Commenti choc di Paolorossi,
Pantana: «Indecenti, ma no a speculazioni»
Antolini: «Vicenda strumentalizzata»

MACERATA AL BALLOTTAGGIO - Alla netta condanna della vicesindaca Francesca D'Alessandro e al silenzio di Sandro Parcaroli, fanno da contraltare le posizioni più sfumate di altre due donne del centrodestra. L'esponente di Noi Moderati: «Parole che non dovrebbero appartenere al vocabolario di nessuna persona civile. Ma è squallido voler attribuire responsabilità al sindaco». La segretaria cittadina di Forza Italia: «Post infelice, ma da qui a pretendere che tutta la coalizione debba essere chiamata a risponderne ce ne passa»

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A sinistra Deborah Pantana, a destra Barbara Antolini

Continua a tenere banco la vicenda dei commenti a sfondo sessista del sindaco di Filottrano Luca Paolorossi alla candidata di Altra Macerata Helena Pieroni. Dopo la netta condanna da parte della vicesindaca e candidata consigliera più votata Francesca D’Alessandro (leggi l’articolo) e  il silenzio di Sandro Parcaroli, la presa di posizione di altre due donne della coalizione di centrodestra, Deborah Pantana (Noi Moderati) e Barbara Antolini (Forza Italia) è decisamente più sfumata.

Pantana condanna le parole senza pentimento di Paolorossi («Pensa a quando hai perso la verginità. Avevi comunque perso ma sei stata felice lo stesso. Noi siamo messi uguale a te. Contenta tu, contenti noi. Ossequi») ma non vuole che la questione diventi un attacco diretto a Parcaroli alla vigilia del ballottaggio. «Condanno senza se e senza ma le gravissime affermazioni a sfondo sessista apparse in questi giorni: sono indecenti, e non dovrebbero appartenere al vocabolario di nessuna persona civile, men che meno di chi ricopre o ambisce a ruoli pubblici – sottolinea Pantana – come donna, prima ancora che come candidata, esprimo la mia condanna ferma e totale verso un linguaggio che calpesta la dignità femminile. Quelle parole non appartengono alla nostra coalizione e non ci rappresentano in alcun modo. Chi le ha pronunciate parla per sé. Proprio per questo trovo squallido il tentativo, in atto in queste ore, di agganciare quelle frasi al sindaco Sandro Parcaroli o alla nostra campagna. Chi strumentalizza un insulto sessista per colpire un avversario, costruendo collegamenti che non esistono pur di raccogliere qualche voto a ridosso del ballottaggio, dimostra una cosa sola: della dignità delle donne non gli importa nulla. La sta usando come arma di propaganda. La difesa delle donne è un principio universale, non negoziabile, che non ha colore politico e non può essere ridotto a fango elettorale. La nostra risposta non sarà scendere in quel fango. Continueremo a lavorare per Macerata con la serietà, il rispetto e la concretezza che ci contraddistinguono, lasciando la speculazione a chi non ha altri argomenti».

screenshot paolorossi

I commenti “incriminati”

Posizione ancora più sfumata quella della segretaria comunale di Forza Italia, che guarda più ai risvolti politici che al merito delle parole di Paolorossi, limitandosi a parlare di un “commento infelice” da parte del sindaco di Filottrano. «Andrò controcorrente, ma sinceramente tutta questa vicenda mi sembra essere stata ampiamente strumentalizzata – evidenzia Antolini – nei post e nei comunicati usciti in questi giorni, con la richiesta al sindaco Parcaroli e all’intera coalizione di centrodestra di prendere le distanze da Paolorossi, è stata persino pubblicata una foto del sindaco insieme a lui, quasi a voler attribuire al sindaco stesso la responsabilità di quelle parole. Un ragionamento che trovo francamente assurdo. Se fosse così, allora dovremmo giudicare una persona da tutte le fotografie che ha scattato nella propria vita. Cinque anni fa per esempio io ho fatto una foto con Salvini: questo significa forse che condivido ogni sua parola, ogni sua idea o ogni suo comportamento? Ovviamente no. Una fotografia non equivale a una totale adesione al pensiero di una persona. Il commento di Paolorossi nei confronti della candidata della coalizione di sinistra è stato certamente infelice e ognuno è libero di giudicarlo come ritiene opportuno. Ma da qui a pretendere che il sindaco e tutta la coalizione debbano essere chiamati a risponderne ce ne passa. Purtroppo i social sono pieni di commenti offensivi e aggressivi. A un candidato della mia lista è stato scritto: “Massimo Raparo, quella latrina schifosa di tua madre avrebbe dovuto tirare lo sciacquone dopo averti cagato. Verme fascista.” Un insulto gravissimo, rivolto non solo al candidato ma anche a sua madre. Eppure non ricordo la stessa indignazione, gli stessi comunicati e le stesse richieste di prese di distanza. Ho l’impressione che il rispetto delle persone e la dignità di genere diventino temi centrali solo quando a essere colpita è una persona politicamente vicina alla sinistra. Ma il rispetto dovrebbe valere per tutti, sempre. Del resto, la memoria dovrebbe aiutarci a mantenere equilibrio nei giudizi. Ricordo quando una nota esponente della sinistra definì Anna Menghi, allora sindaco, “segnata da Dio”: un’espressione offensiva che suscitò dolore e indignazione, ma che non provocò mobilitazioni collettive né richieste pubbliche di scuse. Così come ricordo che, nel dramma di Pamela Mastropietro, alcuni settori della sinistra preferirono concentrarsi sulle condizioni personali della giovane piuttosto che sulla gravità dell’omicidio e sulle responsabilità di chi lo aveva commesso. Anche allora non vidi la stessa unanime indignazione che oggi viene invocata. Mi dispiace sinceramente per la signora Helena Pieroni, perché nessuno dovrebbe essere insultato o offeso. Ma proprio per questo credo che il rispetto debba essere un principio universale e non uno strumento da utilizzare a convenienza politica».

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