«Transizione ecologica e innovazione:
il futuro delle imprese nelle Marche»
IL COMMENTO di Confartigianato sui dati 2024 forniti dalla Camera di Commercio: «Abbiamo limitato le perdite grazie a un sistema produttivo tenace, ora non abbassiamo la guardia». Si chiedono incentivi sempre più mirati. Sulle 7836 cancellazioni: «Vanno capiti i motivi. Mancato ricambio generazionale? Sono state acquisite? Hanno avuto difficoltà finanziarie?»

Enzo Mengoni, presidente di Confartgianato
«I dati, presentati dalla Camera di Commercio delle Marche sull’andamento del numero delle imprese nel 2024 (leggi l’articolo), riflettono tutta la complessità dell’anno appena trascorso e al contempo confermano quello che da tempo diciamo: il sistema produttivo locale è tenace e sta limitando le perdite. Non sono stati infatti 12 mesi facili per gli imprenditori, che hanno dovuto affrontare una serie di crisi: energetica, inflazionistica, geopolitica, climatica. Sfide globali, che sono state portate avanti con pragmatismo e visione». A parlare è Enzo Mengoni, presidente di Confartigianato Macerata-Ascoli-Fermo.
«Nonostante la straordinarietà di quest’anno, le attività produttive hanno dimostrato una certa resistenza, limitando i danni il più possibile e opponendosi agli scossoni. Gli imprenditori hanno messo in campo tutta la loro fermezza e la riprova di questo dinamismo risiede proprio in una progressiva ricomposizione anche della struttura per classi di forma giuridica d’impresa, oltre che per macrosettori di attività economica, con un aumento delle società di capitale. Questa caratteristica – adattarsi, cioè, alle condizioni – è un punto di forza e il fermento delle Srl va proprio in tale direzione. Guardando inoltre ai dati delle imprese cancellate (7.836 nelle Marche con un saldo negativo rispetto alle nascite di – 248 unità), utile sarebbe avviare un’indagine specifica per capirne i motivi: queste imprese si sono cancellate per mancato ricambio generazionale? Perché sono state acquisite? Hanno avuto difficoltà finanziarie? – domanda Mengoni – Sarebbe un’interessante cartina della situazione. Anche l’artigianato deve essere sempre alla finestra, perché i cambiamenti internazionali interessano la nostra vita. Pensiamo alla guerra in Ucraina che tutt’ora pesa nelle oscillazioni energetiche, arrivando fino a noi con la problematica del caro bolletta. Detto questo, anche il 2025 si apre con grandi incertezze, amplificate pure dal recente annuncio dei possibili dazi Usa, che ci auguriamo siano il meno possibile impattanti. Se il comparto turismo e l’enogastronomia sembrano comunque essere ancora settori in tenuta, si conferma il momento altalenante della moda, in particolare del calzaturiero, a causa della concorrenza internazionale e dell’aumento dei costi. L’artigianato è però un patrimonio fondamentale dell’economia, un mondo dinamico e innovativo, che merita il suo riconoscimento. Bisogna continuare a costruire il giusto terreno per la crescita e alla politica chiediamo di proseguire nella sua opera di sostegno, magari pensando ad incentivi sempre più mirati per innovazione e transizione ecologica. Su quest’ultimo aspetto, le imprese sono pronte a fare il salto di qualità, ma dobbiamo lavorare in sinergia con le istituzioni».
Imprese, lieve calo tra nascite e cessazioni. Crescono le società di capitale
«Marche, crisi senza precedenti: chiude un’impresa ogni mezz’ora»
La transizione ecologica, cioè fame, freddo ed immobilità per noi comuni mortali, è morta!
Presidente noi piccole imprese paghiamo troppe tasse, siamo presi a schiaffi da tutti, vedasi patente a crediti, Rentri, ecc. ecc., non si lavora più per star dietro alla “carta” e uno che fà? CHIUDE.
“Transizione ecologica” è un termine, diciamo così, molto abusato. Ritengo che quando si utilizza sia necessario definirlo con chiarezza e di conseguenza “il come” raggiungerla, ovvero come si intende ridurre i gas serra e più in generale l’inquinamento con dati alla mano. Non riferendomi all’articolo in particolare, ma parlare di transizione ecologica inserendolo in un discorso, giusto per indossare un vestito alla moda, dice ben poco e chiarisce ancora meno.