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Scuole del sisma, la Cgil denuncia:
«Operai sfruttati e sottopagati
e il Comune non se n’è accorto»

IL CASO - Lavoravano alla Grandi di Tolentino. La testimonianza: «In cantiere 12 ore al giorno sette giorni su sette e alla fine ho preso solo 605 euro». Il sindacato: «I pagamenti non ci sono stati, grave l'amministrazione dica il contrario. Servono più controlli, gli enti sembrano sottovalutare i problemi»
sabato 5 Ottobre 2019 - Ore 16:53 - caricamento letture
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Massimo De Luca in compagnia degli operai che hanno fatto vertenza all’azienda

 

di Federica Nardi

«Da dicembre sono stato di fatto il capo cantiere per la scuola Grandi di Tolentino. Ho lavorato 12 ore al giorno sette giorni su sette. Gli ingegneri mi hanno fatto mille complimenti e mi sono comportato al massimo. E oltre a controllare ho sempre lavorato in prima persona perché non c’erano abbastanza operai. Il tutto con il contratto da metalmeccanico. Ho preso solo 605 euro a dicembre. E poi non si è saputo più niente. Mi sono licenziato l’11 marzo, ancora non avevamo le buste paga. Ho visto montaggi di carpenteria fatti male. Ho portato gru e ruspa senza patentino. Le buste paga sono arrivate adesso, ma i pagamenti no». È un fiume in piena uno degli operai che oggi, dopo le smentite dell’amministrazione di Tolentino rispetto al caso sollevato dalla Fillea Cgil di Macerata, racconta la vita nel cantiere di una delle scuole ampliate per sopperire ai problemi di inagibilità del sisma del 2016.

Il taglio del nastro della scuola Grandi

La scuola è stata inaugurata il 10 settembre fa ma il caso degli operai è emerso solo dopo. Lui si è licenziato, e almeno altri due operai ancora aspettano pagamenti, buste paga o addirittura c’è il caso di un ragazzo straniero pagato meno della metà dei colleghi italiani pur avendo lavorato di più. Gli operai denunciano, ma in modo anonimo, perché per chi lavora in zona basta poco per essere ostracizzato solo per aver parlato di ingiustizia sul lavoro.

La domanda sui controlli sorge spontanea: «Era venuto una volta un controllo esterno – spiega l’operaio -, mentre gli ingegneri del Comune sapevano tutto. Nessuno ha mai controllato i contratti. Per me qui è stato tutto anomalo. Abbiamo lavorato con pioggia e neve, ci hanno chiesto di accendere i fari delle auto di notte per proseguire i lavori. E nessuno controllava». La ditta in questione però i pagamenti li avrebbe ricevuti, dato che si tratta di appalto pubblico. Secondo l’operaio «l’azienda è in crisi. Ci sono operai di altri cantieri che devono ancora prendere 30mila euro. Questa ditta ha avuto problemi anche a Frosinone e a Foggia. A Foggia i pagamenti non arrivavano mai in tempo, gli operai hanno lavorato nel disagio e con uno sfruttamento di orari incredibile. Ma stanno tutti zitti perché molti hanno un’età e hanno paura di essere licenziati». Un altro operaio ha scelto di esporsi per difendere un giovane collega straniero che è stato pagato la metà di lui pur avendo lo stesso contratto e avendo lavorato più ore. «Sono entrato in cantiere senza visita medica – racconta l’uomo -. Per me la responsabilità grande è anche del direttore dei lavori. Io sono qui soprattutto per il ragazzo straniero. Che ha lavorato più di me e ha preso 269 euro per 80 ore di lavoro».

Massimo De Luca e Daniel Taddei

Massimo De Luca, segretario Fillea Macerata, aggiunge precisazioni preoccupanti, mostrando i documenti: «Il Comune ha detto che l’azienda ha dimostrato i pagamenti agli operai il 13 agosto. Affermazione grave perché abbiamo traccia del bonifico con valuta 16 agosto e nello stesso bonifico c’è scritto che la banca ha rimandato indietro i soldi perché sul quel conto corrente, già da dicembre, si era detto che non bisognava accreditare stipendi. E sono proprio le date che vanno chiarite. Non è possibile che il Comune abbia ricevuto le “pezze d’appoggio” prima del bonifico». Per De Luca il problema è la tardiva applicazione di norme richieste da anni: «Da qualche mese è previsto il Durc di congruità. Se avesse già funzionato per questo cantiere sicuramente la congruità sarebbe venuta meno dato che sarebbe venuto fuori subito che non c’era nemmeno un operaio edile. A oggi inoltre sarebbe fondamentale l’applicazione del settimanale di cantiere che a oggi ancora viene totalmente ignorato dalle imprese anche se è un obbligo di legge. Se c’è la legge bisogna rispettarla e bisogna che vada fatta rispettare – sottolinea De Luca -. Negli ultimi mesi si è aperto il tavolo in prefettura e finalmente si parla in modo concreto di queste questioni. Speriamo che il prima possibile ci si possa di nuovo riunire per approfondire questo argomenti».

Operai al lavoro nel cantiere della scuola Grandi

Presente anche Daniel Taddei, segretario provinciale del sindacato: «Situazione più che preoccupante: al di là della condotta irregolare della ditta ci deve essere un sistema di controllo e prevenzione. Notiamo che c’è una sottovalutazione da parte delle amministrazioni pubbliche. Ma la filiera è chiara e le responsabilità sono certe e definite sia per chi sta in cantiere sia per chi promuove appalto e per chi paga. Si può prevedere anche il danno erariale. I lavoratori in tutto questo sono la parte debole e ricattabile. Tanto che se loro non avessero avuto problemi non sarebbero qui e si sarebbero accontentati di una miseria (il contratto da metalmeccanico è di lunga inferiore a quello edile, ndr). Dobbiamo raggiungere chi non parla. C’è tutto un meccanismo che non sta dando risposte. Per questo bisogna fare i controlli prima e che le amministrazioni pubbliche non si girino dall’altra parte solo perché “l’importante è finire il cantiere” – conclude Taddei -. Altrimenti il messaggio, anche ai bambini che ora sono in quella scuola, sarà che l’importante è avere un luogo. E che non ci interessa se sia stato costruito sullo sfruttamento».

 

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