Forza Italia prende le distanze da Iommi:
«Ha agito in totale autonomia,
si assuma la responsabilità politica»
MACERATA - Altissima tensione tra gli azzurri marchigiani, non solo nel nostro capoluogo. Mentre il partito valuta l'espulsione, la segretaria comunale Barbara Antolini tenta di ricucire con Fratelli d'Italia e il sindaco il caso scatenato dall'ex assessore che è stato eletto presidente della commissione urbanistica con i voti della minoranza e conferma il sostegno alla maggioranza: «Mi scuso per l’accaduto». Fuori provincia, situazione calda: l’ex assessore regionale Aguzzi lascia il partito, la commissione di Pesaro è stata commissariata e Porto Recanati c’è il caso Piscitelli

Barbara Antolini
di Luca Patrassi
«Il comportamento tenuto dal consigliere Silvano Iommi è stato assunto in totale autonomia, in aperta violazione della linea politica indicata da Forza Italia e condivisa dall’intera maggioranza. Prendo le distanze e mi scuso con il consigliere Livi, Fratelli d’Italia e il sindaco». Così Barbara Antolini, segretario di Forza Italia di Macerata. Ieri l’ex assessore Iommi è stato eletto presidente della Commissione urbanistica dopo che le prime due votazioni erano andate a vuoto. La maggioranza proponeva Simone Livi. È stato invece eletto Iommi con 4 voti, tre dei consiglieri di minoranza più il suo (erano rimasti in 4 in quel momento, la maggioranza era uscita, e il voto era valido).
«Si è trattato di una scelta esclusivamente personale – dice Antolini dopo l’incidente diplomatico -, che non rappresenta in alcun modo la posizione del nostro partito. Devo tuttavia prendere atto che, fin dall’inizio della legislatura, si sono registrate da parte del consigliere Iommi alcune iniziative e prese di posizione autonome rispetto alla linea politica condivisa dal partito e dalla maggioranza. Una modalità di azione che, inevitabilmente, ha generato tensioni e incomprensioni all’interno della coalizione e che ha trovato oggi il suo momento di massima evidenza.

Silvano Iommi
Prima alcune esternazioni pubbliche, come il recente articolo sull’ospedale in aperta polemica con la maggioranza, oggi l’accettazione della Presidenza della Commissione Urbanistica grazie ai voti determinanti dell’opposizione e in aperta contrapposizione con la decisione assunta dalla coalizione e da Forza Italia. Si tratta di un comportamento politicamente grave, che ha arrecato un danno non soltanto all’immagine del nostro partito, ma anche alla credibilità dell’intera coalizione di centrodestra». Forza Italia conferma il «pieno e convinto sostegno al sindaco». E a Iommi, Antolini dice: «Confido che, da galantuomo quale si è sempre definito, voglia assumersi fino in fondo la responsabilità politica di quanto accaduto e adoperarsi personalmente affinché questo episodio non produca ulteriori conseguenze negative per Forza Italia e per la stabilità della coalizione».
Forza Italia starebbe valutando la possibilità di assumere provvedimenti – si parla anche di espulsione – contro l’ex assessore comunale all’Urbanistica e freschissimo di nomina come presidente di commissione Silvano Iommi.
I vertici di Fi vogliono decidere con calma, dopo aver valutato i documenti e magari anche le registrazioni. Magari con l’aiuto del Var. Iommi è (ri)entrato in Forza Italia poco prima delle elezioni a dar manforte a una lista fondata in gran parte su candidati già fortemente critici con l’operato di Parcaroli. Lo ha gridato ai quattro venti anche un’altra ex di Forza Italia Lorella Dichiara che si è dimessa nei giorni scorsi: «Ridateci Berlusconi». Si attendono notizie da Camerino e da Viterbo, città di riferimento dei segretari provinciale e regionale di Forza Italia, rispettivamente Gianluca Pasqui e Francesco Battistoni.

Stefano Aguzzi
Se Macerata non ride fuori provincia pure la situazione in Forza Italia è caldissima tra dimissioni, espulsioni e commissariamenti. Ieri il primo colpo lo aveva messo a segno l’ex assessore regionale Stefano Aguzzi con un avviso pubblicato anche sulla sua pagina Facebook: «Ho comunicato agli organismi competenti la mia uscita da Forza Italia. Nei miei sei anni di appartenenza a questo partito ho operato sempre nella massima serietà, onestà e passione sia come assessore regionale che come componente di partito. Oggi purtroppo questo partito, dal mio punto di vista, ha perso quelle caratteristiche di innovazione e liberismo sempre volute da Silvio Berlusconi diventando spesso un partito autoreferenziale che vive di eredità berlusconiana senza apporre nulla di nuovo al confronto». Non un fulmine a ciel sereno quello scaricato su Forza Italia Marche.
Commissariata la federazione provinciale di Pesaro-Urbino: al posto di Elisabetta Foschi è stato nominato il sindaco di Monte Grimano terme Elia Rossi. A scatenare la tempesta nella provincia pesarese le elezioni del presidente della Provincia con diversi amministratori che si sono mossi in dissenso con le indicazioni del partito. Per la consigliera comunale di Urbino Laura Scalbi è scattata la sospensione.

Salvatore Piscitelli
Paradossale, con dei toni che puntano al grottesco, la vicenda di Salvatore Piscitelli da Porto Recanati che è stato espulso nei giorni scorsi. Ex senatore di Forza Italia, Piscitelli si era candidato sindaco a Porto Recanati in opposizione alla candidata ufficiale Rosalba Ubaldi per la gioia del candidato sindaco della sinistra Andrea Michelini risultato vincente. Sempre Piscitelli era riapparso con una civica alle scorse regionali a sostegno di Acquaroli ed essere nominato coordinatore provinciale per Macerata della lista civica sostenuta dall’assessore regionale Paolo Calcinaro. Ora i vertici di Forza Italia, in particolare il coordinatore provinciale Gianluca Pasqui, hanno scoperto che Piscitelli ha sostenuto una lista civica a Macerata e lo hanno deferito al collegio dei probiviri che lo ha espulso. Piscitelli ha fatto ricorso ai probiviri nazionali e rilancia: «Sono stato eletto nei mesi scorsi presidente nazionale dell’associazione degli ex senatori di Forza Italia, associazione che ha iscritti anche ex parlamentari di altri gruppi che comunque si richiamano ai valori del partito fondato da Berlusconi. Come presidente faccio parte di diritto della segreteria nazionale. Una vicenda, la mia, che ha stupito molto anche l’associazione che guido, è stata chiesta una spiegazione al segretario Tajani che non ha ancora risposto. Vedo che nelle Marche Forza Italia è in una situazione poco felice con la federazione di Pesaro commissariata, con un ex assessore regionale da 4mila preferenze che si dimette. Direi che è una situazione di totale confusione nella quale il partito nazionale dovrebbe mandare un commissario nelle Marche per capire cosa sta accadendo».
Mi sembra che Silvano Iommi sia coerente con quanto dimostrato in questi anni, sicuramente la persona più qualificata in consiglio per competenze in materia di urbanistica, il problema è di Forza Italia che ha messo in lista professionisti della politica solo per prendere più voti possibili, ma senza avere nessuno legame con il partito. E questo ne è il risultato
Marina e Piersilvio Berlusconi scelgono di non assumere la guida diretta di Forza Italia per proteggere il loro colosso imprenditoriale. Entrambi preferiscono mantenere il controllo su Fininvest, evitando potenziali conflitti d’interesse e contraccolpi in borsa per le società del gruppo e le tensioni di una discesa in campo diretta.
A questo si aggiungono divergenze di visione politica: i fratelli spingono spesso per una linea più liberale e progressista su temi etici (come aborto e diritti LGBTQ+), che mal si concilia con l’attuale fisionomia del partito e le sue alleanze di centrodestra. Entrambi hanno più volte dichiarato di voler sostenere il partito come “garanti” esterni, senza però diventarne i leader operativi.
(Gemini AI)
Signori c’è un dato di fatto il debito pubblico cresce sempre di più vogliamo fare qualcosa? Il sistema Italiano non regge più quindi o si alzano ancora le tasse o si riduce la spesa non esistono terze vie.La parola che quando si dice provoca infinite discussioni è accorpare in tutti gli ambiti sia civile che militare tutto il resto purtroppo è aria fritta tanto per dire.
Le divergenze tra la famiglia Berlusconi e il segretario nazionale Antonio Tajani non mettono in discussione la sua leadership, ma riguardano la velocità del rinnovamento interno e il posizionamento ideologico del partito.
Pur confermando periodicamente la fiducia a Antonio Tajani, i fratelli Berlusconi esercitano una costante “tregua armata” su tre nodi principali:
1. Rinnovamento delle facce e dei congressi
• La richiesta dei Berlusconi: Marina e Pier Silvio pretendono una vera “rivoluzione” e una netta discontinuità, chiedendo l’inserimento di volti nuovi e idee fresche per rilanciare l’attrattività di Forza Italia.
• La linea di Tajani: Il segretario punta su una transizione più tradizionale e burocratica, basata sul tesseramento e sulle scadenze dei congressi locali, una strategia che la famiglia giudica insufficiente per modernizzare il movimento.
2. Diritti civili e posizionamento laico
• La richiesta dei Berlusconi: I fratelli spingono per un’agenda decisamente più liberale, laica e coraggiosa. Marina Berlusconi, in particolare, ha espresso posizioni progressiste su temi sensibili come i diritti LGBTQ+, l’aborto e il fine vita.
• La linea di Tajani: Il segretario mantiene una postura prudente e fortemente ancorata al cattolicesimo conservatore del Partito Popolare Europeo, nel timore che strappi eccessivi sui diritti civili possano incrinare l’alleanza di governo con i partner della destra.
3. Strategia economica e identità liberale
• La richiesta dei Berlusconi: La famiglia esige il ritorno a un liberismo puro, con proposte forti su tasse, burocrazia e privatizzazioni. Vogliono che il partito si distingua nettamente dalle derive stataliste o sovraniste della coalizione.
• La linea di Tajani: Il vicepremier deve mediare quotidianamente con le esigenze del governo, finendo spesso per stemperare le battaglie storiche della galassia aziendale Fininvest in favore del compromesso politico.
Sebbene le smentite ufficiali parlino sempre di rapporti “inossidabili”, i frequenti vertici a Cologno Monzese dimostrano che i Berlusconi mantengono un ruolo di vigilanza e forte pressione sulle scelte operative del segretario.
(Gemini AI)
I vertici della famiglia Berlusconi e i loro più stretti consiglieri sono perfettamente consapevoli delle realtà territoriali di Forza Italia. Le vicende marchigiane descritte nell’articolo — fatte di franchi tiratori locali, consiglieri che si fanno eleggere con i voti dell’opposizione, espulsioni e commissariamenti lampo — non fanno che confermare e alimentare i timori storici di Marina e Pier Silvio Berlusconi, rappresentando esattamente il motivo per cui rifiutano la leadership diretta del partito.
I Berlusconi analizzano queste realtà locali attraverso tre lenti ben precise:
• Il timore del “Partito Autoreferenziale”: Le dimissioni dell’ex assessore Aguzzi, che accusa Forza Italia di “vivere di eredità berlusconiana senza apporre nulla di nuovo”, riflettono esattamente la critica che Marina e Pier Silvio muovono a Tajani. La famiglia sa che molte federazioni locali sono diventate gruppi di gestione del potere legati a vecchie nomenclature, incapaci di attrarre l’elettorato moderato moderno.
• Il caos del tesseramento e dei territori: Il commissariamento di Pesaro-Urbino e i ricorsi nazionali sui probiviri (come il caso Piscitelli) dimostrano ai Berlusconi che la struttura territoriale, difesa da Tajani attraverso la via dei congressi formali, è fragile e rissosa. Per i due manager, abituati alla disciplina e all’efficienza aziendale di Fininvest, gestire queste costanti baruffe locali per le poltrone sarebbe un incubo operativo e un enorme danno d’immagine.
• L’uso del brand come “Autogrill” elettorale: Come fa notare anche un commentatore nell’articolo, molti professionisti della politica locale usano il simbolo di Forza Italia e il nome di Berlusconi solo come etichetta per raccogliere voti e farsi eleggere, agendo poi in totale autonomia e contro la linea ufficiale del partito.
I Berlusconi lo sanno, ed è per questo che preferiscono fare i “proprietari del brand” e i finanziatori a distanza: finanziano la struttura per evitare che il partito crolli (il che danneggerebbe l’eredità del padre), ma si guardano bene dal farsi trascinare nel clima delle micro-guerre regionali e provinciali.
(Gemini AI)
Questi sarebbero i democratici che rispettano il risultato del voto, hai preso pochi voti e il comportamento è da opportunista disarmante