Delitto Cameyi, in aula ricostruita l’indagine:
«Alle 12,55 l’ultimo segnale del cellulare,
poi Monir rientra all’Hotel House da solo»

CORTE D'ASSISE - Primi testimoni al processo per l'uccisione della 15enne, assente l'imputato, Kazi Monir, da anni in Bangladesh dove nel frattempo si è sposato. Sentiti sei ispettori che hanno seguito l'inchiesta dalla scomparsa alle piste seguite dopo il ritrovamento dei resti a Porto Recanati. L'ultima chiamata a un connazionale. La prossima udienza verrà sentita la madre della ragazza uccisa

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La famiglia Mosammet in tribunale alla scorsa udienza

di Alessandro Luzi

Alle 12,18 l’ultima chiamata di Cameyi Mosammet col cellulare, alle 12,55 l’ultimo segnale rilevato in una cella telefonica a Porto Recanati, poi più niente: solo le telecamere dell’Hotel House che inquadrano Kazi Monir, oggi 36enne, rientrare a casa. Cosa è accaduto in quei 40 minuti circa? Su questo dovrà fare luce il processo che è in corso davanti alla Corte d’assise al tribunale di Macerata per l’omicidio di Cameyi, 15 anni, scomparsa il 29 maggio del 2010 e in cui è imputato Monir.

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Cameyi Mosammet

I resti della ragazzina erano stati ritrovati il 28 marzo del 2018 a Porto Recanati, in via Santa Maria in Potenza, nei pressi dell’Hotel House. Parte erano all’interno di un pozzo, parte in un terreno lì vicino.

Monir, che in aula non si è visto (vive in Bangladesh da anni), è accusato di omicidio volontario. Per l’accusa, sostenuta dal pm Rosanna Buccini, il giovane avrebbe agito per gelosia.

Oggi hanno testimoniato sei ispettori della questura di Ancona e di Macerata che hanno seguito le indagini.

Davanti al microfono dell’aula del tribunale di Macerata hanno testimoniato gli ispettori Rosanna Piccione, Elisa Gentili, Maurizio Nazarelli e Roberto Baiocco della questura dorica.

Invece della questura di Macerata hanno testimoniato gli ispettori Fulvio Mercanti e Maurizio Marcoaldi.

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Fatema Begun, mamma di Cameyi

Nel corso di un’udienza durata circa 5 ore, a cui hanno partecipato anche la mamma e i due fratelli della ragazzina, sono state illustrate le Sit (Sommarie informazioni testimoniali), i tabulati delle celle telefoniche, e i sei ispettori hanno ricostruito quanto accaduto a partire da quel 29 maggio 2010 e le varie piste seguite.

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Monir e Cameyi ripresi dalle telecamere della stazione di Porto Recanati

Le indagini sono scattate quando il papà di Camey, domenica 30 maggio, ha denunciato alla questura di Ancona la scomparsa della figlia. «Da lì abbiamo iniziato a sentire le amiche e gli insegnanti della 15enne per capire cosa fosse avvenuto quel sabato – riferisce l’ispettore Rosanna Piccione, la prima ad essere sentita che ha parlato per oltre due ore -. Ascoltiamo anche tre bengalesi, tra cui Monir.

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Il rinvenimento dei resti

Poi chiediamo i tabulati telefonici e abbiamo visto che la mattina del 29 maggio Monir va dalla stazione di Porto Recanati ad Ancona per poi tornare a Porto Recanati. Stesso percorso fatto allo stesso orario anche da Cameyi. I due vengono ripersi insieme dalle telecamere della stazione di Porto Recanati: lui indossa un cappello da cowboy, lei un vestito bianco». Secondo quanto riferito dall’ispettore «quella mattina le telecamere dell’Hotel House hanno ripreso Monir uscire da solo alle 9 e rientrare alle 12,58, sempre da solo. Tre minuti prima risulta l’ultima traccia del cellulare di Cameyi agganciato a Porto Recanati. Alle 12,18 c’è stata l’ultima chiamata della 15enne ad un connazionale che viveva a Vigevano».

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L’avvocato Marco Zallocco

Nel corso pomeriggio del 29 maggio, intorno alle 15, Monir «si è sentito male. Un coinquilino ha chiamato i soccorsi ed è stato portato al Pronto soccorso di Porto Recanati. I medici hanno riscontrato ansia e agitazione. Non aveva assunto né alcol, né stupefacenti». Sotto esame anche le intercettazioni da cui emerge che «a ottobre Monir è in Bangladesh, dove si è sposato ed ha una figlia». Resta da capire cosa sia avvenuto in quei 40 minuti circa in cui gli inquirenti collocano l’omicidio. Nel corso della testimonianza la poliziotta ha anche detto che il cellulare della 15enne non è stato mai trovato.

Per la difesa, sostenuta dall’avvocato Marco Zallocco, «non si sa con certezza l’ora, il giorno, il mese e l’anno della morte della 15enne. Non si conosce nemmeno l’anno del seppellimento del corpo. Mi sembra che ci siano pochi elementi a carico del mio assistito». Il legale oggi ha depositato come memoria difensiva «le 19 pagine della procura di Ancona che nel 2017 chiese l’archiviazione del caso. Ho fatto mio questo documento con tutte le ipotesi della procura e l’ho depositato alla Corte d’assise».

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Gli avvocati Marco Vannini e Luca Sartini

Il processo proseguirà il 25 novembre quando verrà sentita la mamma di Cameyi, Fatema Begun, il fratello maggiore, Jisan Mosammet, lo zio ed altre due persone che all’epoca erano vicine alla 15enne che all’imputato. Nel processo, la famiglia della 15enne è parte civile, assistita dagli avvocati Luca Sartini e Marco Vannini.

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