Accoglienza da rockstar per Crepet,
in migliaia a Villa Fermani.
L’audio non regge il pienone

CORRIDONIA - Folla inaspettata per lo psichiatra e opinionista, che ha incantato il pubblico con il suo eloquio leggero ma pungente "Il lavoro come passione": «E' pazzesco che nel 2023, non nel Medioevo, la gran parte delle persone faccia ogni giorno per 50 anni qualcosa che detestano». Ma il flop acustico scatena le polemiche: chi era lontano dal palco non è riuscito ad ascoltare l'intervento

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L’arrivo di Paolo Crepet a Villa Fermani

di Marco Pagliariccio

Colonne d’auto chilometriche, parcheggi selvaggi, gente assiepata in ogni angolo del parco, persino tra i tavoli della gente che cenava al chiosco. Una serata da rockstar per Paolo Crepet, che ha riempito Villa Fermani all’inverosimile ieri sera per la rassegna “Non a voce sola”. Erano in migliaia nell’oasi verde di Corridonia, giunti un po’ da tutta la provincia e anche oltre per ascoltare le parole del popolare psichiatra e opinionista.

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Crepet sul palco durante il suo monologo

“Il lavoro come passione” era il tema della serata, ma Crepet l’ha usato come punto di partenza di un flusso di coscienza che, fluttuando tra leggerezza e pensieri più articolati, ha toccato tanti ambiti della nostra quotidianità. «Sono rimasto sconvolto e spaventato nello scoprire che nove persone su 10 non fanno il loro lavoro per passione, ma perché devono – ha attaccato Crepet dalla sua seggiola al centro del palco – è pazzesco che nel 2023, non nel Medioevo, la gran parte delle persone faccia ogni giorno per 50 anni qualcosa che detestano. È un Golgota dal quale non si esce. Cosa possiamo insegnare ai ragazzi se non siamo noi a vivere seguendo le nostre passioni? Un’azienda in cui nove dipendenti su 10 sono forzati a lavorare non ha futuro. L’altro grande problema è poi il passaggio generazionale: in un terzo dei casi l’azienda, passando dal padre al figlio, chiude. Se va meglio, viene venduta. Perché succede tutto questo? Perché stiamo coltivando generazioni a cui abbiamo ucciso il desiderio, abbiamo dato tutto ai nostri figli impedendo loro di provare, sbagliare e riprovare ancora».

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La platea di Villa Fermani rapita dalle parole di Crepet

Nel suo monologo di circa un’ora e mezza, lo psichiatra torinese ha parlato a lungo di educazione e formazione, con riferimento alle contraddizioni del mondo della scuola. «Leggevo di una ragazza che non era stata ammessa all’esame di maturità perché aveva insufficienze in cinque materie – ha ricordato Crepet – i genitori hanno fatto ricorso al Tar vincendolo, ma poi la ragazza all’esame è stata bocciata lo stesso. Quello che mi chiedo è: mandare avanti un figlio in questa maniera significa amarlo? Perché farlo andare avanti a forza finché, a 35 anni, il nodo verrà al pettine? Dovremmo insegnare ai ragazzi a cavarsela, dando loro gli strumenti per essere indipendenti e autonomi. E invece abbiamo tolto loro tutto e lo facciamo sin dall’asilo: niente pennarelli perché sporcano, niente colla che è pericolosa, figuriamoci le forbici, i pronto soccorso sono pieni di bambini con dita amputate. Evitare ogni rischio è il mantra. Ma il messaggio che passa al bambino è che è un idiota che non può fare nulla. Ma senza cadere è impossibile rialzarsi. Ci sono scuole a Bolzano e a Mestre che hanno proposto di togliere il voto negativo perché sarebbe un trauma per gli studenti. Se uno studente vive come trauma un voto negativo bisogna essere davvero preoccupati. Siamo arrivati al concetto di condono educativo: io mi ero fermato a quello dei bagni… Dobbiamo tornare a stupirci e a pretendere che i ragazzi ci stupiscano».

pubE fin qui il bicchiere mezzo pieno della serata. Ma ce n’è un altro mezzo fatto di proteste per diversi problemi organizzativi sorti durante la serata proprio a causa dell’evidentemente inaspettato flusso da record di spettatori. Nodo principale del contendere la scarsa potenza dell’impianto di amplificazione, dotato soltanto delle due casse ai lati del palco che impediva a coloro (ed erano diverse centinaia) che si sono assiepati in fondo, dietro all’area con le sedie, di poter anche solo percepire qualche parola di Crepet. Il problema è emerso sin dai saluti iniziali della sindaca Giuliana Giampaoli e dell’assessore alla cultura Massimo Cesca.

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La direttrice della rassgena Oriana Salvucci, la sindaca Giuliana Giampaoli e l’assessore Massimi Cesca

Sarebbero bastate un paio di casse poste a metà dello slargo dove si svolgeva l’evento per ovviare al problema, ma chiaramente ci si sarebbe dovuti attrezzare per tempo. Così non è stato e il risultato è stato quasi obbligato: man mano che l’intervento di Crepet andava avanti, molti hanno desistito prendendo la via di casa con largo anticipo. «Siamo al tifo da stadio, ma ormai il danno d’immagine c’è stato. La Corrida di Corrado sicuramente era più organizzata. Dilettanti», ha tuonato Sandro Scipioni, consigliere comunale di Corridonia Rinasce, ma basta fare un giro tra Facebook e Instagram per leggere altri commenti dello stesso tono. Per chi ci vorrà riprovare, stasera Crepet sarà di scena a Porto San Giorgio e poi il 25 luglio a Fermo.

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“Il lavoro come passione” Crepet a Villa Fermani

 


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