Omicidio Marin, perizia psichiatrica
per Valentino Carelli

IL PROCESSO - La Corte d'Assise ha accolto la richiesta del Pm Stefania Ciccioli. Sentito un compagno di cella: "Non l'ho mai visto consumare droga in carcere"

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Andreea Cristina Marin

Andreea Cristina Marin

di Cristina Grieco

E’ ripreso questa mattina in aula  il processo a carico di Valentino Carelli, unico, tra i quattro imputati, ad essere ancora in attesa di giudizio per l’omicidio della giovane Andreea Cristina Marin. Oggi sono stati chiamati a deporre quelli che, verosimilmente, sono gli ultimi due testimoni del processo. In particolare è stato ascoltato, a richiesta della difesa, l’altro compagno di cella del Carelli, il marocchino Kader Nassim Abdel, detenuto da nove mesi per spaccio di sostanze stupefacenti. A differenza di quanto affermato nella scorsa udienza da Giorgio Palumbo, ex detenuto, che aveva dichiarato di aver visto ripetutamente Carelli fare uso di sostanze stupefacenti durante la detenzione, l’odierno testimone, divenuto suo compagno di cella dopo l’avvenuto trasferimento dell’imputato, ha dichiarato di non averlo mai visto consumare droga in carcere.
«Abbiamo condiviso la stessa cella per circa quattro mesi – ha dichiarato stamane in aula –  so che era in carcere per omicidio, ma non abbiamo mai parlato di quello che è successo quella notte. So che aveva il divieto di incontro con gli altri coimputati, ed anche che ha avuto problemi con il suo vecchio compagno di cella, Giorgio

I sommozzatori cercano l'arma del delitto lungo il litorale di Porto Potenza

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Palumbo. Per questo l’abbiamo accettato nella nostra cella». In merito ai controlli effettuati in carcere per verificare l’uso da parte di detenuti di sostanze stupefacenti ha chiarito: «Sì, ci sono state 3 o 4 perquisizioni nella mia cella e io stesso sono stato sottoposto all’esame delle urine». Poi interrogato sulla concreta possibilità di introdurre sostanze stupefacenti in carcere ha risposto: «È possibile che giri della droga ma non ho mai notato niente nella nostra sezione e non ho mai visto Valentino Carelli comprare droga».

È stata poi la volta di Santa Lebboroni, direttrice della casa circondariale Ancona – Monteacuto, dove è  attualmente detenuto Valentino Carelli, sentita a richiesta della difesa. La deposizione della direttrice è stata principalmente volta a chiarire le regole che scandiscono la vita del carcere, le modalità con cui vengono somministrate le terapie tossicologiche e psichiatriche, come avvengono le perquisizioni nelle celle e quali sono le precauzioni che vengono adottate perché venga rispettato il divieto di incontro tra detenuti.  «Per evitare l’incontro tra Valentino Carelli e gli altri – ha dichiarato la Lebboroni – li abbiamo innanzitutto sistemati in sezioni diverse. C’è un controllo costante e anche se, in alcuni spostamenti, i detenuti non sono fisicamente accompagnati ci sono agenti al punto di partenza e di arrivo. Tuttavia – ha spiegato ancora la direttrice – il locale deputato al ritiro delle notifiche ed altri spazi sono comuni  per tutti i detenuti e quindi non è possibile escludere in senso assoluto che si siano incontrati». In merito alle sostanze stupefacenti e ai controlli che vengono effettuati, la direttrice ha affermato: «I detenuti al momento del loro ingresso in carcere vengono perquisiti in modo particolareggiato. Se ci sono segnalazioni di ovuli ingeriti si fanno anche controlli ulteriori, altrimenti ci si limita alla perquisizione. In seguito, nelle celle vengono effettuate a sorpresa perquisizioni anche con l’ausilio di unità cinofile, benché ciò non avvenga con frequenza particolarmente rilevante. Possono trascorrere diversi mesi senza che una cella venga perquisita. È chiaramente proibito l’uso di stupefacenti ma non si può escludere, in assoluto, che in carcere non circolino sostanze – e ancora – sulle terapie tossicologiche ci sono protocolli particolarmente rigorosi. Le sostanze vengono somministrate direttamente in ambulatorio e l’infermiera si deve accertare che la sostanza sia stata completamente ingerita prima di rimandare in cella il detenuto. Gli psicofarmaci, al contrario, vengono distribuiti direttamente nelle celle». Alla domanda della pubblica accusa volta a chiarire le conseguenze dell’eventuale rinvenimento di sostanze stupefacenti in una cella, la direttrice ha spiegato: «Si apre un procedimento disciplinare, il soggetto viene giudicato dal consiglio di disciplina e di solito si procede con l’isolamento».

Al termine delle deposizioni il pubblico ministero Stefania Ciccioli, viste le risultanze delle perizie di parte, ha chiesto alla Corte di disporre una perizia psichiatrica sulla persona di Valentino Carelli necessaria ad indagare l’effettivo stato psichico dell’imputato. Il presidente Bonifazi, accogliendo la richiesta, ha rinviato per la nomina del consulente tecnico d’ufficio e per il conferimento dell’incarico all’udienza del prossimo 3 giugno.

 

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