Effetto green pass a Civitanova
«Calo del 90%, valuterò se chiudere»
Palestre: dal 20 al 40% resta fuori
NUOVE REGOLE - Prima giornata alle prese con le verifiche del certificato verde. Flessione nei bar, preoccupati i ristoratori con posti solo all'interno, è il caso di Marco Seri (Il conte de Vico): «Per stasera zero prenotazioni. L'anno scorso dovevo mandare via i clienti». Non piace dover fare i controlli, Gessica Cammoranesi (bar Calcagni): «Faccio la barista non la poliziotta». Laura Bartolacci (bar Romoli): «Siamo all'ennesima farsa. Per un ristorante la gestione con prenotazione e durante l'accompagnamento al tavolo può essere più gestibile. Qui invece è impossibile». Luca Schicchera (palestra Sinergia Studio): «A settembre valuteremo se andare all'aperto per fare lezioni a coloro che non vogliono fare il vaccino»

di Laura Boccanera (Foto di Federico De Marco)
Calo di presenze nei bar, tremano i ristoranti che hanno solo posti al chiuso: «Stasera non ho neanche una prenotazione, se continua così la prossima settimana chiudo». È scattato da questa mattina l’obbligo di esibire la certificazione verde, o green pass, per tutti i clienti di qualsiasi tipo di servizio di ristorazione al tavolo e al chiuso, tranne i minori di 12 anni e poche altre eccezioni. Un’incombenza alla quale i titolari delle attività si sono prestati obtorto collo, fra obblighi di legge e imbarazzi nei confronti dei clienti.

Marco Seri -Conte De Vico
L’obbligo della certificazione non riguarda solo le attività di ristorazione, ma anche eventi (anche se all’aperto), mostre, biblioteche, parchi acquatici e palestre. A Civitanova le attività con lo spazio all’aperto, chalet e concessioni balneari fino alla fine dell’estate tirano un sospiro di sollievo, quelli invece più danneggiate sono i piccoli ristoranti con poco spazio all’esterno.
E c’è chi ipotizza la chiusura: «oggi ho fatto due coperti a pranzo e non ho prenotazioni per cena. Praticamente tenendo aperto, fra macchinari, stipendi e aria condizionata ci perdo» dice Marco Seri de Il conte de Vico, a Civitanova Alta ha un ristorante suggestivo nel borgo alto, ma nessun posto all’esterno e le prospettive non sono rosee. Qualche giorno fa sulla pagina Facebook della sua attività ha postato una provocazione: la green card intesa come carta di credito o biglietto da 100 euro e “sei il benvenuto, sono ristoratore, faccio lo chef, non sono un controllore”. Oggi anche lui si è dovuto adeguare, ma il calo è impressionante: «l’anno scorso mandavo via la gente, ora ho un calo del 90%. E’ stato un massacro – continua Seri – Anche solo alla notizia dell’introduzione del green pass qualche settimana fa il calo si è visto subito. Io sono vaccinato, ma non giudico chi non voglia farlo, è un provvedimento senza alcuna coerenza, che differenza fa ad esempio fra un ristorante e chi somministra pasti in un hotel. E poi chi farà mai il tampone che costa 15 euro per andare a mangiare una pizza. Anche per domani non ho ancora prenotazioni, mai successo in vita mia che di sabato, il 7 di agosto non avessi prenotati. Non ho spazio esterno, e poi dovrei fare tutti i permessi, spendere mille euro di consulenti per 20 giorni? Vedrò come va per una settimana, diversamente a malincuore sarò costretto a chiudere, ci rimetto di meno».

Andrea Bettucci – Farmer Market
Ha già previsto di andare in ferie fra qualche giorno Andrea Bettucci del Farmer Marker di corso Garibaldi: «Noi abbiamo solo posti al chiuso, oggi ho rimediato al volo un tavolo all’esterno per far pranzare alcuni operai – dice – è un provvedimento penalizzante per chi come noi ha un locale al chiuso. Oltretutto non incentiva chi non ha fatto il vaccino a farselo visto che può comunque mangiare all’aperto. Abbiamo già deciso che chiuderemo qualche giorno per ferie. Lavoriamo a pranzo soprattutto con imprese edili e non tutti gli operai hanno il green pass, per cui anche se 1 su 5 ne è sprovvisto noi perdiamo tutti i clienti. E questo succede ad una categoria che è già stata fortemente penalizzata in inverno. Oggi ho improntato una soluzione volante in cortile per dare un servizio».

Belinda Emili e Valerio Ferrari – La mangiatoia
Il green pass rappresenta un’incombenza in più per i bar e i ristoranti e c’è chi come Belinda Emili de La Mangiatoia che propone addirittura di utilizzare chi riceve il reddito di cittadinanza per fare l’accoglienza e le pratiche di controllo all’ingresso: «abbiamo sempre rispettato le regole imposte e lo faremo anche stavolta, per noi certo è un onere in più. Per un locale piccolo come il nostro i tavoli interni sono fondamentali. Confidiamo che la nostra clientela venga non munita di polemiche, perché noi non facciamo altro che applicare un decreto. Inoltre credo che anche i prezzi dei tamponi andrebbero abbassati sennò nessuno li farà per andare a cena. E poi per noi è un impegno, devi prendere il qr code, verificare che corrisponda e controllare la carta d’identità, allora perché non utilizzare chi prende il reddito di cittadinanza senza fare nulla per fare accoglienza e controllo green pass?».

Laura Bartolacci – Bar Romoli
L’aspetto del controllo è ancora più sentito nei bar dove specie nelle ore di punta della colazione può essere difficile tenere sotto controllo anche il rispetto della norma verificando i certificati verdi. Il bar Romoli, in viale Vittorio Veneto ha apposto su ogni tavolo l’informativa, ma già da questa mattina la titolare ha notato un calo di presenze: «Non è stata una mattinata come al solito – riferisce Laura Bartolacci – molti hanno preferito non sedersi o andare fuori. Abbiamo iniziato a controllare chi si è seduto, ma c’è un po’ di imbarazzo, siamo all’ennesima farsa. Se per un ristorante può essere una rottura di scatole, tuttavia la gestione con prenotazione e durante l’accompagnamento al tavolo può essere più gestibile. Qui invece è impossibile. E poi con i ragazzini come facciamo? Chiediamo la carta di identità per verificare se abbiano di più o di meno di 12 anni? Siamo stati scrupolosi sulla cartellonistica e sulla parte informativa, ma non basta per tutelarci. Più ostacoli si mettono tanto più la gente deciderà di fare colazione a casa».

Gessica Cammoranesi e Andrea Calcagni – Pasticceria Calcagni
«Faccio la barista non la poliziotta – il commento di Gessica Cammoranesi del bar Calcagni – ci siamo adeguati, ma secondo me bisognava puntare di più sulla responsabilità personale del cliente. Se al momento del controllo delle forze dell’ordine non sei in regola ne rispondi tu e non il titolare del bar». Non c’è stato al momento una grossa differenza al bar pasticceria La Camelia dove la mattinata è scorsa via abbastanza di routine: «Chi non aveva il green pass è andato fuori, non ci sono state proteste, non abbiamo notato una grande differenza che forse sarà più marcata nel fine settimana. Probabilmente a livello di gestione il sabato e la domenica le cose si complicheranno. Ciò che dà più noia però è chiedere anche i documenti, non mi sento un poliziotto ed è una misura scomoda per noi e per il cliente. Per il resto ci auguriamo ci sia una collaborazione, per noi è una misura imposta e facciamo ciò che ci viene detto» il commento di Mizio Lattanzi de La Camelia.
Oggi scattava il green pass anche per le palestre e le attività sportive indoor. E se le attività di ristorazione possono contare sui tavoli all’aperto fino a che le temperature lo consentiranno, per i fruitori delle palestre già da oggi è scattato lo stop. E l’adesione di coloro che hanno rifiutato il vaccino e non lo faranno è alta in chi frequenta i club sportivi.

Luca Schicchera – Sinergia Studio
«Attualmente su 120 persone che frequentano la palestra 28 ne sono sprovviste – ha spiegato Luca Schicchera di Sinergia Studio – dovranno sospendere gli allenamenti o fare un tampone a settimana, però è una misura che è stata presa e siamo tenuti ad osservarla. Capisco chi non vuole vaccinarsi però dobbiamo adeguarci alle regole. A settembre valuteremo se andare all’aperto per fare lezioni a coloro che non vogliono fare il vaccino. Abbiamo avvertito tutti e devo dire che non ho avuto grosse problematiche per fare digerire la cosa». Più alta la percentuale di chi non si vaccinerà alla palestra Noi 5: «Qui siamo al 40% circa della nostra clientela che ha sospeso allenamenti all’interno da oggi per il green pass – afferma Sheila Calcina di Noi5 – Avevamo già fatto scelte per limitare gli assembramenti e portato tante attività all’esterno, ad esempio pilates e tutti i corsi. Abbiamo in previsione di continuare anche per la stagione autunnale ed invernale per chi è no vax. Per chi continua all’interno abbiamo comunque diviso le sale così da poter garantire allenamenti personal distanziati e separati con un separé in caso di condivisione della sala. Siamo comunque sfiniti dalle polemiche e da tutta questa situazione, la pesantezza di questo momento e le discussioni infinite sono perfino peggiori dei provvedimenti da osservare».

Sheila Calcina -Noi5

Mizio Lattanzi – La Camelia




Green pass per bar e ristoranti? «Diventerebbe una sorta di dogana, impossibile controllare»
questo non e’ l’effetto green pass ma l’effetto Draghi con il quale Salvini e’ al potere Perche’ allora non vanno in piazza a protestare !? Se non erro Salvini era contrario al green Pass
Ottimo. I collaborazionisti nazi-comunisti devono chiudere.
Anne Frank vi guarda!
«Le decisioni impetuose e audaci in un primo momento riempiono di entusiasmo, ma poi sono difficili a seguirsi e disastrose nei risultati.» (Tito Livio, storico no-vax)
Se la Lega non fosse al governo, il PD, i 5 Stelle, Leu e micropolitici vari farebbero strame della Costituzione, della democrazia e dei lavoratori italiani.
Però Salvini sappia che i parlamentari contrari, come Borghi, Pillon e Siri, che vanno sulle piazze a contestare insieme a chi non si fida di medici come Burioni, Galli e altri, che hanno terrorizzato le masse dei cittadini per poi sponsorizzare vaccini in via di speriemntazione, senza avere il coraggio di chiedere un contraddittorio con quegli altri mee8ici che li contestano sulle piazze e che propongono cure alternative.
Salvini, che fallisce pure con i migranti clandestini che ci stanno invadendo, dimostra che nel governo Draghi conta sempre di meno.
Draghi si sta rivelando come il tentativo “mitico” delle logge angloamericane e dell’alta finanza, dopo il fallimento di precedenti loro “inviati” (Monti, Letta, Renzi), per mettere sotto tutela di regime un intero popolo.
Quindi, sento dai leghisti di strada, pure iscritti alla Lega, che si orienteranno verso Giorgia Meloni. Mentre il movimento di rivolta si sta allargando, pure perchè il “mito” Draghi ha gettato la maschera.
Se i numeri sono veri la maggioranza degli Italiani è serenamente vaccinata ed è la stessa che credeva nell’esistenza del covid,nei troppi morti,nei comportamenti scorretti,nell’esigenza di regole chiare e forti.Se ci saranno ancora atolli di ignoranza o episodi di menefreghismo cari ristoratori o gestori di qualsiasi altra attività se ne resteranno tranquilli a casa,una cena non vale la salute.Non correte dietro a Salvini,lui ha il suo tornaconto voi avete tutto da perdere.
Si tratta di una misura per il contenimento dell’epidemia. Capisco il disagio dei tanti. Ma non credo nell’impossibilità di procedere ai controlli in quanto possono essere adottati strumenti efficaci e veloci. E’un po’ come il tempo necessario per ricevere lo scontrino. Inoltre credo che la diminuzione della clientela possa dipendere dal green pass ma anche dal timore di essere contagiati.
Era ora!!!!!!!!
chiudere palestra!!! quale è il problema!!!!