate e ferite, che piangono silenziosamente ogni giorno nel Congo, la sua terra? Io, come uomo, non congolese, sento l’ urgenza di adoperarmi per far si che si concluda un simile scempio, ma lei?

Qualora però l’amore verso la propria terra non fosse più quello di una volta e la signora Kyenge si sentisse in dover di agire solo nella sua “nuova Patria”, non sarebbe giusto intervenire, lei che ne avrebbe le facoltà, in difesa dei suoi conterranei africani che nelle campagne calabresi sono soggetti ad una vera e propria schiavitù lavorando nei campi per 20 euro al giorno, mentre i mafiosi e i potenti locali si appropriano dei restanti 40 euro che a questi “nuovi schiavi” spetterebbero?
Se la Kienge facesse qualcosa per l’Africa e per gli africani passerebbe alla storia come una grande cittadina congolese, come una figlia che ha protetto la dignità delle sue sorelle e della sua terra. In caso contrario sarà ricordata come una donna politica, tipicamente italiana che: poteva fare e non fece e che ha chiuso gli occhi per non guardare l’ abisso di immoralità che la circonda, pur di rimanere nei comodi salotti bene, quelli del politically correct e delle grandi italiche ipocrisie”.

(redazione CM)

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