Prefabbricati Dignani, Natale di fuoco
La rabbia dei lavoratori (FOTO)
«Ci è caduto il mondo addosso»
MONTECASSIANO - Ieri sera i licenziamenti a sorpresa, stamattina la protesta davanti l'azienda. Le testimonianze dei dipendenti, Papa Diop: «Ho una moglie e sei figli, non so come pagare l’affitto di casa, le bollette, sono in grande difficoltà». Milena Pierini: « Devo ancora percepire 4 mensilità arretrate, la tredicesima del 2017 ed il tfr». Con loro la Cgil: «Restiamo qui finché non ci saranno date notizie». Bocche cucite della proprietà
di Mauro Giustozzi (foto di Fabio Falcioni)
Dalle 6,30 di stamattina è attivo il picchetto dei lavoratori della Prefabbricati Dignani che ieri pomeriggio, improvvisamente, con una inusuale comunicazione della proprietà, hanno ricevuto la lettera di licenziamento a meno di una settimana dal Natale (leggi l’articolo).
Sotto le bandiere della Cgil, assieme al segretario provinciale del sindacato Daniel Taddei ed al responsabile della Fillea, Massimo De Luca, si sono radunati i dieci dipendenti licenziati ieri ed altri colleghi che invece si erano dimessi in precedenza: un fuoco acceso per riscaldarsi dal freddo e proteggersi anche dalla pioggia di una mattinata di vero inverno e sotto l’occhio vigile delle forze dell’ordine. I lavoratori hanno attivato questo picchetto a difesa del proprio posto di lavoro, del rischio che l’azienda potesse trasferire macchinari o lavorazioni già pronte: sbarrati i cancelli della Prefabbricati Dignani, da cui è uscito intorno alle 9 uno dei titolari, Luca Dignani.
«Ci ha detto: “A voi non ho nulla da dire” –racconta Massimo De Luca che ha provato a fermarlo per parlarci- ed è andato via. Una situazione davvero pesante e irrituale quella di questo genere di licenziamento, anche perché in passato i rapporti sindacali erano stati buoni. C’era stato uno sciopero nel 2013 che però si era concluso rapidamente con l’accordo. Purtroppo ora la situazione è molto più grave, peraltro in un’azienda che ha lavorato molto da settembre ad oggi al punto che i lavoratori hanno fatto anche gli straordinari. Ci sono pendenze economiche pesanti, non solo verso i lavoratori ma anche verso i fornitori, al punto che stamattina un paio di loro sono arrivati qui molto preoccupati. Voglio anche ricordare che in questa azienda tre anni fa si è verificato un gravissimo incidente sul lavoro e ci sono diverse vertenze legali in corso per questa vicenda».
L’azienda esiste dal 1972 ma negli ultimi tempi parrebbe aver accumulato debiti nei confronti di dipendenti e fornitori, con mensilità arretrate e tredicesime del 2017 ancora da pagare, alcuni dipendenti che reclamano molte ferie arretrate da smaltire. Sindacati e lavoratori sono intenzionati a mantenere il picchetto davanti ai cancelli dell’azienda sino a quando non riceveranno risposte anche da parte delle istituzioni. E’ stato coinvolto il Comune di Montecassiano e nelle prossime ore anche la prefettura di Macerata, vista la gravità della situazione che si è creata. «Restiamo qui finché non ci saranno date notizie –afferma il segretario Cgil, Daniel Taddei-. Questa azienda ha arretrati di 500mila euro solo con i dipendenti attuali e quelli che se ne sono andati mesi fa ma che non hanno ricevuto ancora alcunché delle loro spettanze. Se andiamo via il rischio è che, dalla sera alla mattina, qui portino via tutto, dal materiale già pronto per la spedizione ai macchinari per le lavorazioni. Non sarebbe il primo caso che accade. Difendiamo i diritti dei lavoratori e le loro sacrosante rivendicazioni. Negli ultimi dieci anni si sono alternati periodi di lavoro ad altri di cassa integrazione ma nessuno avrebbe mai immaginato che si arrivasse ad una situazione del genere, coi dipendenti sbattuti fuori dallo stabilimento alle 16 di ieri, al termine del turno lavorativo».
Lavoratori della Prefabbricati Dignani che sono molto preoccupati per il loro futuro, per le pendenze economiche che hanno con l’azienda, per le loro famiglie che trascorreranno un Natale nell’incertezza e senza soldi. «Sono due anni che lavoro qui –ci dice Mehmedi Agim che abita a Tolentino- ho famiglia e due figli e mia moglie non lavora. Pago 400 euro di affitto al mese ed altre 230 per il mutuo fatto sulla macchina per venire a lavorare. Non so davvero come andare avanti. Avevo anche chiesto alla proprietà a novembre se avessero intenzione di ridurre il personale o chiudere perché mi sarei cercato un altro lavoro. Ma mi avevano rassicurato che non c’erano assolutamente problemi e che tutto procedeva per il meglio. Aspettavo di ricevere la tredicesima per regalare un computer per la scuola a mia figlia ma ora non potrò certamente farlo».
Tra i casi limite c’è quello di Papa Diop che da 18 anni lavora alla Prefabbricati Dignani, abita a Montecassiano ma ha la famiglia in Senegal. «Ho una moglie e sei figli nel mio paese –ci dice- e riuscivo con lo stipendio a mandare giù dei soldi. Ho accumulato 500 ore di ferie e nei giorni scorsi mi ero rivolto al sindacato per capire come poter recuperare queste ferie anche in modo da andare in Senegal a trovare la mia famiglia che non vedo da tanto tempo. Ora con questa situazione mi è caduto il mondo addosso: non so come pagare l’affitto di casa, le bollette, sono in grande difficoltà come tanti miei colleghi».
Ci sono poi ex dipendenti che si sono dimessi qualche mese fa e che sono accanto ai colleghi licenziati ieri per difendere quello che ancora debbono percepire dall’azienda, come mensilità arretrate e tfr. «Mi sono dimessa a luglio perché i rapporti non erano più quelli di un tempo e l’ambiente non era più sereno come un tempo –ci dice Milena Pierini- dopo 34 anni e 8 mesi di lavoro qui. Devo ancora percepire 4 mensilità arretrate, la tredicesima del 2017 ed il tfr. Sono qui a sostegno dei colleghi che sono stati licenziati in questo modo anomalo e anche per difendere il credito che vanto verso la Prefabbricati Dignani».
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Romina Meriggi il 2018-12-20 alle 13:01:39
Come fa un titolare che mette i dipendenti in mezzo alla strada a DIRE A VOI NON HO NIENTE DA DIRE! LORO ti hanno dato finché ti ha fatto comodo!!!!!
Isabella Verdolini il 2018-12-20 alle 18:06:57
Che schifo! Si dice che tutti sapevano quello che succedeva lì dentro!!!persone che sono state mesi senza percepire lo stipendio e che non se ne andavano per non rischiare di perdere anche i soldi che dovevano prendere. Chissà come mai nessuno voleva più andarci a lavorare!
MA SOPRATTUTTO:
Riccardo Stura il 2018-12-20 alle 18:07:37
Per me non dovevano farlo uscire finché non dava spiegazioni serie
“A voi non ho niente da dire” era riferito a Massimo de Luca, responsabile della Fillea, e non ai lavoratori…
siamo tornati nell 800 per quello che riguarda i diritti dei lavoratori grazie a chi per troppo tempo è rimasto indiffererente a certi segnali e non parlo dei sindacati che senza l appoggio di chi lavora possono fare ben poco
Non appena il titolare aveva dato loro quella bella risposta….A VOI NON HO NULLA DA DIRE…la cosa giusta da fare era prenderlo di peso e suonargliele di santa ragione…è brutto a dirlo ma chi ci pensa a quelle povere persone che hanno sudato per ricevere 4 spiccioli di stipendio e manco sempre….chi ci pensa? Di certo il titolare con la sua faccia di m…a non ci pensa di sicuro!!!
Francesca Acquasanta, stavo uscendo ma poi ho letto il tuo commento e allora due parole le voglio dire. E’ completamente disgustoso che succedano certe cose e da quelle parti, insomma chiamiamolo il recanatese almeno per avere un riferimento, troppe ne sono e ne succederanno. L’ultima mi sembra riguardava i Guzzini che hanno venduto all’estero e non so ancora se e quali conseguenze ci sono state e quindi su questo non mi esprimo. Comunque da quelle parti la crisi ha colpito forte. Però, una cosa ho notato,anni fa c’era una solidarietà che adesso non c’è più, la crisi, la paura della miseria ecc.ecc. tutto vero come così i figli da crescere, il mutuo, trovarsi in mezzo alla strada e ancora ecc. ecc. E’ su una cosa che vorrei mettere l’accento anche perché da quest’altra parte, chiamiamolo il maceratese sempre come riferimento geografico sono successe le stesse cose. Ed era lì, che anche i sindacati che sicuramente prima degli operai almeno nella visione d’insieme si sono accorti e dei trasferimenti all’estero e dei finti periodi di cassa integrazione per preparare la scena finale quella che dopo che hai tirato giù il sipario, non si riapre più. Ed era lì, di cominciare ad intervenire tutti insieme, senza paura e non lasciati ognuno a coltivare il proprio orticello senza rendersi conto che si continuava ad innaffiare il giardino del padrone.