«Nuovo inceneritore? Scelta miope.
Una soluzione dagli impianti a freddo»
RIFIUTI - Il governatore Acquaroli ha detto che il termovalorizzatore è un «obbligo che non possiamo evitare». Non sono d'accordo l'associazione "Marche a rifiuti zero" («non è economia circolare: bruciare i rifiuti significa distruggere risorse che potrebbero essere riciclate») e Alleanza Verdi e Sinistra (« Anche dal punto di vista economico sarà una catastrofe»)
A volte ritornano, certe questioni politiche, certi nodi. In questi giorni il riflettore si riaccende sull’inceneritore. Un «obbligo che non possiamo evitare» secondo il governatore Francesco Acquaroli che ieri al convegno Sostenibilità e responsabilità” promosso dalla Cisl Marche, ha sottolineato come in effetti le Marche siano l’unica regione (con la Sicilia) dove non c’è.
Tema, quello dell’inceneritore, che va e viene. E quando viene porta con sé l’onda dei no. Tra i no c’è quello dell’associazione “Marche a rifiuti zero” «la Regione scelga la strada della sostenibilità» dice l’associazione in una nota. Associazione che sottolinea «l’eventuale nuovo inceneritore, presentato come soluzione al presunto caos (legato al rischio di esaurimento delle discariche, ndr), sarà operativo solo a partire dal 2030. E fino ad allora? Cosa farà la Regione per gestire i rifiuti nei prossimi sei anni? Questa domanda rimane senza risposta, dimostrando che l’inceneritore non è una soluzione immediata, ma piuttosto una scelta miope che non affronta le vere sfide del presente. La Regione ha avviato il procedimento per l’aggiornamento del Piano regionale dei rifiuti, prevedendo la realizzazione di un inceneritore di rifiuti a livello regionale – continua l’associazione -. Siamo fermamente contrari a questa scelta, che rappresenta un passo indietro nella gestione sostenibile dei rifiuti e un grave rischio per la salute pubblica e l’ambiente. L’inceneritore, spesso presentato come “termovalorizzatore” per mascherare la sua vera natura, non è una soluzione sostenibile. Bruciare i rifiuti significa distruggere risorse preziose che potrebbero essere riciclate o riutilizzate, emettendo nell’aria sostanze inquinanti come polveri sottili, diossine e metalli pesanti, dannosi per la salute umana e per l’ambiente. Inoltre, l’inceneritore richiede tonnellaggi fissi di rifiuti per essere economicamente sostenibile, creando un “effetto lock-in” che ostacola la riduzione dei rifiuti e il miglioramento della raccolta differenziata». L’associazione cita quattro punti: «l’inceneritore non è economia circolare (bruciare i rifiuti significa distruggere risorse che potrebbero essere riciclate o riutilizzate), i Paesi più avanzati non hanno bisogno di inceneritori (chi ha inceneritori ricicla di meno), l’inceneritore non contribuisce all’autonomia energetica (la quantità di energia prodotta è minima rispetto ai costi ambientali e sociali), chi dice no all’inceneritore non vuole le discariche (al contrario, gli inceneritori richiedono almeno due tipi di discarica per le scorie e le ceneri prodotte, perpetuando il problema dello smaltimento)».
Sempre secondo l’associazione «Nell’ottica del raggiungimento degli obiettivi della Strategia Rifiuti Zero che prevede l’eliminazione del ricorso al conferimento in discarica, in via transitoria esistono esempi virtuosi di gestione delle discariche, come quello di Peccioli, in Toscana, dove una discarica è stata trasformata in un luogo di cultura e bellezza, finanziando progetti artistici e culturali grazie ai ricavi derivanti dalla gestione dei rifiuti. Questo dimostra che, con una gestione innovativa e sostenibile, le discariche possono diventare una risorsa per il territorio, anziché un problema, fino alla loro totale eliminazione all’interno del ciclo della gestione dei rifiuti».
Per l’associazione «L’unica strada percorribile per una gestione sostenibile dei rifiuti è quella della raccolta porta a porta con l’implementazione della tariffa puntuale. Questo sistema, già adottato con successo in molti comuni italiani, permette di raggiungere livelli di raccolta differenziata superiori all’80%» mentre i cassonetti intelligenti «non sono la soluzione. Non risolvono il problema alla radice. Non incentivano la riduzione dei rifiuti alla fonte e non promuovono una vera cultura del riciclo e del riuso». L’associazione infine propone «una strategia basata su soluzioni a freddo per il recupero dei materiali, evitando trattamenti termici distruttivi come l’incenerimento. Tra le tecnologie avanzate suggerite vi sono gli impianti Mrbt (Material Recovery and Biological Treatment), che massimizzano il recupero di risorse dai rifiuti indifferenziati. Questi impianti, già operativi in alcune regioni italiane, ed europee, anche nelle Marche nella provincia di Ascoli, consentono di recuperare fino al 70% del rifiuto indifferenziato residuo, ridurre drasticamente la necessità di discariche o inceneritori, supportare l’economia circolare».
No all’inceneritore anche da Alleanza Verdi e Sinistra. Il co-portavoce, Sandro Bisonni: «In questi giorni stiamo assistendo a mezzo stampa ad una campagna demagogica della destra di governo sul tema dell’inceneritore, tesa a convincere chi legge che l’inceneritore serva a risolvere i problemi della nostra regione nella gestione dei rifiuti. Tutte frottole prive di fondamento a partire dal fatto che il termovalorizzatore (così lo chiamano solo i politici italiani, quando in tutto il mondo si parla esclusivamente di inceneritore) elimini le discariche, viste come male assoluto. Ovviamente così non è, visto che la materia è indistruttibile e che pertanto il termovalorizzatore genera inevitabilmente tre discariche, una a terra dove finiranno ceneri, scorie e filtri, una in acqua dove finiranno i contaminanti delle acque di processo che i depuratori attuali non sono nemmeno in grado di trattare e una in aria dove finiranno le pericolosissime micro e nano polveri oltre ad una enorme quantità di Co2. Anche dal punto di vista economico il termovalorizzatore sarà una catastrofe, infatti l’esperienza di altre regioni ci dice che i 370 milioni stimati per la realizzazione del termovalorizzatore rappresentano una cifra sottostimata e inoltre bisognerebbe considerare anche i costi di gestione, la carbon tax che tali impianti sono giustamente obbligati a pagare perché inquinano, i costi extra per la gestione dei rifiuti speciali e i costi extra per l’adeguamento dei depuratori e la loro gestione. Tutto questo, nonostante la vendita dell’energia elettrica, porterà inesorabilmente ad un bilancio negativo di svariati milioni di euro ogni anno che dovranno necessariamente essere ricoperti da un aumento consistente della Tari».
Acquaroli: «Il termovalorizzatore un obbligo che non possiamo evitare». La Cisl apre al confronto
Ma pensate che cretini sono i tedeschi che prendono i nostri rifiuti per i loro termovalorizzatori
Per precisare….
La Campania nello specifico è la regione italiana che ne ha esportati di più: ben 184mila tonnellate, composte quasi interamente (142mila tonnellate) dagli scarti prodotti dagli impianti di trattamento meccanico biologico, destinati principalmente in Spagna (circa 56 mila tonnellate), in Portogallo (circa 46 mila tonnellate) e in Germania (oltre 14 mila tonnellate). Ma se alla Campania va il record delle quantità, al Lazio bisogna senza dubbio assegnare quello per il numero di destinazioni: tra inceneritori e discariche, infatti, le 24mila tonnellate esportate oltre confine sono finite in Slovacchia, Danimarca, Ungheria (2mila 285 tonnellate in discarica), Portogallo (13mila 600 tonnellate a incenerimento), Germania e Repubblica Ceca. Totale esportato in altre nazioni: 208mila tonnellate. E andra’ peggio
Indistinguibili dai precedenti nell’incompetenza e nella falsità.
Non avendo nessuna preparazione sull’argomento, leggo con attenzione le opinioni di tutti cercando di capire. Però peer ora mi accorgo solo che passiamo anni a discutere più o meno serenamente, ma non riusciamo a stringere e a fare una scelta operativa. Questo forse è l’aspetto più dannoso delle vicenda rifiuti nella nostra amata provincia.
Siamo andati avanti con le discariche a cielo aperto, ma nessuno le voleva vicino a casa sua… Ciò, mentre Parigi usava da anni il termovalorizzatore nei giardini del suo centro cittadino… Adesso, dopo la scemenza dei cassonetti intelligenti, ci si accorge dei termovalorizzatori e c’è chi propone altro più ecologico.
Forse la soluzione migliore sarebbe quella di eliminare alla fonte la plastica. Ma vallo a dire ai produttori del petrolio e della plastica, come pure alle “massaie”, termina fascista aborrito dalle femministe. che vogliono i sacchetti di plastica per alimenti e materiali per la casa che ti avvelenano. Indietro, ad una agricoltura ecosostenibile non si torna. Quindi, andiamo avanti verso la strada che un capo pellerossa vaticinava alla fine del 1800: “Voi bianchi morirete soffocati dai vostri rifiuti”. E se così dovrà essere, poco importa… L’importante e che continui a vincere una Inter formata da mercenari e un Sinner che altro non è che un Altoatesino che si è spostato a Montecarlo. Viva l’Italia!
I termovalorizzatori NON esistono, perché non valorizzano nulla e sono antieconomici senza le sovvenzioni dello Stato.
Inoltre, è stato dimostrato che emettono polveri (tossico-nocive, cancerogene, mutagene) tanto più piccole quanto più alta è la temperatura. Polveri che le varie ARPA non riescono a rilevare per mancanza di attrezzatura specifica.
Quindi, sono una pessima idea esattamente come le discariche.