Aree interne, l’allarme della Cisl:
«Persi in 20 anni 40mila giovani»

CAMERINO - Confronto promosso con Unicam sul futuro dei territori montani. Marco Ferracuti della Cisl: «Nel 2006 nell'area del cratere c’erano 120mila under 35, oggi meno di 80mila. Senza sanità, scuola e lavoro i borghi rischiano di diventare scenografie vuote»

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Servizi sanitari di prossimità, scuole, lavoro, trasporti e incentivi per chi sceglie di restare nei borghi. Sono queste le priorità indicate dalla Cisl Marche per contrastare lo spopolamento delle aree interne e rilanciare i territori montani. In 20 anni persi 40mila under 35 nell’area del cratere. Prospettive, numeri e progettualità al centro del seminario «Aree interne tra sostenibilità e marginalità» organizzato oggi a Camerino in collaborazione con Unicam.

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Marco Ferracuti Cisl

«Le priorità sono quelle di garantire sanità di prossimità, investire nelle scuole, assicurare servizi alla persona, incentivare chi mantiene vivo questo territorio, trasporto pubblico locale, potenziare il turismo in rete, rafforzare infrastrutture fisiche e digitali, fiscalità agevolata, incentivi per le start-up innovative, incentivi per le collaborazioni tra Comuni, formazione per fare lavori che hanno caratterizzato queste zone»  ha sottolineato il segretario generale della Cisl Marche Marco Ferracuti.

L’iniziativa, intitolata «Terre di passaggio o luoghi da vivere», si è aperta con i saluti del sindaco di Camerino Roberto Lucarelli e del rettore dell’università di Camerino Graziano Leoni.  Introduzione di David Ballini per la Cisl. Tra i relatori anche Lucia Ruggeri e Valentina Polci ricercatrice in Sociologia della scuola di Architettura: «Le aree interne non vanno guardate soltanto come aree fragili ma bisogna comprendere il loro valore sotto forma di capitale sociale e patrimonio ecosistemico. La parola chiave dell’intervento è partecipazione al governo, punto nodale per la ripartenza e la ricrescita che non può essere solo fisica ma anche socioeconomica. Le reti sociali vogliono ancora impegnarsi, collaborare con le istituzioni. Far emergere i conflitti aiuta a far crescere la democrazia» ha detto Polci.

Sono seguiti una serie di interventi firmati da Danilo Santini (Fai Cisl Marche), Cristiana Ilari (Cisl scuola Marche), Mario Raimondi (First Cisl Marche), Franceco Pulerà (Borgo Futuro), Claudio Cappella (Qui Val di Fiastra), Silvano Giangiacomi (Fnp Cisl Marche). Infine la tavola rotonda aperta da Marco Bussone, presidente nazionale Comunità enti montani: «È richiesto – osserva Bussone – un supplemento di lavoro sulla stessa parola “aree interne”, non vorrei che si dimenticasse la questione delle geografie. I problemi non si risolvono con l’assistenzialismo, ma con la capacità di assumere provvedimenti idonei, dunque riforme istituzionali per lavorare insieme, poi il tema fiscale ed infine la remunerazione dei servizi ecosistemici ambientali».

Andrea Spaterna, docente Unicam: «Quello delle aree interne è il tema dei temi: sono aree di pregio, non marginali. Il tema è contrastare lo spopolamento che si porta dietro la cura del territorio. Unicam ha attivato un tavolo di concertazione per lo sviluppo del territorio».

A chiudere la giornata di riflessione è il segretario generale di Cisl Marche Marco Ferracuti: «Abbiamo vissuto un seminario di confronto con realtà diverse che operano in queste aree fragili, diverse ma collegate da un lavoro comune di rigenerazione territoriale. Ci siamo ascoltati, da domani lavoreremo insieme per costruire risposte concrete a una sfida che ci riguarda tuti: contrastare lo spopolamento. Queste aree devono diventare protagoniste, le soluzioni più efficaci nascono dai territori. I nostri borghi sono ricchi di storia ma vi si sta consumando una progressiva desertificazione che rischia di indebolire tutta la regione. Da anni gli amministratori fanno analisi e dicono di voler investire: o questi investimenti non ci sono stati o quanto fatto finora è sbagliato. Venti anni fa nell’area del cratere c’erano 120mila under 35, ora non arrivano a 80mila. Senza giovani questi territori rischiano di diventare scenografie vuote, privi di vita. Ci sono realtà che sperimentano nuove idee di rinascita che coniugano tradizione e innovazione. Non servono parole, non serve sprecare risorse in assistenzialismo. Abbiamo perso occasioni ma ora si possono mettere a terra i segnali di cambiamento con un percorso di partecipazione per favore il protagonismo territoriale».

 


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