Ristoratori tra incertezze e amarezza:
«Un intero settore demonizzato
Non possiamo lavorare a singhiozzo»
COVID - In attesa di conoscere quale saranno le ulteriori restrizioni che il governo sta per varare, nel settore regna lo sconforto per un'altra possibile serrata. Le testimonianza di Emanuele Properzi (La Cipolla d'oro), Massimiliano Gigli (La Greppia), Aldo Ascani (La Serra) e Rosaria Morganti (I due cigni): «Così è insostenibile, se dobbiamo rimanere chiusi che ce lo dicano subito»
di Laura Boccanera
«Questo modo di lavorare a singhiozzo è insostenibile, se dobbiamo rimanere chiusi che ce lo dicano subito». Le voci dei ristoratori sono diverse, ma l’appello e lo sconforto parlano la stessa lingua. In attesa di capire che provvedimenti il Governo adotterà per le giornate del 24, 25 e 26, se si tornerà in zona rossa in tutta Italia, i ristoranti chiedono chiarezza e riorganizzano il servizio e le modalità di approvvigionamento delle materie prime.
Perché il problema e il timore maggiore è proprio quello: oltre al mancato incasso anche la perdita derivante da acquisti di materiale deperibile e il rischio che le prenotazioni raccolte fino ad oggi non si tramutino in delivery o asporto. «Per Natale dovremo iniziare a chiamare tutti coloro che ci avevano contattato e disdire – commenta laconico Emanuele Properzi della Cipolla d’oro di Potenza Picena – solitamente a Natale facevamo 600 coperti, speravamo almeno di riuscire a farne un centinaio. Non si può cambiare idea all’ultimo minuto. Noi abbiamo perso un milione e mezzo di euro di fatturato, ma i ristori non sono stati all’altezza delle perdite. Se si vuole fare un lockdown totale, ok, ma che si dica e che ci vengano dati i fondi. Alla fine di questa pandemia molte imprese scompariranno e sarà un danno irrimediabile, occorrono 20 anni per fare un imprenditore, non ci si improvvisa e non si costruisce occupazione e solidità nel giro di pochi anni, provvedimenti errati hanno distrutto tutto questo in 6 mesi».
Ha dovuto riorganizzare il modo di lavorare, giorno per giorno, con prodotti freschi e cercando di contenere anche i prezzi Massimiliano Gigli dello storico ristorante La Greppia sul lungomare nord Civitanova. Un’attività di famiglia che esiste da più di 40 anni: «Sono certo che ce lo diranno il giorno prima – sottolinea – se poter rimanere aperti o dover chiudere. Per Natale avevamo prenotazioni, si prospettava un Natale di lavoro e una bella situazione dopo questi mesi. La gente aveva voglia di ritrovarsi. Noi abbiamo ridotto i coperti, fra un tavolo e l’altro ci sono due metri e mezzo di distanza e da 180 coperti siamo scesi a 65, non è uno scherzo. Ma questo singhiozzo è peggio di un lockdown severo. Tocca fare i rifornimenti della merce giorno per giorno per evitare sprechi e sorprese. Il punto è che il nostro è il settore più danneggiato. Io sono contento per i colleghi che hanno negozi e attività diverse dalla ristorazione e spero davvero che possano vendere il più possibile, ma non è giusto che a pagare lo scotto più alto siano bar e ristoranti. Anche perché se fossi rimasto chiuso e avessi fatto solo asporto probabilmente avrei guadagnato di più. Tenere aperto un ristorante senza farlo lavorare è un costo. Noi ci mettiamo la voglia, l’esperienza, la passione di una vita, ma purtroppo non basta».
Lavora ora per ora anche La Serra di Aldo Ascani: «Prenotazioni ne abbiamo per Natale, ma ormai si lavora giorno per giorno. Prima vediamo che succede su domenica. Al momento se abbiamo prenotazioni acquistiamo di più e orientiamo gli acquisti sulla base delle prenotazioni evitando grandi forniture. La situazione però è francamente incomprensibile. Si è fatto di tutto per tornare in zona gialla, si è sponsorizzato il cashback per fare uscire la gente a fare acquisti e ora visto che in giro ci sono troppe persone si richiude. E’ schizofrenico, ma ormai anche lamentarsi è tempo perso. Vedremo alla fine chi si sarà salvato e chi invece sarà costretto a chiudere per sempre. Un nuovo lockdown sarà la mazzata finale».
Si prospettava un buon Natale di prenotazioni anche al ristorante I due cigni di Montecosaro Scalo. La titolare Rosaria Morganti, da sempre un riferimento nella ristorazione delle Marche, ma al momento è stata costretta a bloccare le forniture: «Aspettiamo, anche perché non è detto che le prenotazioni si trasformino in delivery. Noi facciamo un altro lavoro, certo, l’asporto in parte lo abbiamo sempre fatto, ma la ristorazione è un lavoro differente. Se saremo costretti a farlo è solo per salutare i clienti e augurare loro buon Natale. E poi siamo bloccati anche con i lavoratori: sono stati tutti precettati in attesa di sviluppi, ma resta il fatto che questo settore è stato fortemente demonizzato. Una situazione da rivoluzione».
Dpcm Conte, l’amarezza dei ristoratori «Frigoriferi pieni e locali vuoti»





Perchè non intervengono quelli che si sono spesi per condannare Guzzini, a dare solidarietà e soluzioni da proporre per questi italiani che rischiano di saltare per aria dopo anni di sacrifici?
Signor Rapanelli, hanno ragione a farsi sentire i ristoratori e le autorità governative sono obbligate ad intervenire il prima possibile … ma sono vivi.