Consiglio delle donne, Contigiani:
«Conflittualità imposta dall’esterno»
MACERATA - La segretaria cittadina del circolo Democrat ribadisce la volontà di continuare a far parte dell'organismo: «Esserci è un dovere, senza nessun timore della diversità di vedute né, al bisogno, di una dialettica accesa»

Sabrina De Padova seduta nei banchi dell’opposizione di fianco a Ninfa Contigiani, segretaria cittadina del Pd
di Luca Patrassi
Non si placano le polemiche all’indomani del Consiglio comunale delle donne che ha sancito la revoca della presidente Sabrina De Padova ad opera delle forze di maggioranza. Ad intervenire è la segretaria del circolo cittadino Dem e consigliera comunale Ninfa Contigiani.
«All’ultima convocazione – scrive l’esponente democrat – si è consumata definitivamente la parabola del conflitto, tutto in seno alla maggioranza, del ruolo apicale del Consiglio delle donne. Le coinvolte hanno, loro stesse, raccontato di un patto interno pregresso saltato. Per questo, alle colleghe non ho potuto che sottolineare che poco c’era da aggiungere su questa vicenda. Credo di aver detto chiaramente tutto quanto ritenevo nella mia lettera di dimissioni da vice presidente». L’elemento negativo che emerge nell’analisi di Contigiani: «Quel di più da dire è – tuttavia ‐ il mio profondo dispiacere per il fatto che quella conflittualità, che ha origini e motivi tutti esterni al Consiglio delle donne, si sia infine riversata sull’organismo che invece poteva rimanere il luogo privilegiato di un dialogo plurale e ricco, anche perché senza le pressioni dell’amministrazione quotidiana. Invece si è consumata una rottura che lo ha impoverito, a partire dalla modifica del regolamento avvenuta a maggio 2023 e di cui non è mai stata, però, data comunicazione formale alle partecipanti, soprattutto a quelle associazioni che ne hanno visto modificata pesantemente la loro adesione, che da partecipazione attiva alla decisione, con voto, è diventata invece di pura proposta mediata. Una lacuna che l’amministrazione deve colmare, perché è dell’amministrazione l’atto di modifica del Regolamento e dunque suo il compito. Tutto questo non mi impedirà di esserci comunque, per continuare a proporre le esperienze che conosco, la visione e le idee che tante donne sanno esprimere in altre istituzioni e nella società stessa». L’appello finale: «Esserci è un dovere, senza nessun timore della diversità di vedute nè, al bisogno, di una dialettica accesa ed anche aspra se occorra. Come dicevo il mio dispiacere è forte per l’occasione persa, ma umanamente l’augurio alla nuova presidente e alla vice presidente rimane sempre che l’esperienza nel Consiglio delle donne sia anche per loro arricchente quanto lo è stato per me, nonostante tutto».
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