Morì cadendo dal tetto della ditta,
il titolare condannato dal gup

SAN SEVERINO - Oggi si è svolta l'udienza al tribunale di Macerata per la morte di Grimaldo Palomino Loayza. L'uomo lavorava per la Choncimer. L'incidente è avvenuto il 20 luglio del 2021. Assolto il responsabile per la sicurezza. Disposta provvisionale di 115mila euro per le 7 parti civili

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Grimaldo Palomino Loayza

di Gianluca Ginella

Morto cadendo dal tetto della ditta mentre era al lavoro: il giudice condanna il titolare dell’azienda, assolto il responsabile per la sicurezza. I fatti erano avvenuti alla ditta Choncimer di San Severino, il 20 luglio del 2021. Quel giorno Grimaldo Palomino Loayza, peruviano che viveva a Macerata, aveva perso la vita a 54 anni precipitando da circa 15 metri. Sotto accusa, per omicidio colposo, il datore di lavoro di Loayza, Giovambattista Chieti, 67 anni, di Cerignola, residente a Osimo, amministratore unico della Choncimer. Per l’altro imputato, Sandro Antonelli, 56 anni, residente a Osimo, ingegnere, la contestazione era falsità materiale commessa da privato.

Secondo l’accusa, Loayza sarebbe stato mandato dal datore di lavoro, insieme ad un altro operaio, a pulire pannelli fotovoltaici sul tetto (pur se non era la mansione di cui Loayza si occupava) e lì era poi precipitato a causa dello sfondamento del lucernario.

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L’avvocato Olindo Dionisi

Il datore di lavoro, prosegue il pm (Rosanna Buccini) avrebbe omesso di prendere misure appropriate affinché soltanto i lavoratori con specifico addestramento tecnico e che avessero ricevuto le istruzioni adeguate potessero accedere alle zone che li esponevano ad un rischio grave. Per l’accusa la scala per raggiugere l’impianto fotovoltaico era di libero accesso e quindi sprovvista di una portella chiudibile con lucchetto di protezione.

Ad Antonelli veniva contestato di aver attestato falsamente la conformità del progetto per le misure preventive e protettive dai rischi di caduta dall’alto. In realtà, diceva l’accusa, le reti di protezione sarebbero risultate assenti all’atto del sopralluogo.

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L’avvocato Fabrizio Giustozzi

Il processo si è svolto con rito abbreviato. Il giudice Claudio Bonifazi ha condannato Chieti a 1 anno e 4 mesi, pena sospesa, e ha assolto Antonelli «perché il fatto non sussiste».

Parte civile si sono costituiti i famigliari di Loayza, tutelati dagli avvocati Olindo Dionisi e Fabrizio Giustozzi. Il giudice ha disposto 15mila euro di provvisionale per la ex moglie e 20mila per ognuna delle 4 figlie e 10mila euro ciascuno per i due fratelli di Loayza. Il risarcimento verrà stabilito in sede civile.

Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Paolo Palumbo e Stefano Picani e Alessandro Gamberini (per Antonelli).

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