Cena nostalgica, Capriotti:
«Mi assumo la responsabilità
Fratelli d’Italia non c’entra nulla»

ASCOLI - Il coordinatore provinciale di FdI sostiene di essere stato lui ad aver organizzato l’iniziativa al ristorante di Acquasanta dove sono spuntati depliant con simboli fascisti e inneggianti la Marcia su Roma. Per questo motivo, su pressione del partito, potrebbe dimettersi. Intanto, il sindaco Fioravanti prende le distanze
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di Adriano Cespi

«Rilascio queste dichiarazioni perché sento l’esigenza umana e istituzionale di chiarire la mia posizione riguardo alla questione della cena ad Acquasanta Terme del 28 ottobre». Con un video postato sul suo profilo facebook e con una nota inviata ai media, il sindaco Marco Fioravanti interviene sulla vicenda dei depliant con slogan e simboli fascisti (fascio littorio, volto di Mussolini) comparsi durante quel banchetto.

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Il sindaco Fioravanti (riconoscibile tra le due bandiere tricolori) e il vice Silvestri (proprio sotto la parte rossa del tricolore) seduti a tavola

Una chiara presa di distanza dal grave episodio, svoltosi, peraltro, a pochi chilometri di distanza dal luogo (Pozza-Umito) dove, nel marzo del 1944, si consumò uno dei più raccapriccianti eccidi nazifascisti che la storia di Ascoli ricordi e che costò 42 morti tra cui una bambina di 11 anni bruciata viva davanti alla madre. Un intervento, quello del primo cittadino, che pare essere anche un messaggio indirizzato agli organi istituzionali dello Stato. Commenta Fioravanti: «Sono stato invitato a un’assemblea di partito. Arrivato sul posto, ho parlato con i presenti delle questioni riguardanti il territorio: in particolare della ricostruzione post sisma, per la quale ho presentato la mia proposta di deroga della legge sulla concorrenza europea per far lavorare le imprese locali. Sono andato via dopo pochi minuti – continua il sindaco – e, non avendo partecipato alla cena, non ho visto i menù con le foto. Altrimenti sarei andato via immediatamente. Tuttavia voglio cogliere l’occasione per evidenziare la distanza che separa il centrodestra che guida l’Amministrazione di Ascoli, e che aspira a governare il Paese, da queste nostalgie antidemocratiche. Come rappresentante delle istituzioni ho convintamente giurato sulla Costituzione. Come uomo mi sento per questioni culturali e generazionali lontano da tali idee. In nessun modo la mia Amministrazione avalla o avallerà iniziative di questo tipo. Ascoli è Medaglia d’oro al Valor Militare per Attività Partigiane, questi temi devono unire la politica nel rispetto e nella comprensione della storia – chiosa Fioravanti -. Comunque mi scuso e lascerò parlare il buon governo della mia città».

Una dichiarazione netta e inequivocabile quella del sindaco, con la quale si dissocia da chi voleva dare una connotazione nostalgica all’iniziativa, ma che giunge con tre giorni di ritardo dall’accaduto. Facciamo però notare, dalla foto, che si evince chiaramente che il sindaco Marco Fioravanti a tavola c’era, essendo seduto proprio sotto le due bandiere di Fratelli d’Italia, vicino al vice sindaco Gianni Silvestri, sistemato alla sua destra (per chi guarda). Non avrà partecipato alla cena, come dice lui, sarà andato via subito, ma una cosa è certa: a tavola era presente. Fioravanti, dunque, va avanti e rigetta le richieste provenienti dalle opposizioni di centrosinistra (Pd e Ascolto e Partecipazione), che, ieri, avevano chiesto le sue dimissioni. Dimissioni richieste addirittura dal direttore del Tg7, Enrico Mentana, durante il suo telegiornale.

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Il presidente del Consiglio comunale, Alessandro Bono (Foto Vagnoni)

Sulla lunghezza d’onda del sindaco Fioravanti si allinea anche il presidente del Consiglio comunale, Alessandro Bono: «Come uomo delle istituzioni e come politico moderato che si riconosce nella Costituzione – dichiara Bono – mi dissocio da queste forme di totalitarismo. Di qualsiasi colore essere siano. Condivido quanto detto dal sindaco, nell’ottica democratica che da sempre contraddistingue lo schieramento di centrodestra».

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Luigi Capriotti, coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia (Foto Vagnoni)

Intanto, il coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, Luigi Capriotti, esce allo scoperto assumendosi la totale responsabilità della vicenda. E per questo, su pressione dei vertici del partito, potrebbe dimettersi dall’incarico: non dimentichiamo che nel depliant con simboli fascisti inneggianti alla Marcia su Roma, figurava anche il logo del partito Fratelli d’Italia. Scrive Capriotti in una nota: «Chiedo scusa e mi assumo tutte le responsabilità in merito alla vicenda della cena ad Acquasanta Terme – dichiara Capriotti – ci tengo però a fare chiarezza su quanto accaduto. Ho personalmente organizzato un’assemblea di Fratelli d’Italia per parlare, insieme ad alcuni militanti del partito, dei principali problemi del nostro territorio, con un’attenzione particolare alla questione relativa alla ricostruzione post sisma. Per questo motivo, ho ritenuto utile invitare a tale assemblea anche le cariche istituzionali del nostro partito e altri amministratori locali. Sui tavoli allestiti per la cena – aggiunge Capriotti – sono stati posizionati alcuni menù che sono poi stati al centro delle polemiche per i riferimenti a simboli fascisti e della marcia su Roma. Una commistione imperdonabile, della quale mi assumo le responsabilità perché ha messo in cattiva luce l’immagine del partito di Fratelli d’Italia, del Comune di Acquasanta Terme e di tutti gli amministratori e politici presenti. Tutti assolutamente estranei alla vicenda e presenti solo perché da me invitati a un’assemblea di partito. Per tutte queste ragioni – conclude il coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia – chiedendo nuovamente scusa per l’accaduto, mi assumo personalmente la totale responsabilità e ribadisco la completa estraneità alla vicenda del partito di Fratelli d’Italia».

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