Cronistoria del calvario dei terremotati:
perché è potuto accadere?

IL COMMENTO - Ritardi incalcolabili, errori fatali, interventi lentissimi, inadempienze, scelte assurde, appelli inascoltati. Non cerchiamo i colpevoli ma soltanto che si faccia un esame di coscienza perché quanto accaduto non si ripeta in altri eventi sismici. Possibile che per richiamare l’attenzione delle istituzioni bisogna che Papa Francesco venga a far visita alla città di Camerino?
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San Severino, novembre 2016 dopo la scossa del 30 ottobre

 

di Ugo Bellesi

Per fare il punto della situazione post sisma ci è sembrato giusto, dopo tre anni, tracciare una cronistoria di tutto quanto è successo dal 24 agosto 2016 ad oggi. E’ un racconto forse superficiale, realizzato sulle tracce di quanto le cronache del tempo hanno riferito, ma molto significativo per capire gli errori fatti, le inadempienze, i ritardi, le scelte assurde, gli appelli inascoltati. E ci chiediamo a chi giova tutto quanto accaduto? Perché è potuto succedere?

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Ugo Bellesi

Subito dopo il sisma dell’estate 2016 la massa di persone e famiglie rimaste senza casa a causa del terremoto sono state trasferite negli alberghi e nelle attrezzature della costa e giustamente è stato dato loro un tetto. Nessuno però ha pensato che nell’estate successiva, cioè il 2017, quelle attività ricettive avrebbero dovuto essere liberate per far posto ai villeggianti e ai tanti turisti che avevano fatto le loro prenotazioni. Si è creato quindi un trauma (che si sarebbe potuto evitare!!!) a quanti sono stati costretti a trasferirsi in altri alberghi e in altre località anche più lontane rispetto ai luoghi d’origine che erano nell’entroterra. Non solo ma questi trasferimenti hanno costretto alcuni nuclei familiari a dividersi mentre alcuni sfollati provenienti dagli stessi paesi sono stati spostati in luoghi diversi interrompendo quei rapporti di amicizia e di familiarità che si erano inevitabilmente creati, avendo lo stesso dialetto e le stesse tradizioni.

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Uno dei sopralluoghi post sisma

Nel frattempo sarebbero dovuti iniziare i sopralluoghi dei tecnici incaricati dalla Protezione civile di verificare i danni subiti dai vari edifici dell’area terremotata per redigere le schede Fast e Aedes. Sopralluoghi che, stranamente, rispetto alla vicina Umbria sono iniziati in ritardo, sicuramente di un mese ma anche di due. Come se ciò non bastasse i tecnici che dovevano fare questo lavoro sono risultati assolutamente insufficienti rispetto alla vastità dell’area colpita. Quindi i sopralluoghi sono andati molto a rilento e si sono protratti per quasi due anni (se non andiamo errati). E questo con gravi rischi per le famiglie che non avevano abbandonato le loro case ritenendo lievi i danni riportati mentre poi a distanza di tempo si scopriva che quegli edifici erano quasi fatiscenti. E’ poi partita l’allucinante vicenda della costruzione delle “Casette”, ognuna delle quali – sostengono alcuni esperti della materia – sono costate come un appartamento in città. Sono stati incaricati i Comuni di trovare le aree più consone per realizzare i prefabbricati. Inevitabilmente le aree prescelte quasi mai sono state giudicate idonee da parte dei tecnici incaricati di installare le “Casette”. Quindi altre ricerche dei terreni adatti e il via ai lavori per creare i basamenti in cemento sui quali insediare i prefabbricati. E non solo i basamenti ma spesso anche massicci muraglioni di contenimento del terreno retrostante le “Casette” che era a rischio frana. Per non parlare dei ritardi nella realizzazione delle opere di urbanizzazione.

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Un’area Sae

L’appalto per la fornitura delle Sae era stato fatto dalla Protezione civile nella primavera 2016, per avere una dotazione minima in vista di future situazioni di emergenza. Dopo il sisma del 24 agosto fu prevista, solo per le Marche, una fornitura di 1.942 “casette”. Le prime Sae furono consegnate nell’area terremotata solo il 23 agosto 2017. Le ultime venti (dieci destinate a Petriolo e 10 ad Arquata) arrivarono solo il 7 gennaio 2019. Il sindaco di Petriolo, prevedendo che le cose sarebbero andate per le lunghe, nel frattempo aveva fatto creare un’area container. Questo con il risultato che sono “saltati” tutti i tempi previsti per la costruzione dei prefabbricati. E sono passati altri due anni, non mesi. E intanto gli sfollati aspettavano.

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Un boiler rotto nell’area Sae di Visso

E’ arrivato l’inverno e nelle “casette” già abitate sono emersi i primi problemi. Alcuni boiler, installati sui tetti dei prefabbricati, sono “saltati” a causa del ghiaccio e quindi non poche famiglie sono rimaste al freddo. E i terremotati hanno subito definito le “Sae” inadatte per le zone di montagna ma forse ideali per le spiagge della Versilia. In altre “casette” invece sono state le condotte fognarie a rimanere intasate con odori nauseabondi e irrespirabili. Come se tutto ciò non bastasse, costruendo dei veri e propri “villaggi di Sae” perché nessuno ha pensato che era necessario costruire anche dei luoghi di incontro? Forse perché i terremotati avrebbero potuto incontrarsi e parlare della loro situazione e quindi magari organizzare qualche protesta. Il che era assolutamente da evitare. Per Ussita (uno dei Comuni più colpiti, tanto che ha avuto sconvolto anche il cimitero) fortunatamente Papa Francesco ha deciso di donare a quella comunità di terremotati un luogo di aggregazione. Ancor peggio la situazione in cui erano stati “condannati” a vivere gli allevatori anche a causa della durissima invernata. Le stalle provvisorie arrivate per custodire il bestiame vennero ben presto furono spazzate via dalla tempesta di vento o crollarono sotto il peso della neve. Bestiame e allevatori rimasero al gelo. Ma avvenne anche di peggio. Alcuni affaristi, vista la situazione, si portarono nella zona terremotata per comprare, a prezzi stracciati, pecore e mucche che i proprietari non erano in grado di accudire.

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Pavimenti marce in una sae di Muccia

E’ scoppiato poi il caso dei pavimenti e dei pannelli “resi inservibili” dalla condensa. Si era ventilata l’ipotesi che quei pannelli fossero rimasti esposti alla pioggia e quindi montati “inavvertitamente”. Poi si è chiarito che il danno era stato provocato dalla muffa provocata dalla scarsa ventilazione. Tutti i danni sono stati riparati e le lamentele sono cessate ma è esploso lo scandalo dei lavoratori in nero, mal pagati, senza assistenza in caso di infortuni, alloggiati in autentiche “catapecchie”. Tutto questo – ha sostenuto la Cgil – con il sistema del consorzio di imprese. E si è parlato anche di caporalato per quanto riguardava l’ingaggio di alcuni rumeni.

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La rimozione delle macerie a Piobbico di Sarnano

Intanto da parte del Cosmari ferveva il lavoro di rimozione delle macerie. Ma solo di quelle pubbliche perchè per quelle private occorre l’autorizzazione dei proprietari. Rimozione che è stata momentaneamente interrotta per il problema della presenza in eccesso di amianto. Superato questo ostacolo modificando la “percentuale consentita” non sembra che la rimozione delle macerie attualmente vada alla grande. Altro problema ancora insoluto è quello della messa in sicurezza degli edifici pericolanti. Riguarda Camerino soprattutto ma anche altri centri dove ancora persistono le “zone rosse” in cui non si può entrare assolutamente…Anche per questi lavori sono risultate insufficienti le squadre impegnate nei vari edifici. Era ed è anche oggi necessario coinvolgere un maggior numero di imprese. Altrimenti i ritardi si accumuleranno ai ritardi.

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La messa in sicurezza della torre civica di Belforte

Si è cominciato da mesi a parlare di ricostruzione e subito si sono presentate difficoltà enormi. Innanzitutto il primo pacchetto di normative era identico a quello previsto per il terremoto dell’Emilia. E quindi era impraticabile per aree completamente diverse sia per il territorio pianeggiante di quell’area in confronto alla nostra e sia per il complesso dell’edificato le cui strutture non sono neppure comparabili. Si tenga conto che nelle Marche si tratta di situazioni abitative di piccoli o anche grandi agglomerati urbani risalenti anche al 700 o all’800 a più piani con strade strette e piccole piazze. Ben diversa la situazione dell’Emilia colpita dal terremoto. Non solo ma mentre in Emilia il sistema bancario poteva supportare le aziende da ristrutturare nelle Marche il fallimento di Bancamarche ha creato un vuoto incolmabile.

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Piero Farabollini, commissario per la ricostruzione

I vari commissari (se ne sono stati necessari tre) hanno cercato di rimediare alla normativa emiliana emanando o facendo emanare dal Governo una serie di provvedimenti e decreti che hanno creato fascicoli e fascicoli di documentazione da dover studiare e soprattutto interpretare. E in questo guazzabuglio la burocrazia ci è andata a nozze. Si è chiesto da più parti, anche le più autorevoli e rappresentative, di creare un testo unico di tutta la materia. Ma è stato tutto inutile. Poiché la materia è diventata di difficile interpretazione e la casistica dei progetti presentati non risultava omogenea rappresentando di volta in volta situazioni completamente disparate, sia l’Ufficio per la ricostruzione sismica e sia gli Uffici tecnici dei Comuni hanno chiesto non solo di dare stabilità al personale già assunto (e invece è precario per cui a fine anno perderà il posto) ma di incrementarne il numero. Anche queste richieste sono andate a vuoto.

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Una delle zone rosse del comune di Castelsantangelo

Come commentare tutto questo? Non ci sono parole adeguate. Resta il fatto che le popolazioni terremotate hanno percorso un lungo calvario che ancora non è arrivato alla fine. Non ci compete cercare i colpevoli ma soltanto chiediamo di conoscere perché è successo tutto questo. Ma ecco cosa scrive, tra altre considerazioni, il giornalista/scrittore Mario Di Vito nel volume “Dopo. Viaggio al termine del cratere” (scritto in memoria di Mauro Montali): “Se uno ci pensa questo terremoto si chiama genericamente “del centro Italia”. Cioè non ha nemmeno un nome…”; “Le persone sono intrappolate in mezzo ad un passato cancellato e un futuro che tarda ad arrivare…”; “Solo il terremoto non si scorda mai dei terremotati. La notte dei sopravvissuti, cominciata il 24 agosto, non è mai finita..”



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