Quel ponticello sul fiume dei guai

Potenza, il sogno spezzato di un'infrastruttura fondamentale per rompere l'isolamento di un'intera vallata e del capoluogo, a nord

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verdenellidi Maurizio Verdenelli

Il 30 marzo 2009, in piazza della Libertà a Macerata, i locali espositivi dell’Accademia di Belle Arti aprirono le porte agli elaborati tecnici del nuovo Ponte sul Potenza, essendo presidente della Provincia (lo sarebbe stato per un paio di mesi ancora) Giulio Silenzi che …veni,vidi, vici era stato, quasi appena eletto, il protagonista dell’opera pubblica più veloce dal dopoguerra ad oggi: il ripristino del ponte sul Potenza, dedicato a Sandro Pertini. Sono trascorsi esattamente quattro anni da quell’incipit che si sperava dovesse consegnare un’infrastruttura determinante per il comprensorio maceratese. E ne sono passati 56 dal ponte più famoso della storia cinematografica mondiale, pure quello innalzato con la velocità di un fulmine.  Nel 1957 un kolossal podotto da Gran Bretagna ed Usa, guadagnò sette Oscar per una storia di guerra attorno ad un ponte che prigionieri inglesi erano costretti a costruire per i carcerieri giapponesi. Tuttavia mentre lo realizzavano ‘alla grande’ (noblesse obblige) un commando di compatrioti si preparava a farlo ‘saltare’. Eravamo, nella finzione cinematografica, in Birmania -l’attuale Myanmar- sul fiume Kwai non sul Potenza nell’omonima frazione maceratese. E lo scenario, adesso, non è una guerra ‘effimera’, di cartapesta ad uso delle cineprese, ma il dramma della burocrazia ed insieme della crisi italiana dove a fingere di morire non sono comparse variamente in divisa, ma realisticamente ogni giorno, anzi ogni ora, le nostre aziende.
ponte villa potenzaA rendere necessario quel ponte, è stato l’eterno assedio viario di Villa Potenza e della stessa Macerata, su quel fronte. A distruggerlo potrebbe risultare molto verosimilmente, alla fine, un commando chiamato ‘Patto di Stabilità’. Sono passati 4 anni (triste anniversario) dal progetto della Provincia da 12,5 milioni: un tempo quasi uguale a quello della Seconda guerra mondiale che fa da sfondo all’opera cinematografica diretta da David Lean, protagonisti Alec Guinness e William Holden.
Tuttavia il riferimento più appropriato per questo ‘Titanic’ mai salpato è il film che venne interpretato l’anno dopo, nel ’58, da Jerry Lewis: “Il ponticello sul fiume dei guai”. Un altro titolo ancora per quest’ennesima incompiuta in Valpotenza (Il traforo del Cornello è poco più in là)? “Salvate il soldato (Pettina)Ri.An(Tonio)”. Tonino, il presidente con l’emetto di una Provincia all’ultima spiaggia e sopratutto impotente, per il momento, a mettere insieme i ‘cocci’ di quei due archi bianchi e lunghi quasi 100 metri orgogliosamente innalzati 3 anni fa verso un infinito che ha adesso i preoccupanti riverberi del nulla.
Eppure quel giorno d’agosto del 2010 sembrava che la favola bella di quell’elegante ‘farfalla’ potesse concludersi rapidamente. Caduta inopinatamente la giunta Capponi, quel giorno di calura estiva in cantiere c’erano insieme con il commissario Calvosa, amministratori provinciali, anzi ex, vecchi e nuovi che si preparavano alla ‘grande corsa’. Una festa raffreddata poi dagli intoppi del Patto di Stabilità. Sotto i colpi dei ritardati pagamenti, la ditta appaltatrice rallenterà gradualmente per fermarsi del tutto. A dicembre del 2011, tornato l’ossigeno delle risorse pubbliche, lo sblocco dei pagamenti non risulterà più sufficiente a ridare vita al cantiere ormai fermo nella crisi generale del settore edilizio. Dato l’impasse, nel marzo 2012, la Provincia dovrà risolvere tutti i contratti e la ditta fallisce di lì a poco. Una ‘morte annunciata’ per restare ancora nella storia della cinematografia (e della letteratura). Ma purtroppo qui, di finzione non c’è più nulla.

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