Quando Macerata faceva tardi al Bar Ezio:
chiude un simbolo del centro.
«Ma spero arrivi qualcuno a investire»
SERRANDE ABBASSATE - Da trent'anni Ezio Taccari portava avanti il bar, forse il più antico della città. Dalle serate universitarie agli schiuma party, dai derby della Maceratese al Mondiale del 2006, un luogo ricco di ricordi: «Non provo rancore, ma malinconia. Era arrivato il momento giusto. Spero in un bar Ezio 3.0»

Ezio Taccari davanti al suo bar
di Alessandro Vallese
C’è stato un tempo in cui per darsi appuntamento a Macerata bastava dire “ci vediamo da Ezio”. Per trent’anni il Bar Ezio di corso Garibaldi è stato il ritrovo degli studenti universitari, un covo per i tifosi della Maceratese, il teatro di serate rimaste nella memoria di un’intera generazione. Dai primi schiuma party alle serate con le drag queen quando ancora in pochi sapevano cosa fossero, fino alle notti passate davanti alla televisione per festeggiare il Mondiale del 2006 e gli Europei del 2021. Un luogo dove si entrava per un caffè e spesso si finiva per restare ore.

Ezio Taccari
Dal 30 giugno quella saracinesca è abbassata. Dopo trent’anni Ezio Taccari ha deciso di chiudere quello che, secondo alcune ricerche storiche, sarebbe addirittura il primo bar di Macerata, o comunque uno dei più antichi della città.
Una storia, quella del Bar Ezio, condivisa anche con la sua famiglia. Per tutti questi anni al suo fianco ci sono stati il fratello Daniele e la mamma Laila, parte integrante della vita quotidiana di quel locale diventato un punto di riferimento per tanti maceratesi.

Il locale chiuso
«Fa un brutto effetto – racconta Ezio – con un po’ di malinconia, ma non di rancore. Alla fine ho fatto quello che dovevo fare. Il bar come lo intendevo io, quello vecchia maniera, non esiste più. Una volta era un punto di ritrovo: ci si incontrava lì e poi magari si decideva dove andare a passare la serata. Oggi ci si dà direttamente appuntamento nel locale dove si vuole andare. Sono cambiate le abitudini e il mio bar era quasi destinato a finire. Non sono contento di aver chiuso, ma credo fosse arrivato il momento».

Daniele ed Ezio Taccari
Quella del Bar Ezio, però, è una storia che affonda le radici molto più lontano dei trent’anni della sua gestione. «Da alcune ricerche storiche fatte dovrebbe essere stato addirittura il primo bar di Macerata, o comunque uno dei primi. È un locale che esiste da almeno cento anni. Prima di me c’era lo storico Bar delle Pezzole e ancora prima Margarucci».
Un luogo che ha attraversato le epoche, osservando dalla stessa vetrina una città cambiare volto. «Quando ho aperto io era tutta un’altra Macerata. Corso Garibaldi era probabilmente la via più viva del centro, forse anche più di corso della Repubblica. C’era la fermata dell’autobus davanti al bar, poi la Standa, l’Ovs, Le Delizie in via Mozzi. C’erano negozi, uffici, persone che passavano continuamente».

Non è solo nostalgia. È il racconto di una città che negli anni ha perso progressivamente alcuni dei suoi punti di riferimento. «C’erano i vigili urbani, la Cgil, il Ministero del Tesoro. Era una strada piena di vita, mentre oggi è rimasto ben poco. Anche gli universitari vivevano il centro in maniera diversa: arrivavano da Ascoli, San Benedetto, Ancona, ma anche da Corridonia e Tolentino e prendevano casa qui. Poi, con lo spostamento di molti servizi e soprattutto del Polo Bertelli, quella presenza si è ridotta sempre di più».

Secondo Taccari anche gli eventi sono cambiati parecchio, e questo non ha potuto che incidere sulla vitalità del centro storico. «C’era il Primo Maggio ai Giardini, la Notte dell’Opera, gli Aperitivi Europei organizzati solo dai bar. Oggi sono cambiate tante cose e, sommate una all’altra, hanno inevitabilmente inciso sul commercio. Anche la viabilità è diversa: una volta la sera si parcheggiava in corso Garibaldi con molta più tolleranza, oggi nel giro di poco tempo rischi una multa».
Negli anni Duemila il centro storico viveva soprattutto di sera. Insieme al Bar Ezio c’erano locali diventati simbolo di un’epoca, dal Tartaruga al Quattro Porte, passando per il Palace e il Pozzo. «C’era sempre gente in giro – ricorda Taccari –. Il centro era pieno di universitari e ogni sera c’era qualcosa da fare».

Ma il bar Ezio non seguiva semplicemente i tempi: spesso li anticipava, cercando di portare sempre novità o di offrire qualcosa di particolare. «Abbiamo organizzato serate che allora sembravano quasi rivoluzionarie. Le feste a tema Campari, gli schiuma party, le serate con le drag queen. Le ho portate a Macerata quando ancora quasi nessuno sapeva cosa fossero. Collaboravo con un’agenzia di Rimini che lavorava nei locali della Riviera nel fine settimana e noi sfruttavamo il martedì, il mercoledì e il giovedì, quando la città era piena di studenti. Lo schiuma party lo facevano all’Aquafan di Riccione… e al Bar Ezio».
Sorride ricordando quegli anni. «Penso che abbiamo fatto divertire diverse generazioni di ragazzi».

Poi c’è il calcio, altro pezzo fondamentale della storia del locale. Per tanti tifosi della Maceratese, il Bar Ezio era semplicemente il punto di ritrovo. «Qui si preparavano i derby, si stampavano le magliette, si organizzavano le corriere per le trasferte. Era il punto d’incontro dei ragazzi della curva. Fino agli ultimi anni abbiamo continuato a organizzare pranzi e cene per la Maceratese».
E non solo. «Qui abbiamo visto insieme il Mondiale del 2006. C’erano un sacco di persone davanti al televisore per la finale con la Francia. Quel televisore non l’ho mai buttato, è rimasto come ricordo».

La porta, però, non è ancora completamente chiusa. «Se arrivasse qualcuno con voglia di investire io sono disponibile a parlarne. Non voglio soldi per l’attività, mi basta che venga pagato l’affitto. Mi piacerebbe vedere nascere una sorta di “Bar Ezio 3.0”, magari con un’altra formula, adatta ai tempi di oggi. Il vecchio Bar Ezio è finito con me, ma le possibilità ci sono».
Nonostante tutto, Taccari continua a credere nelle potenzialità del centro storico. «Le cose sono cicliche. Oggi Macerata sembra un po’ spenta, ma con gli investimenti giusti può tornare a vivere. Però bisogna avere voglia di metterci idee e passione. Non puoi aspettare a braccia conserte che la gente entri dalla porta».

Alla fine, però, il pensiero torna inevitabilmente alle persone che hanno riempito quel bancone ogni giorno. «Quello che mi mancherà di più del Bar Ezio sono tutti gli amici. Non perché li perderò, ma perché non li vedrò più con quella frequenza. Mi hanno chiesto di fare una festa di chiusura, ma ho preferito evitare. In questo momento non me la sento, mi prende male perché si chiude un’epoca».
