La salvezza del Dipartimento di Economia
è appesa a un filo

UNIVERSITA' DI MACERATA - All'Ateneo mancano due docenti per rientrare nei limiti previsti dalla riforma Gelmini. Se la situazione non evolve entro il 29 maggio potrebbe decidere un giudice amministrativo

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unimc-studentidi Alessandra Pierini

L’Università di Macerata sta cambiando in maniera significativa ed è in questo momento protagonista di trasformazioni che saranno senz’altro determinanti nel prossimo futuro. La situazione che si è venuta a creare negli ultimi giorni, risultato di dinamiche andate avanti per mesi, è quella di un preoccupante stallo che sembra procurato da  giochi di potere interni. Se i nodi non verranno sciolti nei prossimi giorni il rischio è che a decidere dovrà essere il giudice amministrativo. Martedì 29 maggio, in effetti, quindi tra non più di due giorni lavorativi, scadrà il termine ultimo per la presentazione dei nuovi Dipartimenti universitari, come richiesto dalla riforma Gelmini. Ad Economia si brancola ancora nel buio. In base a quanto previsto dalla legge, infatti, le facoltà dovranno essere trasformate in Dipartimenti che devono contare un minimo di 35 docenti. Tra le sette facoltà esistenti, Giurisprudenza, Lettere e Filosofia e Scienze della Formazione raggiungono il numero necessario di aderenti. La facoltà di beni Culturali si è accorpata con Scienze della Formazione andando a formare un Dipartimento di circa 70 aderenti, Scienze Politiche e Scienze della Comunicazione si sono unite con un totale di 45 docenti.
L’unica facoltà esclusa dai necessari accorpamenti è quella di Economia che conta 33 economisti, non sufficienti per dar vita ad un Dipartimento autonomo.  La soluzione ventilata e in un certo momento percorsa è stata quella dell’unione tra Economia della preside Antonella Paolini  e Giurisprudenza di Alberto Febbrajo che avrebbe originato un Dipartimento di circa cento aderenti il cui Direttore avrebbe avuto un potere eccessivo, cosa che avrebbe creato non pochi problemi al rettore Luigi Lacchè (leggi l’articolo). Ad evitare il maxi dipartimento, ci ha provato Maurizio Ciaschini, il quale ha proposto di unirsi agli economisti e di portare con sè altri due docenti.
La sua mossa, però, non è stata risolutiva e comunque l’apporto di tre economisti non sarebbe sufficiente a creare un Dipartimento forte e credibile, capace di affrontare le sfide di un futuro  sempre più complicato da affrontare. Il 14 e il 15 giugno la nuova mappa dei Dipartimenti dovrà essere approvata dal Senato Accademico e dal Cda dell’Università, questi giorni sono quindi bollenti in termini di scelte ma anche per l’immagine che l’Ateneo riuscirà a progettare verso l’esterno. L’Università di Macerata deve, per essere vincente, apparire compatta, sana e forte di tutte le sue componenti che operano organicamente per il raggiungimento di obiettivi condivisi.
La soluzione migliore sta nella collaborazione e nell’unione delle forze che, in questa fase terribilmente complicata per la didattica e per la ricerca, non devono essere minimamente disperse, si rischia altrimenti che la crisi vada ad incidere anche in quella che è realmente e senza alcuna retorica un’eccellenza maceratese, una ricchezza e una risorsa da tutelare con la massima cura. Non c’è pretesto che tenga.


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