di Walter Cortella
Prosegue con successo la stagione di prosa del «Lauro Rossi» con la coppia Isabella Ferrari-Ennio Fantastichini, interprete de «Il catalogo» di Jean-Claude Carrière, per la regia di Valerio Binasco. Si tratta di una gustosa commedia apparentemente leggera, una pièce da camera, in cui si racconta l’incontro-scontro di un maturo e brillante avvocato con una eccentrica donna, alla ricerca di un fantomatico signor Ferrand. L’esistenza del professionista, scapolo impenitente e donnaiolo di successo, subisce un radicale sconvolgimento a causa dell’improvviso arrivo della graziosa Suzanne che con un pretesto si insedia nel suo monolocale. Tra i due inizia uno strano gioco fatto di schermaglie che sembrano nascondere qualcos’altro. L’uomo è un vero e proprio collezionista di donne. Ne ha sedotte ben centotrentaquattro e proprio come il don Giovanni mozartiano, ne tiene una rigida contabilità riportandone con meticolosità il nome, la foto e i dettagli fisici in un registro. Per non disperdere una importante traccia del suo vissuto, a causa di una presunta mancanza di memoria. In tal modo, la sua vita si riduce a una serie di «tacche» incise su una stecca, come erano soliti fare i militari di leva per scandire il lento trascorre della loro naja. Ma si tratta di un alibi. Rileggere quel «catalogo» gli dà l’illusione di esistere. Quelle donne possedute senza amore danno, infatti, un senso alla sua vita fatta di solitudine. Ma l’improvviso arrivo di Suzanne sconvolge la sua esistenza. Lo convince con astuzia a darle ospitalità per pochi minuti, il tempo di riposarsi, ma pian piano con sottili inganni si insedia nel minuscolo appartamento, fruga tra le pagine del diario segreto, perquisisce il passato dell’uomo. Diventa la padrona di casa e lui sembra incapace di uscire da questa assurda situazione. Jean-Jacques e Suzanne sono personaggi fondamentalmente soli, molto distanti tra loro. Solo un equivoco, solo il caso può fare incontrarli nella casa di lui. E lei gliela porterà via e curiosando nel suo diario gli ruberà anche l’intimità. Lui ha ancora le sue avventure, ma dovrà viverle fuori casa. Malgrado ciò, Jean-Jacques finisce, senza volerlo, per innamorarsi della ragazza, dopo aver vanamente tentato di disfarsene. Da una situazione ai confini dell’assurdo si arriva alla resa dei due, simili a due naufraghi che però rimangono prigionieri dei loro tormenti e la loro storia in pratica non finisce. Il loro gioco assurdo continua in un infinito tira e molla. Una commedia del genere, dove le parole la fanno da protagonista, punta molto sulla bravura degli attori e qui ne troviamo due veramente superlativi. Ennio Fantastichini, forte del suo notevole bagaglio tecnico, dimostra ancora una volta la sua grande duttilità e un’ampia tavolozza di registri espressivi. Dà vita ad un personaggio nevrotico, solitario. In fondo è una brava persona, con una vita quasi normale e con il curioso vezzo di tenere segrete le sue conquiste. Alle donne può apparire un simpatico farabutto e a noi uomini un incallito scavezzacollo da invidiare, con quel suo catalogo che a ben pensarci altro non è che un diario da adolescente, da sognatore, dove annotare ciò che nella vita non c’è. Isabella Ferrari si cala perfettamente nei panni dell’ospite svagata e fuori dal contesto, sconvolgendo di battuta in battuta ogni precedente «quadro» rassicurante. La sua Suzanne è una ragazza graziosa, un po’ petulante, sicuramente arguta. Un personaggio difficilmente catalogabile, che non vuole essere «normale», quasi una creatura al di fuori del mondo. Il vago accento straniero la rende misteriosa. Chi è, da dove viene e qual è il suo segreto? In questa atmosfera da teatro dell’assurdo la Ferrariè bravissima, sempre in bilico tra il ruolo dell’amante e quello della profittatrice. La musica, terzo valido componente del cast, sottolinea le emozioni che i protagonisti, libertini volutamente algidi per nascondere la loro fragilità, non vogliono mettere in luce. Il testo di Carrière presenta due piani di lettura, uno più immediato, brillante e divertente, l’altro più profondo, che induce a riflettere sulla solitudine e sul significato delle nostra esistenza.
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