Spalletti, un altro schiaffo:
la maggioranza dice di nuovo sì
all’incompatibilità per le indennità errate

CORRIDONIA - Nove i voti favorevoli (assenti i due esponenti dell'Udc), l'opposizione (meno Scipioni, che si astiene) lascia l'aula ma attacca: «Metodo sbagliato: si addossano al presidente del Consiglio le colpe di errori fatti e votati dal Comune». Dieci giorni per le ulteriori controdeduzioni, poi si potrà procedere verso la decadenza. Pronto a subentrare il leghista Angelo Menghi, ma il caso riverbererà sulle elezioni del 2027

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Umberto Spalletti (Udc)

Umberto Spalletti, presidente del Consiglio comunale

di Marco Pagliariccio

Il Consiglio comunale sancisce ufficialmente l’incompatibilità del presidente Umberto Spalletti a ricoprire la carica di consigliere. La maggioranza, infatti, ha deciso (stavolta in seduta pubblica e con voto palese) di confermare il voto di due settimane fa, primo passo dell’iter che porterà alla defenestrazione di Spalletti per l’ormai famigerato caso delle indennità errate (poco più di 36mila euro) che il Comune ha corrisposto all’esponente dell’Udc.

Nove, come erano stati due settimane fa, i voti favorevoli alla proposta, che con emendamento della sindaca Giuliana Giampaoli ha visto inserito anche l’ulteriore parere del segretario comunale sulle controdeduzioni presentate da Spalletti. Qualche differenza però c’è stata: assenti dalla seduta i due esponenti Udc, quindi il presidente del Consiglio (entrato in aula dopo la discussione sul punto, guidata da Lina Agostinelli) e Valentina Fioretti (che votò contro la linea del resto della maggioranza), mentre l’opposizione è uscita dall’aula al momento del voto con le eccezioni di Gioele Giaché (assente) e Sandro Scipioni, che invece ha scelto la strada dell’astensione.

Manuele Pierantoni_Consmari_FF-13

Manuele Pierantoni, consigliere di opposizione

L’opposizione ha picchiato duro nei suoi interventi soprattutto nel merito della gestione della situazione. Ed è stato Manuele Pierantoni a spiegare i motivi per i quali, ad avviso dell’opposizione, era impossibile votare l’incompatibilità di Spalletti al ruolo di consigliere comunale, che trova il suo fondamento in due aspetti: l’avere una situazione debitoria e due procedimenti in corso nei confronti del Comune. Una situazione paradossale, secondo il capogruppo di Pensare Corridonia. «Innanzitutto mettiamo in chiaro che, se sarà accertato che Spalletti ha ricevuto somme che non gli spettavano, deve restituirle – ha evidenziato Pierantoni – la questione, però, qui è altra. Noi andiamo a ribaltare l’esito del voto delle elezioni e non possiamo farlo senza avere certezze assolute. Il Comune ha chiesto un parere sulla procedura al Ministero dell’Interno, che ancora non ha risposto. E poi si scaricano tutte le colpe su Spalletti, quando non è stato certo lui ad autoassegnarsi quelle somme. La colpa è del Comune, che ha avallato le indennità di carica nel 2022, e che solo tre anni dopo si accorge dell’errore. È normale che Spalletti, come qualsiasi cittadino in questa situazione, abbia voluto vederci chiaro di fronte all’ingiunzione di pagamento pervenutagli. E ora si chiede di votare la sua incompatibilità basandosi sul fatto che lui ha presentato dei ricorsi quando è ovvio che siano atti conseguenti alle mosse del Comune».

CALIA FRANCESCO

Franceso Calia, consigliere di maggioranza

Ma la maggioranza ha fatto quadrato, rivendicando la scelta di procedere nella direzione dell’esclusione dell’esponente Udc e sottolineando un presunto cambio di rotta della minoranza sulla vicenda. «Ricordo perfettamente quando Pierantoni, nel consiglio comunale dello scorso dicembre, chiedeva le dimissioni di Spalletti. Se non è andata così, sono pronto a dimettermi», è arrivato a dire Francesco Calia di Cambiamo Corridonia, che nei mesi scorsi era stato tra i più fermi nella linea del “fare fuori” (politicamente parlando) il presidente del Consiglio.

Anche se la strada sempre ormai tracciata, in realtà la partita non è ancora chiusa: Spalletti ha 10 giorni per presentare ulteriori controdeduzioni all’atto approvato ieri sera prima che il Consiglio torni ad esprimersi e in quel caso lo farà sulla decadenza dal suo ruolo di consigliere, e di conseguenza anche di presidente del Consiglio. Se così dovesse andare, si procederà poi alla surroga: ad entrare in consiglio sarà il primo dei non eletti nella lista del Centro Destra Corridonia, ovvero Angelo Menghi, esponente della Lega, che quindi rafforzerà il suo ruolo in Consiglio a scapito dell’Udc, il partito di Spalletti.

A quel punto si dovrebbe anche eleggere un nuovo presidente per traghettare senza ulteriori scossoni la città fino alle elezioni comunali della prossima primavera. Elezioni cui la coalizione di centrodestra, che attualmente governa la città, arriva però non certo in grande forma, almeno sotto il profilo della tenuta politica. Giuliana Giampaoli nella sua strada verso la riconferma dovrà fare i conti con i rapporti logorati con due partiti della maggioranza (Forza Italia, più volte critica sulla questione ippodromo, e Udc), con i voti che ha perso per strada nel passaggio di Gioele Giaché all’opposizione (che, a livello puramente matematico, portò alla causa ben 187 voti quattro anni fa, anche se la sua uscita è stata compensata dal percorso inverso di Lina Agostinelli) e soprattutto con i rumors che vogliono la vicesindaca Nelia Calvigioni (nettamente la più votata quattro anni fa con 625 preferenze e di recente in disaccordo con il resto della maggioranza sul referendum sulla giustizia) alle prese con le riflessioni su un possibile passo indietro dalla politica dopo decenni in prima fila.

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