Rischia di annegare nel lago,
salvato da un passante in pedalò
FIASTRA - È successo intorno alle 15,30. A rischiare la vita un 28enne di origine egiziana, trasportato poi sulla riva dal bagnino. Intervenuta l'eliambulanza

Momenti di paura oggi al lago di Fiastra, dove un uomo di 28 anni, di origine egiziana, ha rischiato di annegare mentre si trovava in acqua. Determinante è stata la prontezza di un passante che, accortosi delle difficoltà del giovane, si è lanciato in suo soccorso raggiungendolo con un pedalò.
L’allarme è stato lanciato intorno alle 15,30. Il 28enne ha iniziato ad annaspare mentre faceva il bagno, non riuscendo a restare a galla e ingoiando acqua. Notata la situazione, un passante a bordo di un pedalò è riuscito a raggiungere il ragazzo e salvarlo. Immediato l’intervento del bagnino, che ha utilizzato il gommone di salvataggio per portare il 28enne a riva. Sul posto sono arrivati anche i vigili del fuoco e i sanitari del 118, insieme all’ambulanza e all’eliambulanza Icaro. Stabilizzate le sue condizioni sul lungolago, l’uomo è stato trasferito in codice rosso all’ospedale di Macerata, dove è stato ricoverato. Il 28enne non dovrebbe essere in pericolo di vita.
(Leo. Gi.)
Siccome questo pomeriggio sono stato al LAGO di FIASTA insieme ad un amico, ho visto passare l’eli-ambulanza ed ecco il motivo che all’inizio del lago c’era l’ambulanza
Quel passante meriterebbe un elogio e un premio.
È una buona notizia, è andata proprio bene.
Romagnoli, sei meglio di Poirot.
Ode alla Lingua Vera
Tu, lingua vera, non parli.
Ti levi come un’onda che non conosce riva,
e il suono che porti è già rotto
prima di diventare parola.
Come i denti del mendicante
che battono nella notte di pietra,
così tu tremi, nuda,
nel freddo che non è dell’inverno
ma dell’essere esposti all’essere.
Non c’è calore che ti addomestichi.
Le bocche dei ricchi ti rivestono d’oro,
ti piegano in frasi ordinate come giardini,
ma tu fuggi,
ritorni al tintinnio selvaggio,
al piccolo tamburo d’osso
che batte contro la fame e contro Dio.
Chi ti ascolta davvero
diventa mendicante a sua volta.
Le sue orecchie si riempiono di gelo,
le sue vene conoscono il ritmo
di chi non ha più nome
e tuttavia chiama.
Perché ogni vera lingua è un mendicante
davanti alla porta del mondo.
Bussa con i denti,
non con le mani.
Non chiede pane,
chiede di essere udita
nel suo non-essere-udita.
E forse gli angeli,
quelli che Rilke intravedeva tremando,
si chinano su questo suono povero
e lo riconoscono
come il solo che somigli al loro silenzio
quando scendono
e non trovano più parole
per dire ciò che siamo.
Tu sola, lingua vera,
resti incomprensibile
perché sei già oltre.
Oltre la comprensione,
oltre la pietà,
oltre il bisogno di essere capita.
E in quel battito di denti
abita l’intera creazione
che balbetta il suo nome
senza mai riuscire a pronunciarlo.
Punto primo bisogna saper nuotare possibilmente in compagnia poi nei fiumi e nei laghi è più facile annegare quindi fare massima attenzione sempre.