«L’inesorabile declino di un Paese in crisi»
L'INTERVENTO di Loris Tartuferi - Analisi delle cause che minano il nostro futuro e l'importanza di un cambio di mentalità collettivo: burocrazia, malagiustizia, assistenzialismo e assenza di spirito di sacrificio, denatalità, esterofilia, superficialità tuttologia, menefreghismo, anti-meritocrazia e anti-imprenditorialità. Il Maceratese in fase di regresso: è tra gli ultimi della nostra e delle altre regioni

Il commercialista Loris Tartuferi, fondatore di Banca Macerata di cui attualmente è presidente onorario
di Loris Tartuferi*
Considerata la non facile situazione complessiva del nostro Paese e tenuto conto dei vari aspetti che la condizionano – economici, finanziari, sociali, stili di vita – sembra maturo il momento di stimolare una profonda riflessione sulle motivazioni alla base dell’origine dei problemi, sulle difficili condizioni che ne derivano e sui connessi sviluppi.
I problemi riguardano l’intero Paese ma coinvolgono in pieno anche il nostro territorio provinciale, ormai da tempo in fase di regresso e purtroppo posizionato tra gli ultimi della nostra e delle altre regioni.
L’esame delle varie situazioni sta già avvenendo da parte dei diversi opinionisti che criticamente si avvicendano sul mezzo d’informazione che mi sta cortesemente ospitando, con interventi relativi ad alcuni aspetti specifici della nostra condizione a differenza di quanto, in ottica più ampia e generale, anche se in estrema sintesi si propone di fare il sottoscritto.
I grandi cambiamenti avvenuti a partire dalla storica conquista dell’unità nazionale hanno certamente sovvertito il nostro modo di vivere ma non hanno trasformato del tutto la nostra cultura ed il conseguente stile di vita formatosi in quelle remote epoche.
Essendo principalmente caratterizzati da sudditanza, assuefazione e provincialismo, quegli stili di vita purtroppo non consentirono la formazione dei fondamentali valori dell’indipendenza, dell’autonomia e della libertà che almeno in parte sembrano ancora difettare in noi.
In considerazione delle evoluzioni che nell’epoca attuale si stanno verificando in modo inarrestabile e molto veloce, non possiamo quindi non porci il problema di dover velocemente ammodernare ed adeguare anche ai cambiamenti in atto la nostra condizione mentale e formativa.
Provo ad elencare in ordine sparso le principali cause che a mio avviso contribuiscono a condizionare la nostra situazione premettendo che, come elemento strettamente connesso a tante di loro, va ricordato un fatto fondamentale, elementare ed immodificabile: prima di essere impegnata e distribuita la ricchezza deve essere prodotta.
Cause che riguardano aspetti che influiscono fortemente sui nostri abituali e generalizzati comportamenti quali individualismo, burocrazia, malagiustizia, assistenzialismo e assenza di spirito di sacrificio, denatalità, esterofilia, superficialità tuttologia e menefreghismo, per non parlare anche di anti-meritocrazia, anti-imprenditorialità.
L’individualismo consente abitualmente l’affermazione di iniziative imprenditoriali, professionali o sociali di successo nei relativi settori, quasi sempre tuttavia ottenute con attività mature, sostanzialmente di modesta dimensione e di rilevanza prettamente locale.
Nell’era della mondializzazione dell’economia esse pertanto, a meno che non si tratti di attività uniche ed esclusive, quasi sempre non consentono di competere a livelli più ampi.
Di conseguenza i comportamenti individualistici risultano oggettivamente di forte ostacolo al conseguimento di importanti sviluppi della nostra economia.
Insomma, facendo molto spesso prevalere l’isolazionismo alla coesione, dimostriamo di non avere ancora maturato del tutto il principio che l’unione fa la forza e che da soli non si va lontano.
La grande quantità di norme giuridiche in circolazione, oltre tutto non sempre scritte in modo chiaro e facilmente leggibile, genera un’enorme mole di contrastanti interpretazioni, produce la conseguente emanazione di un’altra grande quantità di circolari e di successive norme giurisprudenziali emanate dai numerosi organi demandati a dirimerle.
In tal modo non può che formarsi un’insopportabile lentezza burocratica nella soluzione dei problemi con il grave rallentamento di ogni pratica operativa e perfino con il conseguente dubbio della piena loro legittimità.
La disorganizzazione, la mancanza di qualsiasi responsabilità a carico dei giudici e la politicizzazione di parte del potere giudiziario, a suo tempo indiscutibilmente acclarata con le vicende che portarono all’espulsione di uno dei suoi massimi esponenti, hanno purtroppo minato l’autonomia e l’indipendenza della giustizia che dovrebbe essere garantita dal Consiglio Superiore della Magistratura, invece addirittura organizzato in correnti di estrazione politica.
Se tale situazione continuasse ad esistere, la mancanza di una adeguata e corretta capacità di giustizia, unitamente agli inaccettabili suoi tempi di azione, continuerebbero a rappresentare due dei più importanti motivi impeditivi di nuovi investimenti, anche stranieri, e dell’avvio di nuove imprese che potrebbero invece fortemente contribuire ai necessari miglioramenti.
A differenza di quanto era accaduto in tempi ormai molto remoti, tanti nostri giovani sembrano non essere più animati dalla disponibilità ad assumersi i tanti rischi e sacrifici necessari per ottenere nella propria vita i risultati di quanto da ciascuno programmato.
Anzi, al contrario, molti di essi, evidentemente soddisfatti delle tante opportunità di assistenza economica prestate dallo stato, preferiscono tirare a campare a lungo a carico di altri, magari rifiutando qualche occasione di lavoro ritenuto troppo impegnativo e poco remunerativo.
Oltre che contribuire fortemente all’astronomico indebitamento dello Stato, tale situazione purtroppo comporta però anche la predisposizione e l’abitudine ad una visione distorta di una normale esistenza e la radicalizzazione di una attesa che spinge ad una realtà virtuale opposta alle esigenze di una vita reale, che richiede invece l’impegno ed il contributo di tutti.
Anche le altre cause succintamente sopra indicate non appaiono certo favorevoli alla ripresa ed al miglioramento della situazione economico/sociale del nostro territorio e del nostro Paese.
La forte crisi della natalità e il trasferimento all’estero ogni anno di un gran numero di laureati formatisi a nostre spese nella speranza di trovare un futuro migliore; la faciloneria di molti di noi che, come ovviamente può essere imputata anche al sottoscritto che però sta cercando di farlo in modo costruttivo, intervengono in temi i più diversi dimostrando superficialità ed assenza di alcun positivo contributo; il disinteresse ed il menefreghismo alquanto generalizzati per la cura della cosa pubblica; l’abituale ricorso a raccomandazioni che di certo non contribuiscono all’affermazione della meritocrazia; le accuse alle imprese per comportamenti illegali di ogni genere, come evasioni fiscali, assunzione e sfruttamento di lavoratori in nero, salari e stipendi di fame, ecc., in parte certamente esistenti e quindi da combattere e da eliminare, ma da non generalizzare in quanto i comportamenti irregolari sono purtroppo frequenti in ogni settore e perché comunque sono le imprese ed i lavori autonomi a generare benessere economico e sociale.
Con ogni evidenza le suddette situazioni operano tutte in direzione opposta all’esigenza di contribuire ad attivare una forte ripresa.
Ancora a mio modo di vedere, come corollario di quanto fin qui espresso va ancora considerato: – l’astronomico e crescente indebitamento dello Stato, che ad ogni scadenza comporta timori di possibilità di rinnovo, comunque costituisce un freno che prima o poi potrebbe divenire insuperabile; l’incapacità delle imprese di migliorare la loro scarsa produttività e, di riflesso, il complesso dei diritti dei lavoratori, oltre che in alcuni casi dovuta anche ad ingordigia dei titolari, dipende sostanzialmente dall’individualismo e dalla storica bassa produttività e redditività delle attività economiche mature esercitate; nelle frequenti classifiche realizzate in merito ai problemi posti, in tutti gli argomenti presi in esame il nostro Paese, se non verso la fine, è quasi sempre posizionato nella seconda metà delle stesse.
Ciò indubbiamente significa che la generalizzata mancanza d’interesse del cittadino comune alle situazioni evidenziate contribuisce a impedire di prenderne consapevolezza e di poter collettivamente contribuire al loro miglioramento.
Allora in conclusione, se tutto quanto sopra non si voglia considerare pessimismo e/o disfattismo ma, al contrario, possa significare l’evidenziazione di una triste realtà, non è forse giunto il momento di sollevare esplicitamente questo grande problema, dandoci atto che in sostanza da molto tempo stiamo conducendo un tenore di vita al di sopra delle nostre attuali possibilità reali e che lo stiamo facendo in una condizione così complessivamente difficile e pericolosa tale da poter compromettere addirittura la nostra esistenza?
Per affrontare il problema è però indispensabile che i poteri dello Stato e le forze politiche che li compongono, tutte formate da nostri simili e pertanto nessuna in grado di risolvere da sole tutti gli aspetti della crisi, debbano collaborare, come anche recentemente affermato dal Presidente delle Repubblica, per una visione congiunta di soluzioni effettive, rinunciando nell’interesse della Nazione a visioni di parte, a convinzioni ideologiche ed a precostituiti, continui ed insopportabili schiamazzi.
Troppe chiacchere in tutti i settori e da parte di tutti. Nel contempo è però pure necessario che, superando l’abituale indifferenza a tali questioni, anche tutti noi cittadini, con uno sforzo straordinario e coraggioso, ci si renda disponibili a collaborare adottando al riguardo atteggiamenti meno menefreghisti e comportamenti riflessivi, consapevoli e costruttivi.
La situazione descritta rispecchia soltanto alcuni aspetti negativi dei nostri comportamenti e le future non brillanti aspettative a loro connessi; essa non esprime però la nostra grande reale capacità di eccellere in tanti altri aspetti fondamentali della vita quali operosità, creatività, ingegno, inventiva, capacità manifatturiere, arte e cultura, altruismo, ecc.
Volendo chiudere questo intervento con una visione positiva, occorre quindi esprimere la convinzione che la nostra Nazione solo che tutti noi lo volessimo, modificando qualche nostro difetto e attuando un bel cambio di mentalità, sostituendo le attese di una vita più virtuale che effettiva con altre più reali ed effettive che virtuali, potrebbe addirittura arrivare a primeggiare a livello mondiale in diverse delle varie classifiche citate.
Per conseguire un simile risultato sarebbe però necessario smaltire l’ubriacatura collettiva seguita alla cosiddetta rivoluzione culturale di fine anni sessanta del secolo scorso, necessaria e benefica per molti aspetti ma anche distruttiva e dannosa per altri, onde ripristinare, purtroppo in tempi necessariamente lunghi, una cultura più adeguata alla soluzione dei molti problemi che abbiamo, ricostituendo fin dalla prima età una scuola formativa con l’insegnamento di ogni aspetto della cultura civica e dei principi fondamentali di economia e di finanza, sui quali abbiamo ormai completamente basato la nostra esistenza, oltre che con quanto necessario per un’indispensabile, corretta ed utile gestione di tutti i meravigliosi mezzi tecnologici a disposizione.
*Dottore Commercialista – Studio Tartuferi & Associati
Anche le BANCHE, soprattutto le BANCHE dovrebbero stringere la cinghia riducendo i propri profitti.
Veramente c’è una élite finanziaria che il denaro lo crea dal nulla con un clic sul computer e c’è una massa sterminata di poveracci disgraziati che hanno sì e no di che sopravvivere: molto spiritoso accusare questi ultimi di vivere al di sopra delle loro possibilità, di essere sempre in colpa, sempre in debito, di un debito inestinguibile proprio perché necessario per mantenere calpestati gli oppressi. Noi siamo da secoli calpesti e derisi, ma oggi la derisione è incessante e scientifica e riccamente argomentata, proveniente da persone tanto perbene.
Tutto giusto caro Tartuferi. Che cosa racchiudere nelle poche righe di un tweet a commento/integrazione del suo intervento? Mi verrebbe da dire la pochezza delle nostre classi dirigenti. Abbiamo la borghesia più ignorante e parassitaria dell’intero Occidente con tratti molto simili alla classi dirigenti dei paesi Sudamericani. Vogliamo fare un esempio di scuola che riguarda, giustappunto, il nostro territorio? Guardiamo come sono andate le cose con la Banca delle Marche ed avremo molte risposte alle nostre domande.Ad maiora semper!
Condivido l’estesa disamina delle cause e suggerimenti per migliorare il mondo complicato che stiamo vivendo, complimenti !
Tutto sbagliato, sgradevole Tartuferi, tutto trito, superficiale, ingannevole. Non è più vero che la ricchezza per essere distribuita deve essere prodotta: il mondo finanziario crea moneta senza legarla a nessun bene sottostante. La finanza è la vita stessa, l’economia è secondaria. Chi crea denaro decide chi insediare nelle istituzioni, cosa far dire ai media, cosa far pensare alle persone. Nella globalizzazione il denaro è ovunque sempre e ha potere su tutto, ha un potere assoluto al riparo da ogni rivoluzione, da ogni giustizia, da ogni norma. Il fine non è più il guadagno, chi i soldi li stampa non vuole solo i soldi. Il fine è mettere tutti in condizione di non poter più dire di no. Ogni condizione di lavoro dovrà essere accettata. Ogni posizione politica dovrà essere approvata. Ogni frase detta dovrà essere quella giusta. Ogni scelta di vita dovrà essere quella consigliata. Ogni scelta sanitaria sarà imposta. Loris Tartuferi sarà Confucio.
a mio parere è fondamentale imparare a dialogare correttamente e costruttivamente tra tutti,ridimensionando l’individualismo presuntuoso che non è capace di capire che nessuno ha la verità in tasca,cosa che finirebbe anche per distruggere l’uomo come essere pensante.Siamo vittime di un concetto profondamente sbagliato dell’individuo.
E’vero, soprattutto l’Italia è un paese incapace di programmare un minimo di futuro che sia in ambito sociale, sanitario, sportivo,ed economico. Visto che Tartuferi rappresenta una banca dovrebbe farsi un esame di coscienza e cominciare a fare concretamente perché le chiacchiere ormai stanno a zero.
Confesso di aver letto diverse volte il testo del dottor Tartuferi, non senza fatica, per comprenderne il contenuto.
Sono della vecchia scuola del liceo classico degli anni 60 dove si insegnava ad essere concisi in ogni frase e globalmente a beneficio di coloro a cui il testo è diretto.
In questo caso questa regola non è stata rispettata e arrivare in fondo risulta impegnativo e lascia poco al lettore.
Mi pare comunque di capire che si possa concludere con l’autore che l’Italia ha problemi gravi, e fin qui non c’erano dubbi, e che bisogna cominciare a lavorare per risolverli, e anche questa è una necessità ovvia.
Il dottor Tartuferi è della generazione di mio padre e occupa oggi una posizione sociale importante.
Dimentica però di scrivere che se oggi l’Italia ha problemi seri la colpa è sua come mia e di tanti altri come noi perché non abbiamo fatto abbastanza perché oggi abbiamo una classe politica non accettabile, un debito pubblico fuori controllo, una evasione fiscale fra le più alte al mondo, un clima sociale indescrivibile, una sanità allo sbando, una speranza del futuro azzerata.
È vero che non siamo i soli colpevoli ma questo non ci giustifica nelle occasioni in cui avremmo dovuto farci avanti e impegnarci in politica, lottare senza quartiere contro l’evasione fiscale (anche solo chiedendo sempre la fattura o lo scontrino), attivare un amorevole ma vigile controllo sociale sui figli, pretendere una sanità efficiente e una vecchiaia dignitosa per tutti.
Forse subito non saremmo stati maggioranza ma avremmo potuto diventarlo e oggi non saremmo qui a parlare dei gravi problemi dell’Italia.
Provo a dare una replica collettiva alle interessanti considerazioni
espresse in merito al mio scritto da alcuni cortesi lettori, per le quali
desidero ringraziarli.
– il mio pensiero è formulato quale professionista di lunghissimo corso e
di adeguata esperienza di economia aziendale e non certo quale
rappresentante di Banca Macerata della quale ormai da molti anni,
dopo aver contribuito a costituirla ed esserne stato il Presidente
effettivo per i primi dodici anni, ho l’onore di rivestire attualmente la
carica onorifica di Presidente Onorario;
– la banca non è “un’élite finanziaria che il denaro lo crea dal nulla con
un clic sul computer”, bensì è un’impresa nata e gestita per soddisfare
mediante la distribuzione di dividendi i propri azionisti che ne hanno
versato il capitale sociale, nonché per contribuire al sostegno di
iniziative meritevoli e creare ricchezza e sviluppo nei territori in cui
opera, come sta facendo Banca Macerata, e costituisce quindi uno
strumento indispensabile di sviluppo;
– la mia critica è rivolta a chiunque per qualsiasi cosa, azione,
irregolarità, eccesso di ogni genere esercitato a danno di chicchessia,
quindi anche ad una finanza orientata soltanto alla conquista di potere
ed alla sottomissione, per cui pur essendo un semplice uomo di strada
e non conoscendo quasi nulla di filosofia, mi sento onorato di essere
accostato a Confucio, del cui pensiero condivido abbastanza anche se
non tutto;
– è proprio per tutto quanto contenuto nello scritto che a mio avviso il
collettivo, straordinario e coraggioso cambio di mentalità si rende
quindi necessario;
– pur non provenendo dal liceo classico, conscio della complessità dei
concetti esposti di certo non abituali ho tentato di essere il più coinciso
e chiaro possibile per cui sono dispiaciuto di non esserci
completamente riuscito. Mi fa però piacere ricordare, come spero che
qualcuno dei lettori lo abbia tuttora presente, che circa venticinque anni
or sono mi fu richiesto congiuntamente da tutti i vertici delle classi
politiche di allora di occuparmi di cose pubbliche locali e che il tentativo
abortì immediatamente per il loro discutibile comportamento.
” smaltire l’ubriacatura degli anni 60″ ….. dio mio ancora ? Ne è passata di acqua sotto i ponti e ancora qualcuno pensa che i problemi del nostro paese abbiano a che fare con i frutti di quegli anni lontani ? E a cosa dovremmo ritornare agli anni 50′ o magari risalire ancora un po’? Non penso che a questo pensi il Dott. Tartuferi ma il nostro paese ha bisogno di guardare al futuro con fiducia piuttosto che rifugiarsi nel passato
Posso volare molto molto basso? Se si, dico che tutto è cominciato con la riforma scolastica del ’68, a cui si è aggiunta la millantata Mani pulite, che ha falcidiato un’intera e selezionata classe dirigente, preservando solo il partito che sappiamo, e una schiera di personaggi che allora, potevano fare solo i portaborse: e neanche tutti.
Dottore, non so se lei è stato veramente coinciso, di certo è riuscito ad essere conciso (e preciso)!
Dottor Tartuferi, la nostra divergenza non è apparentemente profonda. Lei dice: “la banca crea ricchezza” e questa narrazione raccoglie consensi e ammirazioni. Io dico: “la banca crea denaro” e questa affermazione, sebbene ricchezza e denaro siano sinonimi, mi procura il consueto primato di impopolarità e ribrezzo tra gli opinionisti di questo sito così ameno. Peraltro poco fa ho scoperto che la Federal Reserve statunitense ha addirittura smesso di pubblicare i dati relativi all’aggregato monetario M3 dal 2006, cioè non si sa, forse quasi nessuno sa quanta moneta circoli nel mondo.E’ questa massa enorme di liquidità, slegata da ogni rapporto con i beni reali, a creare debito, a essere debito, non il tenore di vita godereccio dei peccatori e delle peccatrici.
Non credo che la conversione dell’umanità a un regime di vita ascetico e spartano servirebbe a guarire la peste di tutti questi soldi. Non credo che gli sprovveduti opinionisti dell’ameno sito possano o vogliano capire l’origine di tutti questi soldi.
Un conoscente esperto in truffe importanti con tanto di quel rispetto per le persone in difficoltà che aiutava e non strozzava perché non ha mai prestato una lira, regalato sempre, quando poteva naturalmente che i tempi duri capitavano, mi diceva che le banche servono solo ad una cosa: Devi riuscire a farti dare soldi che poi non gli restituisci di certo. Puoi anche metterti nelle loro mani, chiedere soldi per tutto quello che vorresti fare, tu alla fine molto probabilmente passeresti le giornate a stramaledire il momento che ti hanno detto sì ,oppure loro a stamaledire il momento che mi hanno detto sì. La Banca è Troia e tu ti devi trasformare in cavallo.
Condivido la linea generale della argomentazione del dottor Tartuferi. Credo tuttavia che lo stimolo indiretto che lui (Tartuferi) lancia sia, per “i liberi e i forti” , uno stimolo ad un Convengno, pubblico, seguendo le interessanti e altrettanto precise indicazioni di Pavoni.