«Artigianato digitale in crescita,
ma mancano le competenze.
Nel Maceratese 119 imprese»
ECONOMIA - Sono i dati dell’Ufficio Studi Confartigianato. In questa provincia le attività hanno programmato 3.030 ingressi di personale con competenze digitali avanzate e il 58,1% è risultato di difficile reperimento. Il presidente Enzo Mengoni: «Senza persone preparate, anche gli strumenti più innovativi rischiano di rimanere inutilizzati»

Enzo Mengoni
L’artigianato del territorio dimostra di saper affrontare la sfida della trasformazione digitale. Nelle province di Macerata, Ascoli Piceno e Fermo è infatti rilevante il peso delle imprese artigiane che operano nei servizi informatici, nella consulenza digitale, nella programmazione software e nelle altre attività legate alle nuove tecnologie, con incidenze superiori alla media nazionale.
Un dato che conferma come anche il mondo dell’artigianato stia evolvendo, investendo in innovazione e competenze per rispondere ai cambiamenti del mercato. Accanto a questo dinamismo emerge però un’altra sfida sempre più evidente: reperire le professionalità necessarie ad accompagnare la transizione digitale e l’utilizzo delle tecnologie più avanzate, dall’intelligenza artificiale al cloud computing fino alla gestione dei dati.
È quanto emerge da un’elaborazione dell’Ufficio Studi Confartigianato. «Nelle Marche le imprese artigiane digitali sono 538 e rappresentano l’1,4% dell’intero comparto artigiano, una quota superiore alla media nazionale, ferma all’1,1%. Il territorio di Macerata-Ascoli Piceno-Fermo si conferma particolarmente dinamico – evidenzia l’associazione di categoria -. Ascoli Piceno, con un’incidenza del 2,2%, è la terza provincia italiana per peso delle imprese artigiane digitali sul totale dell’artigianato, preceduta soltanto da Udine e Bologna. Anche Fermo si colloca ben al di sopra della media nazionale con un’incidenza dell’1,7%, mentre Macerata raggiunge l’1,3%».
Nel dettaglio, le imprese artigiane digitali sono 119 in provincia di Macerata, 106 in provincia di Ascoli Piceno e 91 nel Fermano. Accanto a questi segnali positivi emerge però una criticità sempre più rilevante: la disponibilità di competenze adeguate. L’innovazione, infatti, non dipende soltanto dagli investimenti nelle tecnologie, ma anche dalla possibilità di trovare lavoratori in grado di utilizzarle e integrarle nei processi aziendali. «Nelle Marche, nel corso del 2025, le imprese hanno programmato 12.290 assunzioni per le quali erano richieste competenze digitali avanzate – aggiunge Confartigianato -, dall’intelligenza artificiale al cloud computing, fino ai big data, alla cybersicurezza e alla gestione dei dati, ma ben 7.100 di queste sono risultate di difficile reperimento. Significa che il 57,8% delle figure ricercate non è stato facilmente trovato, una percentuale nettamente superiore alla media italiana del 50,8% e tra le più elevate del Paese».
Anche nelle province di Macerata, Ascoli Piceno e Fermo il fenomeno è evidente. «Nel Maceratese le imprese hanno programmato 3.030 ingressi di personale con competenze digitali avanzate e il 58,1% è risultato di difficile reperimento. Ad Ascoli Piceno le entrate previste sono state 1.690, con una difficoltà di reperimento del 55,6%, mentre nel Fermano le imprese hanno cercato 960 figure specializzate, senza riuscire a reperirne facilmente il 56,2%».
Percentuali che fotografano un mercato del lavoro nel quale la domanda di professionalità cresce più rapidamente dell’offerta disponibile. «Le nostre imprese hanno dimostrato di essere pronte alla sfida della trasformazione digitale – le parole di Enzo Mengoni, presidente territoriale Confartigianato Imprese Macerata, Ascoli Piceno, Fermo -. Oggi il problema non è la mancanza di tecnologie, ma la carenza di competenze. Senza persone preparate, anche gli strumenti più innovativi rischiano di rimanere inutilizzati. È su questo che dobbiamo concentrare gli sforzi: rafforzare il rapporto tra imprese, scuola e formazione, perché la competitività delle nostre Pmi dipenderà sempre di più dalla capacità di coniugare innovazione e sapere artigiano. L’intelligenza artificiale non sostituisce il valore delle persone: lo amplifica. Ed è proprio questa l’idea di innovazione in cui crediamo».