«Alina come sta? Ho visto tutto nero»
L’accoltellatore dal gip: resta in cella

CHOC A CIVITANOVA – Udienza di due ore per la convalida di Sheval Ramadani. Ha detto che la follia è nata dopo un incontro in un bar: «Lei scriveva messaggi ad altri uomini e si faceva selfie. Sono pentito di quello che ho fatto». Ha chiesto le condizioni della ragazza. «Volevo venisse a vivere con me a Grosseto e lasciasse il lavoro»
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Sheval Ramadani in tribunale

 

di Gianluca Ginella (foto di Fabio Falcioni)

«E’ stato un gesto d’impeto, ho visto tutto nero. Non volevo ucciderla ma ad un certo punto non ho capito più niente. Tante volte le avevo chiesto di non lavorare al night, ero geloso». Così Sheval Ramadani nel corso dell’udienza di convalida che si è svolta questa mattina davanti al gip Claudio Bonifazi del tribunale di Macerata. Il giudice ha convalidato l’arresto e confermato la detenzione in carcere per il 32enne macedone accusato di aver tentato di uccidere la fidanzata Alina Emilia Pavel, 30, romena, con cui aveva una relazione. Il macedone ha detto di essere pentito e al suo legale, l’avvocato Sandro Pugliese, ha chiesto informazioni sulle condizioni della ragazza, che si trova ricoverata in Chirurgia all’ospedale di Civitanova.

ShevalRamadami_FF-3-650x434Ramadani al giudice ha detto di essere pentito del gesto che ha compiuto sabato pomeriggio a Civitanova quando ha tirato addosso alla ragazza dell’acido muriatico (questo nel sottopassaggio di via Indipendenza) e poi l’ha inseguita nel ristorante Tonno e Salmone di corso Vittorio Emanuele e lì l’ha colpita con tre fendenti (il più grave all’addome). Un gesto che secondo il giudice il 32enne potrebbe ripetere, da qui la decisione di confermare il carcere per l’uomo (che si trova a Montacuto di Ancona). Ramadani sentita la decisione del giudice è scoppiato a piangere. L’udienza di convalida è durata circa due ore e il 32enne ha confermato la confessione già fatta alla polizia subito dopo l’arresto. Sulla premeditazione ha confermato parzialmente. Prima dell’aggressione era stato in un bar di via Indipendenza con la giovane donna, che lavora al night Top di Civitanova, per prendere un caffè con lei.

accoltellamento-corso-vittorio-emanuele-polizia-soccorsi-civitanova-FDM-4-650x434Secondo il macedone l’aggressione era scaturita da quell’incontro: «Le ho chiesto di smettere di fare quel lavoro. Lei mentre le parlavo scriveva messaggi con il cellulare ad altri uomini e si faceva selfie che mandava a qualcuno» ha detto Ramadani. E sarebbe stato questo a scatenare la sua follia. Ma prima di quell’incontro aveva già acquistato l’acido muriatico, in un negozio di cinesi. «Più volte le ho chiesto di venire a vivere con me a Grosseto, mi rispondeva: “fammi fare un altro po’ di soldi e vediamo”. Volevo colpirla in qualche modo. E’ stato un gesto di rabbia. Ma non la volevo uccidere. Volevo che tornasse con me». Per il Gip comunque le coltellate le ha sferrate in punti vitali. Ramadani ha detto di non ricordare quante coltellate ha inferto alla ragazza «dopo che è iniziato non capivo più niente». L’uomo era stato bloccato dal titolare del ristorante, Riccardo Scoponi, che ha salvato la vita alla ragazza. Nel corso dell’udienza ha raccontato anche che due anni fa Alina era stata aggredita da qualcuno e che allora era stato lui a soccorrerla e a portarla in ospedale. Il macedone ha inoltre detto «le ho dato 500mila euro in tre anni. A volte le ho dato anche 3mila euro alla volta».

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L’avvocato Sandro Pugliese

Ha detto che per lei ha lasciato moglie e figli in Macedonia e ha cambiato cognome (prima si chiamava Mustafovski). Ha detto anche di aver aiutato il figlio di Alina. A Civitanova Ramadani è arrivato la mattina di venerdì da Ascoli dove il giovedì era stato ospite di un cugino. In città era arrivato con il treno e comunque ha detto di aver dormito in auto la notte di venerdì. «Ho trovato un ragazzo molto pentito, ha capito il gesto gravissimo che ha fatto – dice l’avvocato Pugliese –. Con me piangeva. Ora vedremo il da farsi. Probabilmente chiederò il rito abbreviato».  

 

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